Sipari abbassati e lavoratori in piazza. Anche Torino parteciperà alla giornata di sciopero nazionale del settore teatrale in programma domani, martedì 27 ottobre, con un presidio fissato alle 18 davanti al Teatro Carignano. Una protesta che coinvolge l'intera filiera dello spettacolo dal vivo: attori, ballerini, professori d'orchestra, tecnici di palcoscenico, macchinisti, amministrativi e tutte le professionalità che ogni giorno rendono possibile l'attività dei teatri italiani.
Lo sciopero è stato proclamato da Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil nell'ambito della vertenza per il rinnovo del contratto nazionale di settore, fermo al 2018. Una situazione che, secondo le organizzazioni sindacali, non è più sostenibile alla luce del forte aumento del costo della vita registrato negli ultimi anni.
La mobilitazione arriva dopo la rottura del tavolo di confronto con Federvivo, l'associazione datoriale che rappresenta le imprese del comparto. Per i sindacati, due anni di trattative non sono bastati a trovare un accordo su questioni considerate fondamentali: dall'aggiornamento delle retribuzioni all'unificazione dei contratti, passando per una nuova classificazione del personale e una semplificazione delle voci salariali.
Numeri alla mano, il malcontento nasce soprattutto dal divario tra inflazione e aumenti proposti. Secondo i rappresentanti dei lavoratori, il tasso di inflazione accumulato nel periodo di vacanza contrattuale ha raggiunto il 23%, mentre la proposta economica avanzata dalla parte datoriale prevede un incremento del 18% distribuito nell'arco di tre anni per i dipendenti stabili.
Tradotto sugli stipendi, spiegano i sindacati, una paga media mensile oggi pari a 1.433 euro arriverebbe a circa 1.691 euro soltanto nel 2029. Un aumento complessivo di 258 euro che, senza il riconoscimento di arretrati e dopo nove anni senza rinnovo, viene giudicato insufficiente dai lavoratori.
Ancora più critica, secondo le sigle sindacali, sarebbe la situazione del personale scritturato, categoria che comprende figure come attori, ballerini, professori d'orchestra e macchinisti. Il minimo contrattuale giornaliero medio, oggi di poco inferiore ai 59 euro lordi, arriverebbe a circa 70 euro entro il 2029, con un incremento ritenuto non adeguato rispetto all'aumento del costo della vita.
Torino sarà dunque una delle città simbolo della protesta insieme a Roma, Milano, Napoli e Genova. La mobilitazione nazionale è iniziata il 21 ottobre e proseguirà fino al 30 ottobre con iniziative diffuse in tutta Italia.
Per il mondo dello spettacolo piemontese, il presidio davanti al Carignano rappresenta anche un momento di visibilità per un settore che, dopo gli anni difficili segnati dalla pandemia e dalle successive tensioni economiche, torna a chiedere attenzione sul tema della qualità del lavoro e della sostenibilità delle professioni culturali.
La protesta non si fermerà però con lo sciopero del 27 ottobre. Il prossimo appuntamento è già fissato per il 9 novembre a Roma, dove lavoratrici e lavoratori provenienti da tutta Italia daranno vita a una manifestazione nazionale per chiedere lo sblocco della trattativa e un contratto che, a loro avviso, garantisca salari e diritti adeguati alle professionalità del teatro contemporaneo.