Economia e lavoro - 21 ottobre 2026, 13:35

L'occupazione regge, ma i giovani assunti sono sempre meno. E i salari restano al palo (specie per le donne)

Presentato il Rendiconto regionale Inps coi dati del 2025 per il Piemonte. Torino è terra di "stagnazione". A confermarlo sono i dati sull'export: l'Italia è cresciuta di più della sua prima storica capitale

Foto di Annie Spratt - tramite unsplash

Un campanello d'allarme sui salari e sulle differenze di genere. Con lo spettro della denatalità che incombe. Sono questi i punti principali emersi dal Rendiconto INPS per il Piemonte, presentato questa mattina al Centro Congressi dell'Unione Industriale.

La situazione generale emersa dai dati riferiti al 2025 è chiaroscura, con alcuni valori che tengono e migliorano - come l'occupazione e il calo degli inattivi -, e altri che parlano di difficoltà per giovani e donne e di settori come commercio e artigianato.

Saldo assunzioni positivo, ma si riduce il tempo indeterminato

Nella regione Piemonte, nel 2025 il saldo netto occupazionale è stato infatti positivo, dovuto ad un numero maggiore di assunzioni di rapporti di lavoro rispetto alle cessazioni. Si riducono però le assunzioni a tempo indeterminato e aumentano quelle a termine e part-time, pari al 23,1% del totale regionale: due dei motivi che rendono gli stipendi stagnanti. Come ricordato dal Direttore Regionale INPS Piemonte Vincenzo Ciriaco, l'Italia è l'unico dei paesi OCSE che ha visto un calo delle retribuzioni reali dal 1990 al 2024 (-1,6%).

Sale il tasso di disoccupazione

Il tasso di occupazione rispetto al 2024 è leggermente calato di 0,1% rispetto al 2024 e il tasso di disoccupazione è passato da 5,4% a 6%, mentre era al 6,5% nel 2022. Diminuisce il tasso di inattività. Torino fa ancora più fatica a livello di occupazione: dal 2024 il tasso è aumentato dal 6,3% all' 8,0%.

Peggiora il dato sulle assunzioni giovanili

Preoccupano però i numeri delle assunzioni dei giovani, non al livello delle altre regioni del nord Italia: il 9,3% dei cittadini piemontesi fra i 15 e i 29 anni sono non occupati e non in istruzione.

Guardando al lavoro, resta stabile il numero degli addetti dell'industria (pari al 21,6% del totale), mentre calano nel settore commercio e i commercianti e gli artigiani (passati da 136 mila nel 2022 a 113 mila nel 2025). In forte crescita i lavoratori nel settore immobiliare, da 31 mila a 45 mila tra il 2022 e il 2025.

La forbice retributiva

Sono però da sottolineare le differenze di genere nei salari e nelle pensioni. Nel settore privato la differenza retributiva è del 26,6% (a livello nazionale è 25,7%), con i valori più alti nei settori del commercio, nelle attività finanziarie e assicurative, immobiliari, scientifiche e tecniche, e con il picco del 34,8% per le attività artistiche, sportive, di intrattenimento e divertimento. Nel settore pubblico la differenza è invece del 20,3%, col picco nel settore sanitario per una differenza di retribuzione del 25%.

Calano ispettori e ispezioni

Nonostante le entrate e le riscossioni INPS sono in aumento, sono in calo i dipendenti. Il numero di ispezioni è diminuito da 789 a 506 dal 2022 al 2025 e il numero ispettori regionali da 47 a 35. L'evasione accertata stabile, pari quasi a 1 milione di euro per ispettore, mostrando quindi un miglioramento dei singoli ispettori per il miglioramento degli strumenti a disposizione. In calo anche il personale INPS regionale, passato da 1400 a 1200 in 5 anni. Il direttore Ciriaco ha però ricordato che sono in chiusura diversi concorsi, che aumentaranno il numero di lavoratori e ispettori.

Si è poi riscontrato un aumento dei beneficiari di ammortizzatori sociali per cessazione di rapporto di lavoro, dovuto soprattutto ad un aumento delle domande accolte di NASpI. L'Istituto ha erogato il beneficio entro 30 gg per circa il 92,8 % delle domande accolte.

Sono intervenuti il direttore generale dell'Unione Industriale Torino Angelo Cappetti - che ha sottolineato il ruolo sociale dell'Inps - il sottosegretario alla presidenza della Regione Piemonte Claudia Porchietto e la vicesindaca di Torino Michela Favaro.

"Nei momenti di crisi - ha commentato Favaro - serve unità tra le istituzioni, e sappiamo che il territorio sta affrontando sfide demografiche, lavorative e delle nostre aziende. Inps accompagna i cittadini in tutte le fasi della vita ed è un partner fondamentale di questa rete".

"Bisogna lavorare sulle differenze di genere e sul fatto che un contratto stabile che non è più sinonimo di sicurezza economica - ha proseguito Porchietto -. Sono tutti temi che i dati Inps ci permettono di analizzare e affrontare. Siamo una regione in grande evoluzione e che nei prossimi anni dovrà delineare quello che sarà nei prossimi 50. La sfida è avere giovani che qui potranno restare e avere una famiglia: lavoriamo su questo tutti insieme, anche se non abbiamo tanto tempo perché altre regioni in Europa si sono già mosse in questa direzione".

Torino terra di "stagnazione"

Il direttore del comitato provinciale Inps Torino Franco Trinchero ha poi fatto un focus sul capoluogo, sottolineando una parola chiave: stagnazione. "Il valore aggiunto a Torino è rimasto stabile intorno a 78 miliardi dal 2005 a oggi - ha spiegato - mentre in altre città come Milano, Bologna, Brescia è oltre 110. In Italia solo a Napoli e Genova c'è stato un regresso".

La crisi è da cercare nei dati di export: nel 1998 l'area torinese esportava 21,3 miliardi - pari al 6,63% nazionale, mentre nel 2023 quasi 25 miliardi che però hanno rappresentato solo il 4% sul nazionale, sintomo di un'Italia che è cresciuta molto più che Torino.

A preoccupare, a Torino come in Piemonte e nel resto d'Italia, è la crisi demografica. Il saldo naturale è pesantemente negativo, compensato in parte dall'immigrazione, che però non basta. Nel tempo la sostenibilità economica sarà in grave difficoltà, con pochi contributi e tante pensioni e prestazioni da pagare.