I colpi della crisi non risparmiano il mondo delle cooperative torinesi. Lo dicono i numeri della Camera di Commercio cittadina che, a giugno 2026, segna un calo dell’1,6% rispetto al 2025. Una difficoltà che conferma però quelle del recente passato: erano 1452 nel 2017, con un calo del 37%. Ma tutto questo non basta a tarpare le ali all’ottimismo del settore: sei aziende su dieci, infatti, guardano al futuro con speranza (sono il 60,4%). Il 63,8% parla di consolidamento, mentre il 6,9% di espansione.
Al calo numerico, però, corrisponde anche un irrobustimento generale: se calano le micro e piccole, che restano comunque l’87,5% del totale, le medie e grandi passano dal 10,5 al 12,5%.
L’occupazione tiene
Quasi una Coop su due (49,8%) dichiara stabilità di fatturato nel 2025, mentre il 30,9% parla di aumento e anche dal punto di vista occupazionale la maggioranza (60,9%) non dichiara contraccolpi. La situazione tende a flettere nei primi sei mesi dell’anno, con il 61,4% che parla di stabilità e solo il 15% che vede aumenti. Sempre la prima metà dell’anno in corso mostra una stabilità occupazionale per il 72%.
Il 22,3% ha fatto assunzioni negli ultimi 18 mesi dall’anno (erano il 20,1%), ma aumentano anche quelle che non hanno integrato l’organico (34,2% contro 28,4%). Per il futuro, intendono assumere il 35,8% delle Coop torinesi.
Donne e giovani
Resta forte la presenza femminile in un settore che conta quasi 40mila addetti (39.595) e un valore della produzione da 2,4 miliardi. Le aziende a guida “rosa” sono il 29,1% con una ripresa anche di quelle che hanno i giovani al comando (2,7%). In generale, l’85,2% delle coop torinesi ha almeno una donna in organico, mentre il 70,9% ha almeno un under30.
Servizi alle persone e ristorazione
Tra i settori crescono i servizi alle persone (+1,5%), ma anche agricoltura (+1,4%) e ristorazione (+3,4%). In sofferenza i servizi alle imprese (-2,5%). Sono i settori in crescita a contribuire anche all’aumento occupazionale: addirittura +47,2% per alloggio e ristorazione.
Paura delle bollette
Tra i timori per il futuro ci sono i costi energetici e quelli delle materie prime: lo dicono rispettivamente il 49 e il 42%, mentre il 34% teme i costi della logistica. Tra i rimedi, la diversificazione dei prodotti, ma anche la riduzione degli investimenti previsti.
“Cali, ma anche aggregazioni”
“In dieci anni abbiamo cercato di fotografare sempre meglio il nostro settore - dice Dimitri Buzio, presidente di Legacoop Piemonte - In questo periodo è cambiato il mondo, ma si è verificato anche un fenomeno di aggregazione e managerializzazione del nostro mondo. In un dato che segna un calo, poi, la presenza di giovani fa ben sperare, anche in un meccanismo di riorganizzazione che si sta verificando”.
“Tornare a essere sexy per i giovani”
“C’è però un tema di promozione di nuova impresa cooperativa - non si nasconde Buzio - ma credo valga un po’ per tutti i settori. Vogliamo promuovere il senso sociale e collettivo del nostro modello, anche andando nelle scuole e nelle università e questo comincia a dare i suoi frutti. Non era scontato, visto che il Piemonte è tra i territori più anziani d’Italia. Dobbiamo tornare a essere sexy per le nuove generazioni”.
“Economia sociale complementare e non antagonista”
“La cooperazione continua a dimostrare una straordinaria capacità di generale lavoro, valore economico e coesione sociale - dice Irene Bongiovanni, presidente di Confooperative Piemonte Nord - Ma bisogna dubitare delle cose facili: fare cooperazione di questi tempi è cosa complicata. Ma continua ad avere molto senso. L’economia sociale è un tema che si dibatte a livello nazionale con un ruolo da protagonista. Vogliamo essere complementari e non antagonisti rispetto ad altri modelli economici”.
“Proprio i giovani - aggiunge in conclusione - trovano risposta nel modello cooperativo mutualistico e redistributivo. Che non vuol dire decrescita felice o essere poveri”.