In occasione di Artissima, e inserito nell’ambito del calendario dei progetti collaterali, Alfredo Pirri presenta Passi 2026 – The Number 6, Torino. È la nuova edizione della serie di pavimenti specchianti e infranti che l'artista sviluppa dal 2003, concepita appositamente per la corte interna del palazzo di via Alfieri 6.
L'opera inaugura, oggi, martedì 27 ottobre alle ore 18.00, con una performance alle 18.30, e sarà visitabile dal 28 ottobre al 15 gennaio 2027. Il progetto è realizzato con il sostegno del Gruppo Building, a cura di Alessandra Siviero e Francesca Canfora e in collaborazione con la Galleria Tucci Russo di Torre Pellice e Torino.
Nella ricerca di Pirri lo spazio è materia viva e la luce è il principale elemento costruttivo, capace di trasformare l'architettura in un luogo sospeso nel tempo. Al centro della corte grandi lastre di specchio infranto, praticabili e poste a terra, accolgono le facciate del palazzo e la volta celeste. Lo sviluppo verticale dell'edificio si espande così in una prospettiva capovolta, in cui il pavimento viene meno e cede il passo al cielo. Il riflesso si frammenta in migliaia di porzioni e muta con la luce e con il passaggio delle persone, costringendo lo sguardo verso prospettive nuove e inattese. Sedute perimetrali racchiudono questo "varco" ed evocano un'agorà: la corte diventa piazza ideale, luogo pubblico di ritrovo, condivisione e incontro.
L'opera si compie quando il pubblico vi cammina sopra. L'osservatore smette di essere tale e diventa parte integrante della creazione e di una performance collettiva.
“Stare dentro l'opera allontana dall'idea che l'arte si proponga a noi come specchio del mondo poiché, al contrario, quella minuscola, pellicolare, porzione di spazio che divide il proprio piede dal proprio doppio è sufficiente a produrre uno slittamento percettivo che proietta lo spettatore al centro di un racconto, una narrazione spezzata che annulla ogni partecipazione consolatoria. Un racconto che celebra la bellezza (insieme alla sua caducità), la gloria (insieme al suo fallimento), il desiderio (insieme alla sua perdita)”, afferma Alfredo Pirri.
Progetto itinerante e site-specific, Passi ridisegna ogni volta la propria forma in dialogo con il luogo che la ospita. Nel corso degli anni è stata realizzata in edifici religiosi come la Certosa di Padula e l'Abbazia di Novalesa. È stata presentata in musei e siti archeologici come Palazzo Altemps e il Foro di Cesare a Roma, il Museo Novecento a Firenze e Palazzo Te a Mantova. Ha abitato spazi culturali come il Centro Arti Visive Pescheria di Pesaro, il Chiostro del Bramante e la Cinemateca Jugoslava di Belgrado. Tra gli altri luoghi figurano Palazzo Boncompagni a Bologna e l'ex Centrale termoelettrica di Daste e Spalenga a Bergamo, nonché l'ex bunker antiatomico di Tito a Konjic in Bosnia e la Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea di Roma, dove le opere sono in esposizione permanente. L'edizione torinese rinnova inoltre il sodalizio ormai trentennale tra l'artista e la Galleria Tucci Russo, con cui Pirri ha tenuto la prima mostra nel 1990.
“Abbiamo sempre immaginato The Number 6 come un luogo aperto alla città, dove l'architettura storica e l'arte contemporanea possano dialogare – dichiara Piero Boffa, Presidente del Gruppo Building. – Con Passi, Alfredo Pirri trasforma la corte in una piazza ideale e restituisce al palazzo una dimensione pubblica e condivisa. Sostenere un progetto di questa intensità, nei giorni in cui Artissima porta a Torino lo sguardo internazionale dell'arte contemporanea, conferma la nostra idea di un abitare in cui bellezza e cultura non sono un complemento, ma parte stessa del progetto.”
“Pirri lavora sull'architettura senza aggiungere volumi: la rovescia, la moltiplica, la restituisce allo sguardo da un punto di vista inedito. Nella corte di via Alfieri 6 l'opera non si sovrappone al palazzo, ma ne rivela la struttura, facendo dialogare le facciate storiche con il cielo e con i corpi di chi le attraversa. È così che uno spazio privato si trasforma in luogo civico, e che l'arte torna a esercitare, dentro l'architettura, una funzione pubblica” – afferma Alessandra Siviero, curatrice del progetto e architetto.
La scelta del luogo non è casuale. Edificato nel 1663 da Maurizio Valperga e ampliato nel 1781 da Michele Luigi Barberis, l’ex Palazzo Valperga Galleani è stato restituito alla città come The Number 6. Il progetto di riqualificazione, firmato da Boffa Petrone & Partners per Gruppo Building, ha ottenuto l'ArchDaily Building of the Year 2015 nella categoria Restauro. Da allora il palazzo coltiva una vocazione culturale che fa del dialogo tra architettura storica e arte contemporanea un tratto distintivo, ulteriormente valorizzato dal Giardino Barocco Verticale di Richi Ferrero, spazio scenografico che accoglie oggi l’opera di Pirri, in un incontro tra arte, architettura e paesaggio.
“Passi chiede al pubblico un gesto semplice e insieme destabilizzante: camminare su una superficie già infranta, che continua a frammentare l'immagine di chi la attraversa. È in quel passo che l'opera si compie, e lo spettatore diventa protagonista di un racconto collettivo” – dichiara Francesca Canfora, curatrice del progetto.
Domenica 1° novembre alle ore 13:00, negli spazi di Artissima all'Oval Lingotto Fiere, si terrà l'incontro Arte, architettura e committenza, dedicato alla genesi dell'opera e al rapporto tra creazione contemporanea, spazio costruito e committenza. Intervengono Alfredo Pirri, artista; Piero Boffa, Presidente del Gruppo Building; Alessandra Siviero, architetto e Presidente della Fondazione per l'Architettura / Torino; Francesca Canfora, architetto e curatrice indipendente.
Tra i progetti sostenuti dal Gruppo Building in questa Art Week figura anche Via Marmoris – La via del marmo, dello scultore Teo Martino, ospitato a partire dal 28 ottobre nella galleria di Domus Lascaris, in via Lascaris 7.
Il palazzo rinnova così la propria vocazione di spazio aperto all’arte contemporanea: nella ricerca di Martino il marmo non è soltanto materia, ma strumento di conoscenza. Ogni opera nasce dall’incontro tra precisione tecnica e indagine interiore, in un processo lento fatto di disciplina, ascolto e trasformazione, nel quale la scultura non si limita a rappresentare un soggetto ma rende visibili le tensioni, le fragilità e le contraddizioni dell’esperienza umana. Il marmo statuario viene lavorato fino a restituire con esattezza quasi illusionistica la consistenza di oggetti e icone del nostro tempo: dalle borse della Eden collection, a Beyond Me, reinterpretazione in marmo bianco Michelangelo della Gioconda.
Il comune denominatore delle due esperienze corrisponde a una vocazione unica, quella di un abitare che fa della bellezza e della cultura parte stessa del progetto. Due palazzi del centro di Torino, uno barocco e uno razionalista, si aprono all'arte contemporanea accogliendo il pubblico dell'art week.