Attualità - 03 novembre 2026, 15:48

Il futuro del tartufo si coltiva a scuola: da Chieri parte il tour negli istituti agrari

Un centinaio di studenti ha partecipato oggi alla messa a dimora di nuove piante tartufigene, alla presenza dell'assessore regionale Marco Gallo

Parte dall'istituto "B. Vittone" di Chieri la prima tappa del tour di Tuber Next Gen negli istituti agrari e forestali del Piemonte. Insieme all'assessore regionale alla Tartuficoltura Marco Gallo gli studenti hanno messo a dimora nuove piante tartufigene, prodotte nei vivai forestali regionali, e approfondito le pratiche per proteggere e gestire le tartufaie.

Il percorso, promosso dalla Regione Piemonte, punta a trasmettere alle nuove generazioni le conoscenze necessarie per preservare il patrimonio tartufigino. Dopo l'incontro di apertura ad Alba, il progetto entra così nelle scuole: oggi a Chieri, poi a Rosignano Monferrato il 25 novembre e a Ormea il 10 dicembre. È in via di definizione una tappa in provincia di Asti.

L'appuntamento di Chieri ha offerto anche l'occasione per raccontare la vocazione tartufigena della collina torinese. Secondo le nuove carte di attitudine dei suoli elaborate da IPLA, nella Città metropolitana di Torino sono 31 i Comuni vocati alla produzione del tartufo bianco pregiato. Chieri è quello con la maggiore superficie in classe di attitudine alta: 452 ettari, che diventano circa 807 considerando anche la classe media. A Rivalba, sede dal 6 all'8 novembre della Fiera nazionale del tartufo bianco delle Colline Torinesi, le superfici nelle classi alta e media raggiungono circa 811 ettari. Nel 2025, nella Città metropolitana, risultavano attivi oltre 300 cercatori.



«Le nuove carte confermano che la collina torinese è un territorio tartufigeno a pieno titolo – dichiara l'assessore Marco Gallo –. Qui ci sono 31 Comuni vocati e un patrimonio di tartufaie naturali da custodire. Per conservarlo è fondamentale anche l'impegno dei proprietari delle piante: la Regione riconosce loro un'indennità annuale in cambio della cura degli alberi e della garanzia della libera cerca. Il tartufo resta così un patrimonio di tutti».

Nel 2026 la Regione ha destinato 358.190 euro alla tutela del patrimonio tartufigeno. Di questi, 306.810 euro finanziano l'indennità per i proprietari o possessori dei terreni con piante riconosciute produttive di tartufo bianco pregiato. Chi aderisce si impegna a conservarle per cinque anni, secondo un piano di coltura, garantendo la libera ricerca e raccolta. Le domande possono essere presentate fino al 15 dicembre.

«Il tartufo bianco ha bisogno di alberi conservati e di boschi gestiti con attenzione – aggiunge Gallo –. Portiamo questi temi negli istituti agrari perché le competenze sulla gestione delle tartufaie diventino patrimonio di chi lavorerà nei territori nei prossimi anni».

Nel corso dell'incontro si è parlato anche di vivai forestali, gestione delle tartufaie naturali e coltivate e interventi sostenuti dal Complemento per lo sviluppo rurale 2023-2027. Gli studenti hanno inoltre conosciuto il PAC GAME, il gioco da tavolo ideato dal CREA per avvicinare alle regole della politica agricola comune, e assistito alla proiezione di un documentario sulla cerca e cavatura del tartufo, riconosciute nel 2021 patrimonio culturale immateriale UNESCO.

comunicato stampa