Economia e lavoro - 12 ottobre 2026, 12:55

Data Center, l'accusa della Cgil Piemonte: "Solo annunci dalla Regione"

La richiesta del sindacato: "Subito il testo di legge e un tavolo di confronto"

Foto generica d'archivio

Di fronte al ritardo della Regione Piemonte nel definire la legge sugli insediamenti dei Data Center, all’opacità sui numeri effettivi dei progetti la CGIL Piemonte esprime forte preoccupazione e chiede un radicale cambio di passo.

«Sulle modalità adottate dalla Giunta regionale assistiamo a una gestione inaccettabile: è da luglio che la Regione parla di questa legge, ma abbiamo sentito solo annunci. L'iniziativa lanciata dall’assessore Marnati al Forum sull'energia assomiglia sicuramente di più a un quiz che ad una consultazione istituzionale. Per l'ennesima volta, la regione preferisce privilegiare la propaganda mediatica al reale confronto sui temi complessi che riguardano il nostro territorio. Ad oggi infatti, non esiste ancora nulla di ufficiale su cui potersi confrontare: chiediamo con urgenza un testo di legge, perché solo da lì emergerà chiaramente qual è la reale visione della Regione Piemonte su questo tema», dichiara Stefania Pugliese, Segretaria della CGIL Piemonte.

All'assenza di percorso legislativo si aggiunge la mancanza di un luogo in cui poter fare sintesi sui tanti progetti presentati e sulle loro criticità: «Registriamo una totale mancanza di trasparenza: non ci sono dati chiari sui reali consumi energetici e idrici che questi impianti imporranno al nostro territorio. Non possiamo accettare una regolamentazione sbilanciata sulle sole esigenze dell'industria, che punta a ridurre gli oneri di compensazione e a trattare il recupero del calore solo come un profitto commerciale», prosegue Pugliese.

In ambito lavorativo, inoltre, porre la massima attenzione alle reali ricadute sul versante occupazionale a partire da coloro che opereranno nei cantieri per la realizzazione dei Data Center: pretendiamo il rispetto rigoroso delle norme sulla salute e sicurezza, il contrasto ai subappalti a cascata, la verifica dell'applicazione dei Contratti Collettivi Nazionali (CCNL) dell'edilizia maggiormente rappresentativi e una formazione adeguata per tutte le maestranze. Chiediamo clausole sociali e di territorialità vincolanti per tutelare l'indotto locale, evitare il dumping contrattuale, garantire occupazione stabile ed evitare la diffusione del lavoro povero e precarizzato.

In ambito energetico, invece, chiediamo trasparenza e chiarezza sui dati di consumo idrico ed elettrico dei progetti ad oggi depositati, con priorità assoluta al riuso delle aree industriali dismesse per fermare il consumo di suolo.

Un altro tema riguarda il calore di scarto che deve tornare gratuitamente al territorio: è necessario guardare ai modelli del Nord Europa ragionando su modalità che, invece di subordinare la cessione del calore alle dinamiche di mercato del settore privato, impongano l'immissione gratuita del calore di scarto nelle reti di teleriscaldamento locali a beneficio di famiglie ed edifici pubblici.

Infine, anche sul tema delle compensazioni chiediamo che la Regione sia chiara: queste devono essere certe e destinate all'efficientamento energetico pubblico, al sostegno alle comunità energetiche e ai servizi per la cittadinanza.

«Il Piemonte non può diventare terra di conquista per speculazioni tecnologiche che lasciano al territorio solo l'impatto ambientale e i costi energetici. Il tema dell'espansione dei data center va affrontato con responsabilità e serietà. Siamo ancora in tempo per avviare un percorso costruttivo che tenga insieme le tante esigenze del nostro territorio. La Giunta regionale esca dal ritardo accumulato, abbandoni gli slogan, promuova un testo di legge e apra subito un tavolo di confronto con le organizzazioni sindacali. Oggi più che mai la contrattazione d'anticipo può fare la differenza», conclude Pugliese.

comunicato stampa