Economia e lavoro - 29 ottobre 2026, 14:50

Scontri Torino, i negozianti si difendono via chat. Ma 2 su tre aumenteranno i prezzi per benzina e bollette

I costi delle merci e dell'energia preoccupano, ma sette imprese su 10 dicono di avere un business stabile o migliorato. Aziende pronte a investire e assumere (e ad adattarsi al clima e ai consumi)

Scontri Torino, i negozianti si difendono via chat

"Quello che abbiamo visto a Milano non può lasciare indifferenti. Soprattutto per i grandi marchi. A Torino c'è preoccupazione". La presidente di Ascom Torino, Maria Luisa Coppa, parte dall'attualità per parlare dello stato di salute del commercio cittadino. A poche ore dalla nuova manifestazione annunciata per domattina.

Allarme via chat

Ma ci sono anche strumenti innovativi per fare fronte all'emergenza che sembra dilagare nelle grandi citta. "Prefettura e forze dell'ordine ci tengono continuamente aggiornati, anche con una chat che contiene 120 imprenditori: a tutti potevano mandare avvertimenti in caso di rischio di disordini perché chiudessero in tempo", continua Coppa.

Numeri in miglioramento

Per quanto riguarda i numeri, invece, la crisi sembra sbiadire, attraverso le vetrine dei negozi torinesi. Lo dice l'ultima indagine congiunturale di Ascom Confcommercio, con sette imprese su dieci che definiscono stabile 54%) o migliorato (14%) il proprio business.
E non solo: i ricavi sono stabili o aumentati per il 75% delle imprese, ma addirittura l'occupazione migliora, visto che il 77% la definisce stabile e il 10% addirittura migliorata.

In crescita anche gli investimenti. Questo grazie a un credito che non viene più richiesto solo per gestire la quotidianità (la liquidità è un bisogno che scende dal 58 al 51%), ma per migliorare la propria attività: salgono dal 30 al 37% in soli sei mesi, più della media nazionale (32%).

Merito del turismo

"Merito soprattutto del turismo, che arriva ormai a 6 milioni di persone - spiega la presidente -, con una altissima percentuale di stranieri. Spagnoli, per esempio, ma anche statunitensi. Una tipologia tipicamente pronto a spendere".

Effetto rincari

Ci sono però zone d'ombra. "L'aumento del carburante, dovuto a due guerre che non vogliono finire, pesa su tutte le filiere - dice Coppa -, ma anche la crisi climatica influisce, per esempio sui prezzi degli alimentari, ma anche la spesa per la climatizzazione dei locali e la refrigerazione. Il tutto mentre gli stipendi restano fermi e diminuisce il potere d'acquisto".

I numeri dicono che il 63,3% delle aziende parla di merce più cara e il 47% una riduzione dei margini. Gli effetti? Il 64,1% dice che rivedrà i prezzi nei prossimi sei mesi, mentre il 42% teme effetti sulla propria competitività.

Il clima cambia, cambia il commercio

Secondo la ricerca, infine, il clima influenza lo stile dei consumi: il caldo eccessivo spinge la gente a comprare online, ma anche la somministrazione ne risente, soprattutto all'aperto. Secondo i negozianti, insomma, i gusti e i comportamenti della clientela diventano meno prevedibili. Ma si modificano anche le richieste: più difficile, insomma, che si cerchino cappotti e capi pesanti. E il 31% ha già modificato la propria offerta, mentre il 22,1 conta di farlo a breve.

Il 22,4% ha già adottato cambiamenti di orari e periodi di apertura, sulla base dei nuovi comportamenti. Mentre il 21,8% si adegua a prenotazioni e disdette e il 18% adatta i suoi spazi.

Le richieste 

Alla luce di tutto questo, i negozianti chiedono convenzioni e condizioni agevolate per energia, carburanti, mobilità e assicurazioni (magari contro bombe d'acqua e allagamenti, o i black out), incentivi e contributi.