Economia e lavoro - 08 ottobre 2026, 11:00

Torino non teme Hormuz e le crisi internazionali: risale l'industria, ancora meglio il terziario. "Temiamo energia e carburanti"

Le attese per la fine dell'anno sono positive per occupazione, produzione e ordini. Gay (Unione Industriali): "Ma il quadro è in chiaroscuro, servono politiche industriali di lungo periodo". Amalberto: "Attenzione a redditività e costi di produzione"

Numeri positivi per l'industria torinese, nonostante le crisi internazionali

Torino più forte delle crisi internazionali. Lo dicono i dati dell'ultima indagine congiunturale che guarda all'ultimo trimestre dell'anno, diffusa da Unione Industriali di Torino e Confindustria Piemonte. In particolare, per quanto riguarda il capoluogo, per il quarto trimestre le attese delle imprese torinesi restano positive, con saldi in crescita per occupazione, produzione e ordini, nonostante un contesto internazionale ancora dominato dalla crisi nello Stretto di Hormuz, da prezzi energetici tornati sui massimi dal 2022 oltre che da una crescita europea che perde slancio.  A fare da locomotiva è soprattutto il terziario, che raddoppia le attese su produzione e ordini, mentre l’industria migliora in misura più contenuta.

"Situazione in chiaroscuro"

Resta però fortissima la preoccupazione per i costi: oltre tre imprese su quattro si attendono aumenti significativi dei prezzi dell’energia. “I dati confermano una forte tendenza nella crescita di investimenti, produzione e occupazione. In uno scenario normale basterebbero questi tre dati per dire che tutto va bene, nello scenario attuale però tutto questo non basta più. La redditività resta fortemente compressa dai costi dell’energia e dei carburanti, che condizionano gli altri fondamentali della nostra indagine. In questo scenario l’export pur essendo importante ed in crescita, non basta più. È quindi un quadro in chiaroscuro quello che leggiamo, dove risulta sempre più urgente risolvere i problemi che segnaliamo da anni con politiche industriali di lungo periodo per aumentare la dimensione delle imprese, per sostenere investimenti e credito, migliorando alcuni processi autorizzativi come quelli sulle energie rinnovabili, prima e più immediata ricetta contro il caro energia e carburanti” dichiara Marco Gay, presidente Unione Industriali Torino.  

Tutti i segni "più"

Analizzando i dati nel dettaglio, tutti gli indicatori che rappresentano il saldo tra ottimisti e pessimisti registrano un miglioramento rispetto alla rilevazione precedente: occupazione (+13%, in aumento di 2,8 punti), produzione (+12,4%, +6,6 punti) e ordini (+10,3%, +5,5 punti). Restano ancora in territorio negativo le esportazioni (-1,2%) e la redditività (-1,3%). Il miglioramento delle attese complessive è trainato in larga parte dal terziario, che registra saldi superiori al 20% per produzione (+21,2%) e ordini (+20,6%) e quasi al 20% per l’occupazione (+19,4%). Più cauta l’industria, dove produzione (+5,6%) e ordini (+2,3%) crescono, ma su livelli molto più bassi, la redditività resta negativa (-6,6%) e le attese sull’export tornano in pareggio (0%) dopo un lungo periodo in terreno negativo. Si allunga l’orizzonte del portafoglio ordini: sale al 28,3% la quota di imprese con un carnet superiore ai sei mesi (+3,5 punti). Sostanzialmente stabile il ricorso alla cassa integrazione, che interessa l’8,2% delle imprese; nell’industria si registra però un aumento di quasi un punto, al 12,6%. Il tasso di utilizzo di impianti e risorse si attesta al 77,5%, in lieve crescita e in linea con i valori medi di lungo periodo.

Prudenza per i costi

Cresce la propensione a investire, che riguarda il 74,6% delle imprese torinesi (+3 punti). L’aumento è però legato soprattutto agli investimenti di sostituzione (51,1%, +3,5 punti), mentre quelli in nuovi impianti e ampliamenti restano sostanzialmente stabili (23,5%): le imprese continuano ad ammodernare la capacità esistente, anche grazie agli incentivi dell’iper-ammortamento, ma rimandano i progetti di espansione e innovazione di prodotto. Torna a crescere in modo marcato la preoccupazione per i costi. Il 77% delle imprese prevede aumenti significativi dei prezzi dell’energia, oltre 15 punti in più rispetto al trimestre precedente, con una quota che sale al 78,6% nell’industria. In aumento anche le attese di rincari per materie prime (65%, +6,2 punti) e logistica e trasporti (68,6%, +5,2 punti). Anche in questa rilevazione le aziende manifatturiere torinesi esprimono attese al di sopra della media regionale per produzione (+5,6% contro +2,3%) e redditività (-6,6% contro -10,7%).

Transizione Sostenibile: attenti all'innovazione

Interrogate sui temi della transizione sostenibile, anche dal punto di vista degli effetti sulla competitività del loro settore, le imprese avvertono soprattutto la pressione di fattori esterni, primo fra tutti l'instabilità geopolitica, che grava in particolare sulla manifattura e sulle aziende più presenti sui mercati esteri. È però un rischio che le imprese faticano a governare. La risposta su cui puntano con decisione, anche guardando al futuro, è l'innovazione, considerata la leva più efficace per restare competitivi. Nei prossimi anni crescerà l'attenzione alla dimensione aziendale e allo sviluppo di prodotti e servizi per la green economy, segno che la sostenibilità viene sempre più vissuta come un'opportunità di mercato. I temi ambientali in senso stretto, come la decarbonizzazione e l'economia circolare, restano invece ancora ai margini delle priorità, soprattutto per le imprese più piccole. 

Il resto del Piemonte

Ottimiste, ma meno impetuose, le attese a livello piemontese: in miglioramento per occupazione (saldo ottimisti/pessimisti al +10,7%, +4,4 punti), produzione (+6,7%, +4,4 punti) e ordini totali (+5,5%, +3,9 punti). Restano negativi, ma in recupero, i saldi di export (-1,5%) e redditività (-6,1%). Come a Torino, il traino arriva dai servizi (produzione +16,0%, ordini +15,7%), mentre l’industria torna in terreno positivo sulla produzione (+2,3%, dopo il -1,5% del terzo trimestre) ma continua a soffrire sul fronte dei margini (-10,7%). Sale lievemente la propensione a investire, che interessa il 74,8% delle rispondenti (+1,2 punti), con investimenti in nuovi impianti stabili al 25,1%. Il tasso di utilizzo di impianti e risorse resta stabile al 77,6%, mentre scende leggermente il ricorso alla CIG, attivata dal 7,5% dei partecipanti all’indagine (-0,5 punti) e dal 10,0% delle imprese manifatturiere. Particolarmente accentuato a livello regionale l’allarme costi: il 77,3% delle imprese prevede rincari energetici significativi (quasi 20 punti in più rispetto al trimestre precedente), quota che nell’industria sale al 79,6%, mentre le attese di aumento per logistica e trasporti crescono di oltre 10 punti, al 74,7%.

“L’analisi dei dati di questa indagine congiunturale deve essere positiva nella contingenza ma non possiamo negare come i dati tendenziali contengano vari elementi di allarme, a cominciare dal costo dell’energia e dei carburanti. Noi imprenditori stiamo conservando produzione e occupazione in uno scenario che però non fornisce alcuna garanzia. Perché se da un lato le forniture di materie prime sono più stabili, dall’altro il costo per riceverle è salito e si riverbera su margini e costi di produzione. Nella manovra di bilancio sarà prioritario quindi garantire piena agibilità e stabilità alle soluzioni che verranno introdotte sui prezzi di energia e carburanti, così da non fermare gli investimenti e il credito delle imprese, garantendo la competitività e lo sviluppo della nostra industria” dichiara Andrea Amalberto, presidente di Confindustria Piemonte.

Nelle risposte delle imprese all’indagine, si conferma lo scostamento tra le attese delle aziende di grandi dimensioni (con oltre 50 dipendenti) che esprimono attese sulla produzione più favorevoli (saldo +9,1%), rispetto a quelle più piccole, che si rivelano più caute (saldo pari a +5,6%). Passando all’analisi settoriale, il manifatturiero, che rappresenta circa due terzi del campione delle imprese che hanno risposto all’indagine, torna in territorio positivo (saldo sulla produzione +2,3%, dal -1,5% dello scorso trimestre). Va tuttavia notato che il recupero è trainato da pochi comparti, mentre i settori a più alta intensità energetica continuano a scontare gli effetti dei rincari legati alla crisi in Medio Oriente.

La metalmeccanica, il principale aggregato dell’industria regionale, torna a un saldo positivo per la prima volta dopo 12 trimestri. Al suo interno il quadro è eterogeneo: positive le attese dell’industria elettrica (+20,8%, con un balzo di oltre 17 punti), che beneficia degli investimenti in elettrificazione e reti; migliorano i macchinari e apparecchi (+8,8%, +6 punti), su cui incidono presumibilmente gli incentivi all’investimento. Rimangono in territorio negativo automotive (-3,0%), metallurgia (-11,9%) e i prodotti in metallo (-4,3%), comparti particolarmente esposti al costo dell’energia. Tra gli altri comparti manifatturieri spiccano le performance dell’alimentare, che segna il saldo più elevato (+21,7%, dal +5,6% dello scorso trimestre), sostenuto anche dalla consueta stagionalità di fine anno e del cartario-grafico (+16,7%, dal +3,8%). Attese positive per gomma-plastica (+2,2%) e edilizia e impiantisti (+4,6%), mentre segnali di ripresa arrivano dal tessile-abbigliamento, che torna positivo (+4,9%, dal -9,4%). Il caro-energia pesa sulla chimica, che scende in territorio negativo (-8,1%, dal pareggio del terzo trimestre), così come le manifatturiere varie (-5,1%). 

Nel terziario il miglioramento è diffuso. L’ICT registra il saldo più alto (+19,4%, in crescita di 6,3 punti), seguito dai servizi alle imprese (+16,3% in aumento di 3,5 punti) e dagli altri servizi (+17,8% +6,1 punti rispetto allo scorso trimestre), dalle utility (+15,8%, dal +11,1% della scorsa rilevazione).  Il recupero più marcato riguarda commercio e turismo, che passa dal +1,6% al +10,8%, sostenuto dalla stagione delle festività, anche se l’inflazione in risalita e il rialzo dei tassi potrebbero frenare i consumi delle famiglie nei prossimi mesi. Bene anche i trasporti, che si confermano positivi (+12,5%) nonostante il rialzo dei costi di carburante e logistica.