Madri sole con figli, anziane e vittime di violenza domestica: a Torino, così come nel resto d'Italia, l'emergenza abitativa colpisce in modo particolarmente grave le donne. Perché in media guadagnano meno degli uomini e hanno lavori più precari, rendendo più difficile pagare affitti alti o comprare una casa.
L'indagine
A confermare lo scenario è la ricerca "Abitare per le donne", commissionata dalla Città a Fondazione Torino Città per le Donne, realizzata da Anna Prat (Fondazione Torino Città per le Donne) e Laura Bosaia (Università degli studi di Torino).
Complessivamente nell'indagine sono state coinvolte 15 associazioni, cooperative e realtà del Terzo Settore che si occupano di emergenza abitativa, a cui si sono aggiunti due workshop di confronto con una ventina di partecipanti ciascuno.
2.200 posti letto per emergenza abitativa
Nel capoluogo sono presenti completamente 2.200 posti letto destinati ad accogliere temporaneamente, massimo per un anno e mezzo/due, le persone che si ritrovano senza una casa a causa di problemi economici o sociali. A questo si sommano circa mille posti letto nei dormitori per accogliere i senzatetto.
"Invisibilità femminile"
Dalla ricerca emerge con forza un problema di "invisibilità femminile" nelle statistiche ufficiali (gender data gap), poiché i rilevamenti si basano spesso sul nucleo familiare. Le donne poi, per non dormire nelle strutture o sotto i portici, preferiscono essere ospitate di volta in volta in case di persone famigliari o conoscenti.
Una situazione che le espone al rischio di violenze o di prostituzione, per evitare di finire in strada o per paura di perdere i figli. Emerge anche un nesso inscindibile tra precarietà abitativa e violenza di genere: l'assenza di un alloggio sicuro costituisce il principale ostacolo per sottrarsi agli abusi.
La debolezza e precarietà economica non consente loro di accedere al mercato degli affitti. Questo peso economico è evidente soprattutto per le madri single, le donne anziane sole con pensioni minime, le donne giovani in uscita da situazioni di accoglienza per minori e di forte disagio. In questi casi le spese di gestione della casa superano ampiamente la soglia di sostenibilità del 30-40% del reddito.
Le soluzioni
Per rispondere a queste sfide sono state individuate diverse linee d'azione. Tra le soluzioni abitative figurano l'estensione del social housing, i modelli di co-housing dedicati e le accoglienze temporanee, affiancati da strumenti di sostegno economico quali fondi di garanzia, fideiussioni pubbliche, canoni tutelati e microcredito fiduciario.
Sul fronte dei servizi, risulta prioritaria l'integrazione tra Comune, ASL e Centri per l'Impiego, insieme all'introduzione di figure di prossimità come i mentor di pari livello e l'attivazione di portinerie sociali.
I commenti
"Le categorie - ha osservato Antonella Parigi, presidente di Torino Città per le Donne - con cui noi oggi affrontiamo i problemi, sono state costruite su politiche pubbliche che oggi vanno riviste alla luce della nuova composizione della nostra società e delle diversità. Oggi le fragilità molto più estese e coinvolgono non solo più i poveri, ma anche la classe media. Ci vogliono strumenti nuovi: in questo quadro è importante il ruolo del Terzo Settore, in una prospettiva di alleanza".
"Il compito - ha detto l'assessore alle Politiche Sociali Jacopo Rosatelli - che ci siamo dati è rendere sempre più efficaci le politiche per il diritto all'abitare. L'auspicio é che a livello nazionale ed europeo ci sia una lettura di genere del fenomeno".