«La Federazione delle cure palliative del Piemonte ha segnalato un grave errore della direzione regionale della sanità. Quest'ultima, infatti, invece di aggiornare le tariffe degli hospice ferme dal 2001, di aumentare i posti letto degli hospice del tutto insufficienti e di potenziare le cure palliative domiciliari oggi troppo deboli, ha pensato bene di mandare una lettera agli Enti di Terzo Settore che gestiscono questo delicato servizio in convenzione con le Asl, affermando che il giorno del decesso del paziente deve essere escluso dal conteggio delle giornate di ricovero a fini tariffari", dichiara la consigliera regionale del Pd Monica Canalis.
Se non fosse tragico, sarebbe ridicolo. L'ultimo giorno di permanenza negli hospice, per il 95% dei pazienti, rappresenta un passaggio nell'aldilà...Forse è il Signore che paga la tariffa agli hospice per quest'ultima giornata? L'assessore Riboldi corregga al più presto questo scivolone e intervenga sui nodi irrisolti delle cure palliative in Piemonte, vale a dire:
· Metà degli aventi diritto non accede alle cure palliative, con forti disomogeneità tra i distretti sanitari e maggiori svantaggi nelle aree periferiche;
· Posti letto insufficienti negli hospice. Liste d'attesa del 20-30% per un ricovero negli hospice regionali, persone che in molti casi non riescono ad accedere;
· Molti bisogni non vengono intercettati e molte segnalazioni sono tardive;
· Le tariffe degli hospice ferme da 25 anni, dalla DGR del 2001;
· Le tariffe domiciliari non coprono minimamente i costi sostenuti dagli Enti del Terzo Settore rappresentati dalla Federazione. A domicilio i rimborsi sono effettuati in modo disomogeneo: in alcuni casi a prestazione, in altri su base giornaliera con una cifra forfettaria che si rivela insufficiente;
· Negli hospice i pazienti non oncologici sono il 15-20% delle persone ricoverate (patologie neurodegenerative, demenze, insufficienze respiratorie, grandi anziani con molte patologie), restano ricoverati più a lungo degli oncologici, ma negli hospice la tariffa dopo 4 mesi si dimezza e dopo un anno si azzera;
· Fondi insufficienti: nel 2018, tra cure palliative ambulatoriali, domiciliari e hospice, il Piemonte ha speso 19 milioni e 601.000 euro; nel 2023 ha speso 22 milioni e 422.000 euro; nel biennio 2024-2025 ha speso in totale 45 milioni e 757.000 euro, in linea quindi col 2023, senza i necessari aumenti di spesa. Cifre troppo basse se consideriamo l'incidenza della popolazione anziana sul totale, il grande contributo, anche finanziario, degli Enti di Terzo settore e il fatto che le cure palliative non sono rivolte esclusivamente al fine vita.
Occorre in generale assicurare un'adeguata destinazione della spesa sanitaria regionale alle cure palliative, tramite precise e vincolanti indicazioni alle Aziende Sanitarie Locali, in modo tale da garantire queste cure a tutti gli aventi diritto. La carenza di cure palliative è una grave violazione dei LEA e dei diritti dei malati, non solo terminali, e la Regione Piemonte non può delegare le proprie responsabilità agli Enti di Terzo Settore, che raccolgono donazioni e fanno fund raising ma non riescono più a far fronte al disallineamento di bilancio.
L'importanza delle cure palliative è stata sottolineata dalla sentenza 135/2024 della Corte Costituzionale e ancor prima dalla legge 38/2010. Anche l'attuale dibattito sul fine vita rende ineludibile la garanzia delle cure palliative a tutti gli aventi diritto.
L'assessore Riboldi proceda velocemente ad adeguare le misure per le cure palliative e ad accreditare tutti i soggetti gestori (solo 6 hospice ad oggi sono stati accreditati). Oggi in Piemonte non tutti i pazienti che ne avrebbero bisogno accedono alle cure palliative. Questa grave carenza va sanata, per una questione di civiltà e per ottemperare all'obbligo LEA», conclude Canalis.