Non poteva che andare così. In un periodo storico in cui l'auto soffre, nell'incertezza della strada da imboccare, la componentistica non può che essere uno specchio fedele di questa difficoltà. Sia per quanto riguarda la situazione italiana (Stellantis in chiaroscuro), sia per la frenata imprevedibile e impattante della Germania, da sempre uno dei migliori clienti delle aziende della filiera italiana e piemontese.
Numeri in calo
Lo dicono le ultime rilevazioni della Camera di Commercio di Torino con il suo Osservatorio. Su 2110 aziende in Italia, oltre un terzo (734) si trovano nel territorio piemontese. E i cali a livello regionale sono peggiori di quelli nazionali: il fatturato cala del 4,6% (18,8 miliardi contro i 53,5 nazionali, in calo del 3%). Giù anche gli addetti: i 60.500 piemontesi sono il 3,5% in meno dell'anno precedente mentre in tutta Italia il calo è stato del 2,3%.
"Le pressioni geopolitiche destabilizzano i mercati - dice il presidente della camera di Commercio, Massimiliano Cipolletta -, ma anche il tema energetico preoccupa e incide. In questo scenario c'è poi l'elemento importante legato ad aziende che cercano di studiare e innovare, soprattutto per quanto riguarda l'intelligenza artificiale".
"Il 2026 sarà anche peggio"
"La situazione per il settore è difficile, c'è fortissima preoccupazione per il futuro e il 2026 sarà anche peggio del 2025", dice il direttore generale di Anfia, Gianmarco Giorda. "In Europa si sono persi 3 milioni di veicoli venduti e quasi 3,5 di veicoli prodotti. In tutto questo si sono inseriti i produttori cinesi che raggiungono il 10% delle quote di mercato. I dazi sulle auto elettriche hanno funzionato parzialmente perché dalla Cina arrivano soprattutto ibride e plug in. In Europa c'è una bulimia regolamentare che non facilita le cose, ma è positivo il fatto che al 2035 non ci sarà un bando totale dei motori termici. Inoltre nel nuovo accordo è positivo considerare a zero emissioni i veicoli che dal 2030 al 2035 saranno alimentati a carburanti rinnovabili". Su Made in e local content, "la proposta è interessante: i costruttori dovranno assemblare in Europa e comprare in Europa il 75% della componentistica. A patto che sia Euro a 27 oltre al Regno Unito, evitando Paesi come Turchia o Marocco dove i costi sono più bassi".
Scossa elettrica
Oltre alle difficoltà di mercato, anche la transizione elettrica incide sugli scenari futuri delle aziende della componentistica: il 34% delle aziende teme infatti in esposizione negativa molto alta (14%) o medio bassa (20%). A fronte poi di un 49% che si definisce neutrale, c'è poi un 17% che afferma di beneficiare di queste nuove prospettive.
Mercati esteri e il rebus Stellantis
Altri segnali di difficoltà arrivano dall'internazionalizzazione (Germania e non solo): nel 2025 l'81,2% delle imprese ha venduto all'estero, meno però dell'84% dell'anno prima. La diversificazione però si fa anche per settori (sei aziende su dieci operano anche fuori dall'automotive) mentre si riduce la dipendenza da Stellantis, scesa al 56% (mentre cresce quella da Iveco, fino al 45,4% in tre anni).
Si investe meno (ma non nella AI)
Le incertezze bloccano anche gli investimenti, che scendono dal 64 al 61,8% del totale delle aziende. Colpa della domanda instabile e dai costi dell'innovazione.
Situazione diversa per l'intelligenza artificiale, dove le aziende che la usano sono quasi uno su due (49,6%), mentre erano il 40,1. Inoltre le adozioni sperimentali sono salite dal 13,9 al 22,1% dei casi.