The Others, la fiera dedicata all’arte contemporanea giovane, spegne 15 candeline e festeggia in un’insolita location, messa a disposizione del Comune e della Gtt: il Parcheggio Lancia.
“Ci è sembrato veramente un posto stupendo - spiega l’ideatore e fondatore Roberto Casiraghi - Questo è uno spazio dove la gente arriva, lascia l’auto, ma anche uno spazio per andare altrove. Noi li obblighiamo alla visita al parcheggio come meta. Altro aspetto è che il parcheggio è un luogo dove tipicamente entrano solo le auto, noi le abbiamo portate vie e lo abbiamo riempito di arte e cultura affinché possa rappresentare l’industria produttiva per il presente e il futuro. È evidente che l’arte non può sostituire il tessuto industriale, ma può essere un corroborante di cambiamento”.
In che modo l'arte può portare a questo cambiamento?
“Bisogna avere una strategia, avere delle reti, non avviene in moto proprio, bisogna farla crescere. Bisogna averne la volontà”.
Una volontà che manca secondo lei?
“Manca molto, siamo una società delle dichiarazioni dei pensieri e non delle opere. Per quanto riguarda l’arte contemporanea bisognerebbe cercare di istituire una comunicazione congiunta, una rete reale tra tutte le realtà che agiscono per esempio in questa settimana. Oggi ognuno si muove per conto proprio, bisognerebbe avere un disegno, ora ci sono solo degli scarabocchi. Ciascuno cura il proprio giardino e costruisce staccionate per evitare che il pubblico scappi. Tutto questo nuoce al sistema arte”.
Quali sono le azioni da intraprendere in questo senso?
“Sono 15 anni che cerchiamo con altri di costruire un percorso per gli ospiti, di ipotizzare un biglietto comune per le fiere, organizzare navette per la circolazione. Non si è fatto nulla”.
Il Parcheggio Lancia potrebbe tornare a essere la location per il 2027?
“Questo posto ci piace molto, è vicino ai luoghi della cultura, può essere un polo d’arte per il futuro. Vediamo come va".
The Others si racconterà attraverso il rapporto con le giovani generazioni, ma oggi, con i tempi che stiamo vivendo cosa rappresenta l’arte per i giovani?
“Quest’anno per abbiamo realizzato il Digital-Craft Journey una open call selezionate dieci opere di videoarte selezionate attraverso una call rivolta a studenti e studentesse delle Accademie d’arte e degli istituti AFAM. Non abbiamo dato loro un tema o delle misure proprio perché vogliamo dare un sostegno e un conforto a questi giovani. Credo che una parte del malcontento che c’è nei giovani, che poi si manifesta in maniere non condivisibili, nasce dalla mancanza di avere risposte ai propri bisogni. Chi governa non risponde perché non ha interesse ad ascoltare. Nel mondo dell’arte c’è una cosa analoga. Iniziative come le nostre cercando di dare strumenti per farsi ascoltare e uscire dall’elica del già visto e già vissuto. Vogliamo che i giovani sperimentino la libertà di espressione artistica, senza vincoli”.
Torino è una città dell’arte contemporanea per una settimana o potrebbe esserlo per tutto l’anno?
“Si potrebbe fare molto di più, una responsabilità forte però ce le hanno le gallerie, non è che si possono invocare aiuti guardando aspettando la manna. Oggi Torino vive una situazione di gallerie complicata, tante realtà straniere hanno aperto qui solo per una questione speculativa, non perché offre opportunità. Questa è una città a misura d’uomo e costa meno. Una volta c’era un disegno, oggi è molto annacquato. Una volta il Castello di Rivoli era il museo di arte contemporanea. Nel frattempo sono cresciute altre realtà. Certo era anche più facile, ma è quando le cose sono difficili che misuri la capacità di chi agisce”.