I cinque subacquei italiani che hanno perso la vita alle Maldive lo scorso 14 maggio sono morti per la totale mancanza di ossigeno nelle bombole. Sono queste le conclusioni consegnate dai consulenti della Procura di Busto Arsizio dopo le autopsie eseguite all'ospedale di Gallarate. Nella drammatica immersione persero la vita la professoressa Monica Montefalcone, la figlia Giorgia Sommacal, il neolaureato Federico Gualtieri, il capobarca Gianluca Bendetti e la ricercatrice Muriel Oddenino, originaria di Poirino.
Le cause del decesso
Oltre al medico legale Luca Tajana e alla tossicologa Cristiana Stramesi, ha partecipato alla consulenza anche Luciano Ditri, specialista in medicina sportiva e subacquea. Per tutti i componenti del gruppo la causa della morte è stata l'anossia. I sub si sarebbero trovati nell'impossibilità di respirare mentre si trovavano a circa 60 metri di profondità, ben oltre il tempo consentito dall'autonomia delle bombole.
L'ipotesi della perdita di orientamento
Sui motivi che li hanno portati a perdere minuti preziosi in profondità si possono al momento formulare soltanto ipotesi. Dagli esami tossicologici non sono emerse anomalie, un elemento che fa prendere quota all'ipotesi che il gruppo possa aver perso l'orientamento. Le autopsie non hanno inoltre evidenziato lesioni tali da far pensare a un attacco di squali, presenti in quelle acque, né a un incidente traumatico che abbia richiesto l'intervento degli altri sub. Per chiarire definitivamente le cause e la dinamica sarà necessario incrociare i risultati medici con le analisi dell'attrezzatura recuperata: telecamere, bombole, computer subacquei e strumenti da polso.
Le indagini passano a Roma
La palla passa ora alla Procura di Roma, titolare del fascicolo aperto per omicidio colposo, che dovrà decidere i prossimi passi. La Procura lombarda si era infatti attivata esclusivamente su delega, poiché gli accertamenti autoptici dovevano essere eseguiti nell'ospedale attrezzato più vicino allo scalo di arrivo delle salme.