Cultura e spettacoli - 26 ottobre 2026, 14:10

Marisa Merz "imprendibile, indipendente e libera": tre mostre per celebrare i 100 anni dalla sua nascita

Fino al 4 aprile apre "La danza delle ore". La figlia Beatrice: "Sempre legata a Torino. Unica donna dell'Arte Povera? Non si è mai posta il problema"

Una mostra su tre sedi, Fondazione Merz, Gam e Castello di Rivoli, per celebrare il centenario della nascita di Marisa Merz (1926-2019). Fino al 4 aprile tre istituzioni ne ripercorrono l'opera e l'eredità attraverso un progetto condiviso, dal titolo "La danza delle ore", che intreccia prospettive curatoriali complementari e riunisce opere storiche e lavori inediti.

"Abbiamo costruito questo progetto a tre difficile da ripetere" commenta la figlia Beatrice Merz. "La sua libertà, la sua indipendenza e questo aspetto non convenzionale vorrei che fosse riconosciuto e rimasse tale anche in futuro questo suo aspetto... imprendibile". 

Il fatto di essere stata l'unica donna del gruppo dell'Arte Povera, non era mai stato un impedimento. "Non si è mai posta il problema e neanche i suoi colleghi. Faceva parte del gruppo, era anzi un bel motore di dialogo al suo interno. Questo aspetto lo leggiamo oggi, ma allora non era percepito". Al centro della mostra è una ricerca in cui arte e vita quotidiana, gesti ordinari appartengono allo stesso movimento.

Per Marisa Merz, il tempo di tutti i giorni diventa tempo della creazione e spazio di sperimentazione, la materia una possibilità sempre aperta di trasformazione. Le sue opere nascono da gesti, intuizioni e ritorni; vengono riprese, modificate e si aprono sempre a nuovi significati. 

La danza delle ore restituisce questa continua metamorfosi. "Di lei ricordo questo suo modo di non interrompere mai il lavoro, passava ore e ore su questi disegni e che poi magari riprendeva. Ho sempre vissuto in mezzo alle sue opere, per me questa è una grande opera unica". 

I tre capitoli raccontano il suo lavoro secondi tre diverse tematiche. Il Castello di Rivoli esplora la dimensione ambientale e spirituale della sua pratica, lo spazio come luogo fisico e metafisico e le risonanze della sua ricerca nel lavoro di dieci artiste contemporanee. La Fondazione Merz approfondisce il processo creativo, la scelta dei materiali e gli equilibri attraverso cui oggetti e materie rivelano potenzialità inattese. La GAM si concentra sulla casa come studio e laboratorio, luogo originario di una pratica nella quale l'esperienza quotidiana e la creazione artistica sono inseparabili.

Un legame quello con Torino, sua città natale che non si è mai spezzato. "È stata sempre legata a questa città, ha viaggiato tantissimo, ma tornava sempre a casa". 

Completa il percorso delle tre mostre un nuovo intervento di Tacita Dean, invitata a entrare nella casa-studio di Marisa Merz a Torino per realizzare un film e una serie di fotografie che ne restituiscono la luce, la memoria e la capacità ancora viva di generare immagini e pensiero. Uno sguardo contemporaneo su un luogo che custodisce la continuità profonda tra l'abitare e il fare artistico. 

Fondazione Merz

Cuore del progetto, la Fondazione Merz in cui si presenta il lato più inatteso della ricerca dell'artista attraverso una selezione di opere organizzate intorno all'idea di processo e trasformazione. Il percorso si concentra sul modo di comporre le opere e sulle relazioni che si stabiliscono tra gli elementi: un apparente disequilibrio si rivela un equilibrio preciso, capace di far emergere le possibilità nascoste di oggetti e materie. Le opere, talvolta apparentemente effimere, prendono forma attraverso variazioni sottili, accostamenti e sovrapposizioni. 

"L'arte per Marisa si percepisce con la mente e con il cuore - commenta il curatore Sébastien Delot - In questa mostra si ribadisce la sperimentazione, una grande lezione e un invito a non avere paura soprattutto al giorno d'oggi". 

"Abbiamo deciso di mantenere alcune opere della mostra su Gaza - aggiunge Beatrice Merz - La situazione va sempre peggio ci sembrava giusto lasciare accesa una lampadina. Mia madre era una persona molto attenta alla politica e a quello che accadeva nel mondo, lo avrebbe apprezzato".

Castello di Rivoli 

La mostra al Castello di Rivoli prende avvio dalla ricostruzione di E il naufragar m'è dolce in questo mare, l'installazione presentata da Marisa Merz nel 1980 alla galleria torinese Tucci Russo e, in una nuova versione, nello stesso anno alla 39. Biennale di Venezia. L'opera costituisce il fulcro di un percorso che, attraverso oltre cinquanta lavori tra dipinti, disegni, installazioni e sculture, esplora la dimensione ambientale e spirituale della sua ricerca e la possibilità dell'arte di dare forma a ciò che trascende il visibile. Il percorso include i contributi di dieci artiste contemporanee invitate per le affinità di processo o di sguardo con Marisa Merz: Leonor Antunes, Micol Assaël, Beatrice Bonino, Miriam Cahn, Tacita Dean, Thea Djordjadze, Lara Favaretto, Daiga Grantina, Armineh Negahdari e Solange Pessoa.

GAM 

Alla GAM il progetto si concentra sulla casa, luogo originario della pratica di Marisa Merz e dimensione in cui vita e arte coincidono. L'allestimento mette in dialogo opere storiche con un importante nucleo di lavori inediti e e estituisce inoltre al pubblico Living Sculpture, 1966, opera del Museo Sperimentale appartenente alla collezione GAM, dopo un attento restauro del Centro Conservazione e Restauro di Venaria.