Dopo numerose segnalazioni su una misteriosa puzza che si sente in varie zone del paese, la relazione di Arpa dà finalmente un indirizzo ai sospetti: l’impianto di biometano A2A della frazione di Viotto. Anche se il gruppo respinge questa ipotesi, pur dicendosi disposto a collaborare.
La questione è stata affrontata ieri dal Comune in un incontro con la popolazione che si è tenuto proprio nell’oratorio della frazione maggiormente coinvolta, assieme a Pieve. Anche se gli odori arrivano anche in alcune aree dei Comuni vicini, come Piscina e Airasca, che hanno partecipato con dei rappresentanti delle Amministrazioni all’appuntamento di ieri sera.
Una storia lunga un anno
La sindaca Monica Pecchio ha ripercorso una storia che parte addirittura a fine 2025. Nel corso dei mesi, l’odore si è intensificato, soprattutto nei mesi più caldi, tornando a scemare nelle ultime settimane. Tra le ipotesti principali c’erano l’impianto della Raspini e quello di A2A. Ipotesi emerse al tavolo costituito a giugno per risolvere i problemi odorigeni, composta da Città Metropolitana, Arpa, Asl, gli organi tecnici del Comune e i rappresentanti delle Amministrazioni comunali di Scalenghe e Piscina.
La possibile svolta
“Verso metà giugno abbiamo ricevuto una prima relazione di Arpa su Raspini, che sosteneva che tutte le rilevazioni erano conformi alle autorizzazioni” puntualizza Pecchio. Un documento che ‘scagiona’ di fatto il salumificio e ha spostato la ricerca sull’impianto di biometano, che è tornato in funzione nel novembre 2025, dopo lavori di ampliamento.
E che qualcosa non funzioni lo certifica sempre Arpa, nella relazione consegnata in Comune il 16 ottobre: “Ci sono alcune difformità da quanto prevedeva l’autorizzazione e alcuni aspetti finiti sotto osservazione – elenca l’assessore all’Urbanistica Stefano Bordino –. Intanto l’azienda usa un metodo diverso per misurare le emissioni, ma soprattutto c’è il sospetto che gli odori possano generarsi o dalla gestione della pollina (gli escrementi di polli e galline, ndr) che quando viene movimentata genera un odore molto forte, o dalla presenza di idrogeno solforato”.
Nel caso della pollina, però, la movimentazione si svolgerebbe solo due volte al giorno, la mattina o il pomeriggio. Mentre l’idrogeno solforato, che è una sostanza tossica, in piccole concentrazioni ha un forte odore di uova marce: “Arpa però deve approfondire la questione, perché non ha rilevato la quantità effettiva e la possibile origine di questo elemento”.
Durante la serata diversi cittadini hanno lamentato i sintomi di forti bruciori a occhi e gola, ma anche il ripetersi di bronchiti, esprimendo preoccupazioni per le conseguenze sulla salute di questi odori. L’Asl To3, che ha lavorato per approfondire questo aspetto, al momento ha comunicato di non avere gli elementi per stabilire un’eventuale pericolosità.
Mentre vanno avanti gli approfondimenti, il Comune ha aperto un colloquio con A2A, come spiega il vicesindaco Emanuel Giraudo: “A2a ipotizza fughe di gas, che è molto leggero e si diffonde a macchia di leopardo – rivela –. Questo potrebbe spiegare proprio perché le segnalazioni arrivino a macchia di leopardo. L’azienda intanto ha cambiato il telo del primo digestore e abbiamo un dialogo diretto per individuare l’anomalia».
Nella riunione di giovedì mattina del tavolo tecnico, il Comune premerà per avere approfondimenti più precisi e poter pianificare una strategia per risolvere il problema, anche con il sostegno del legale Teodosio Pafundi, che era presente alla riunione.
“Non siamo noi”
A2A, contattata da ‘Piazza Pinerolese’ respinge le accuse, pur mostrando un atteggiamento collaborativo: “La società sta proseguendo nel monitoraggio della situazione e rinnova la propria disponibilità e collaborazione alle istituzioni locali e agli stakeholders del territorio”. Le motivazioni dell’azienda sono le seguenti: “Nell’impianto le emissioni odorigene sono contenute mediante sistemi di lavaggio e filtrazione a carboni attivi, tramite il confinamento delle matrici potenzialmente impattanti e con l’impiego delle migliori tecnologie disponibili. La percezione degli odori caratteristici dei prodotti agricoli e degli effluenti può verificarsi solo in circostanze specifiche, come il riempimento degli stoccaggi o la movimentazione interna, ed è avvertibile sono all’interno dell’infrastruttura”. Sulla base di questa ricostruzione “si ritiene che le segnalazioni ricevute non siano riconducibili a tale impianto e, in molti casi, sono risultate incompatibili con la direzione dei venti”.
Mappe odorigene in stand-by
Se non si troverà una soluzione, resta sullo sfondo la possibilità di realizzare mappe odorigene, sfruttando il naso di volontari, che dovrebbero raccogliere segnalazioni da vagliare per arrivare a certificare una situazione che obblighi l’impresa a far interventi: “La sua realizzazione è complessa” spiega il consigliere comunale Angelo Di Vincenzo, che abita a Viotto. Ma non è esclusa: “Abbiamo pensato di effettuarla eventualmente quando saliranno le temperature e gli odori sono più intensi e diffusi”, aggiunge il vicesindaco.
Il timore di un secondo impianto
Durante l’incontro, il pubblico ha comunque espresso preoccupazioni per le attività della Raspini, che generano odore e che verranno monitorate dal tavolo.
Al centro di un acceso dibattito, con il gruppo di cittadini contrari alla sua realizzazione, è finito anche un secondo impianto di biometano, che sta sorgendo poco distante. Ha una capacità di 92.000 tonnellate annue di biomasse, il doppio di quello esistente. Al momento la sua costruzione è ferma per interventi difformi al permesso edilizio, segnalate proprio dai cittadini che sottolineano come: “Se non fosse stato autorizzato, eviteremmo di parlarne e di trovarci con problematiche simili a quello esistente”.