Le recenti ondate di maltempo sono i primi campanelli d'allarme di un fenomeno che negli ultimi anni ha colpito con crescente frequenza il Piemonte. Allagamenti, fiumi in piena e frane non sono emergenze da affrontare soltanto quando si verificano: sono segnali che richiamano la necessità di una gestione attenta e continuativa del territorio, a maggior ragione quando precipitazioni intense si inseriscono in un contesto di costante siccità.
Le allerte arancioni per i bacini di Belbo, Bormida e Scrivia, quella gialla nel Biellese e nel Verbano, l'innalzamento dei livelli dei fiumi e le criticità registrate nell'Alessandrino confermano quanto sia importante mantenere alta l'attenzione. Il monitoraggio e il coordinamento della Protezione civile sono fondamentali durante l'emergenza, ma la sicurezza dei territori si costruisce prima che scatti un allarme.
"Prevenire significa conoscere e gestire il territorio, programmando interventi sulla base delle caratteristiche dei bacini idrografici, della fragilità dei versanti, dell'uso del suolo e della capacità delle aree di assorbire e trattenere l'acqua. Significa anche investire nella manutenzione, nella pianificazione e nella cura delle aree rurali e forestali, con un approccio che metta in relazione ambiente, attività agricole, selvicolturali e insediamenti urbani" spiega il presidente dell'Ordine interprovinciale dei dottori agronomi e dei dottori forestali del Piemonte, Giorgio Uliana.
"Non possiamo impedire che piova, ma possiamo lavorare per ridurre la vulnerabilità dei territori" sottolinea Uliana. "Per farlo - prosegue - servono programmazione, investimenti e professionalità adeguate capaci di incrociare discipline e conoscenze, superando la logica degli interventi dettati soltanto dall'emergenza. In questo percorso, i dottori agronomi e i dottori forestali sono in prima linea portando competenze per la prevenzione del dissesto, la gestione sostenibile del suolo e delle risorse idriche e la pianificazione degli interventi".