Cultura e spettacoli - 30 settembre 2026, 21:14

Milano sullo schermo, Torino sul set: Rider, una storia d'amore in rima arriva al cinema

Firmato da Roan Johnson e il torinese Dade: "Lo chiameranno musical, ma non ha nessuno di quei cliché"


“Con Rider abbiamo provato a creare qualcosa di inedito per lo scenario italiano” così i registi Roan Johnson e il torinese Davide Pavanello, in arte Dade, sul loro primo lungometraggio presentato a Venezia 83.

Il film arriverà nelle sale italiane a partire dall’8 ottobre ma intanto è stato presentato ieri sera all’Ideal Cityplex.

Il film nasce dall'incontro fra due mondi creativi: quello del cinema e quello della musica contemporanea. Il risultato della collaborazione tra il regista e lo sceneggiatore Roan Johnson e Dade, storico bassista dei Linea 77, è una favola moderna raccontata attraverso 12 canzoni.

“Lo chiameranno musical, ma non ha nessuno dei cliché del musical - spiega Dade -. Non ci sono coreografie, il dialogo in rima diventa musica, c’è la voce narrante, la realtà non diventa mai un sogno. Ci sono tanti livelli di musica, ma non c’è una colonna sonora, solo 12 tracce”.

Il titolo rider corrisponde al lavoro del protagonista. “Non volevamo fare un film sulla condizione di questi lavoratori, ma ci è piaciuto molto il doppio significato di questa parole, rider infatti vuol dire anche cavaliere e il protagonista è di fatto un cavaliere. Il focus è sempre la storia d’amore, c’è il lato positivo e quello negativo del fare il rider”.

Un film indubbiamente coraggioso per quanto riguarda la scelta stilistica. I dialoghi sono infatti in rima, tanto che sembrano sempre una prosecuzione delle canzoni. “Ho detto proviamoci. Volevamo musicalità nei dialoghi. I produttori ci hanno lasciato liberi di fare. È stata una follia che non so come abbiamo fatto a finire in 21 giorni”.

Ambientato a Milano, è stato praticamente per intero girato a Torino. “Torino per me è casa - spiega Dade - avevo voglia di girare un film qui. Dovevamo evitare posti tipici di Torino, ma abbiamo cercato posti simili tra le due città”.

“Questo per me è il momento del cinema, mi sento pronto a continuare con tutta quell’incoscienza che mi appartiene. Il cinema però ti obbliga a delegare e a fare i conti con una quantità di personalità gigantesche. Nel mio futuro vorrei fare una cosa da solo come regista, ma devo conoscere le persone che mi aiutino a fare questa cosa. Il mio inverno sarà questo. Ho delle idee, però sono idee per cui ho bisogno di aiuto”.

“Dal punto di vista attoriale, è stata una grande sfida. Fa emergere quanto sei disposto a diventare bravo. L’improvvisazione a volte è un po’ una stampella ma qui non si poteva usare” commenta la cantautrice Kaze, protagonista insieme a Lorenzo Aloi.

“Con una struttura del genere c’erano davvero dei paletti - aggiunge Aloi -. Può essere un aiuto o un grande problema. Però visto che c’era una bella scrittura, arrivare alla rima non è stato così difficile. Mi sono abituato abbastanza in fretta a questa struttura che ti toglie libertà, ma è comunque un sostegno. All’inizio lo noti che c’è questa differenza, ma poi te lo dimentichi”.