"Il Campus Einaudi di Torino, la mia università, è sempre stato un luogo dove idee diverse si riconoscevano il diritto di esistere nel nome del confronto democratico e della libertà accademica. Ora le regole sono cambiate. Duecento occupanti hanno imposto con la forza il proprio metodo, impedendo l'accesso a chi non è d'accordo: migliaia di studenti e centinaia di docenti costretti alla didattica online, esami cancellati o spostati, lauree trasferite. Un'intera comunità accademica piegata da una minoranza. E l'Ateneo? Abdica al proprio ruolo e risponde alla violenza tollerandola, arrendendosi all'illegalità. Ma la violenza non è il linguaggio della democrazia. Per questo ho scelto l'unica risposta che conosco: la nonviolenza. Dalle 23:59 di ieri ho smesso di mangiare e non ricomincerò finché il Campus non sarà tornato nella disponibilità di tutti gli studenti e i docenti che lo abitano. Non è stata una decisione semplice, ma è necessaria. I manifestanti vogliono un'occupazione permanente? L'avranno. Ma avranno anche uno sciopero della fame permanente. L'istituzione ha una scelta obbligata: ripristinare la legalità in nome del pluralismo democratico e del diritto allo studio, oppure no, assumendosene la piena responsabilità. Il Campus è di tutti, non di chi lo occupa", lo dichiara la torinese Patrizia De Grazia, Tesoriera di Radicali Italiani.