Erano edicole o bar, poi sono diventate chioschi chiusi, abbandonati, degradati e in alcuni casi pericolosi. Ora, dopo anni, 27 di loro hanno trovato un nuovo proprietario. A Torino continua "l'Operazione Chioschi": su 31 ex edicole abbandonate messe a bando, 27 sono state assegnate e una, quella di piazza San Carlo, è rimasta alla Città. Ma il dato che accende lo scontro in Sala Rossa è un altro: 13 chioschi, quasi la metà di quelli assegnati, diventeranno cabine elettriche di Ireti.
Per il centrodestra sarebbe la prova di un bando poco attrattivo e di una sconfitta sociale, per la maggioranza sarebbe invece un successo, perché nessun chiosco resterebbe abbandonato e, dove non sarebbe arrivato il privato, sarebbe invece arrivata Iren a potenziare la rete contro i blackout.
L'attacco delle opposizioni: "Povera Torino"
Paolo Damilano, lista civica Torino Bellissima, non usa giri di parole: "Tristezza, ecco, mi spiace tanto vedere una povera Torino. Povera la nostra città, perché questo è un po' un indice, una cartina al tornasole di quella che è l'attrattività che oggi rappresenta". E ancora: "Anche dandole gratis, l'importante è che queste possano essere ripristinate, rivalutate e che possano produrre, che generino economia sul nostro territorio".
Sulla stessa linea Domenico Garcea, vicepresidente del Consiglio comunale, esponente di Forza Italia: "Dal punto di vista sociale è una sconfitta di questa amministrazione comunale". Per l'azzurro la scelta politica è stata sbagliata, perché non avrebbe reso i chioschi appetibili per chi voleva partecipare al bando. E poi affonda sui divieti al food: "Mettere veti sul food non dà la possibilità di partecipare ai bandi, vedere chioschi trasformati in cabine elettriche non è positivo".
Gli fa eco Silvio Viale di Radicali e +Europa, che sui divieti al cibo parla di "proibizionismo puro". Per lui è una "limitazione esagerata", e poi aggiunge: "Vietate allora la vendita di alcolici anche nei bar della movida", stuzziccando sul tema la sua stessa maggioranza.
Giuseppe Catizone della Lega, invece, la mette sul mercato: "Se una cosa è appetibile arrivano offerte, altrimenti no". Sulla questione Ireti si dice meno interessato alle polemiche e aggiunge: "Diamogli anche gli altri 4 non aggiudicati. Anche se i tecnici hanno sempre spiegato che le cabine servono ad alleviare i disagi dei blackout, non a risolvere il problema".
Il Comune: "Non abbiamo sbagliato nulla"
L'assessora al Bilancio Gabriella Nardelli difende l'operazione a spada tratta. Per lei l'amministrazione non avrebbe sbagliato nulla, perché il punto sarebbe economico. La ristrutturazione sarebbe stata tutta a carico di chi si sarebbe aggiudicato il chiosco, che avrebbe dovuto anche presentare una fideiussione a garanzia. "I canoni richiesti dal Comune sono annui e abbastanza bassi rispetto a prendere un locale in affitto, ma di fronte alla spesa per rimettere in piedi manufatti spesso messi male, molti interessati si sono tirati indietro", ha spiegato l'assessora.
Eppure, secondo lei, il bicchiere è mezzo pieno. Anche se diventasse una cabina elettrica, quel manufatto non sarebbe più degradato e abbandonato, ma tornerebbe a funzionare per un servizio pubblico. E l'operazione sarebbe un successo anche perché è stata la prima fatta in questo modo in tutta Italia, tanto che sono arrivate richieste di informazioni anche da Milano e da altre città per replicare lo stesso modello.
Sul nodo dei divieti, Nardelli è stata chiara. Nella stragrande maggioranza dei casi si poteva fare tutto. L'unico vero divieto, dice, è stata la vendita di alcolici, e non è stata una scelta presa a tavolino: ha fatto una riunione con ogni singolo presidente di circoscrizione e da tutti è arrivata la stessa preoccupazione, quella legata al consumo e alla vendita di alcolici in strada.
In alcuni casi, aggiunge, hanno dovuto escludere anche alimenti e bevande in generale, perché dal punto di vista merceologico è una categoria che va tutta insieme, non si può separare. Ma, tiene a precisare, degli otto chioschi non aggiudicati, nella metà si poteva fare qualsiasi cosa. La sua conclusione è netta: "L'alternativa era non fare nulla, e la vera sconfitta sarebbe stata lasciarli in stato di abbandono. Nel bando c'erano tutte le possibilità. Solo su 6 è stata bloccata la vendita di bevande, soprattutto per gli alcolici, e in altri casi perché c'erano già bar a neanche 30 metri di distanza".
Stessa linea per il capogruppo dem Claudio Cerrato. Secondo lui non bisogna meravigliarsi se nessuno ha preso le attività commerciali: "Se quei chioschi fossero stati sul mercato normalmente, con le regole normali, nessuno li avrebbe presi. Il Comune, invece, concedendo il suolo si è fatto carico di un problema, recuperando luoghi abbandonati e provando a rimetterli sul mercato", ha spiegato.
Fissolo (Moderati): "Esperienza innovativa e unica"
Il capogruppo dei Moderati Simone Fissolo replica a Damilano, attaccandolo sui toni usati. Gli chiede di non etichettare i cittadini come tristi, perché per lui l'operazione è riuscita e andrebbe anzi replicata in futuro. Per il capogruppo "l'Operazione Chioschi" è un'esperienza innovativa e unica nel panorama italiano, e la maggior parte degli spazi abbandonati messi a bando ha trovato un nuovo assegnatario.
Dove invece non sono arrivate offerte da operatori privati, è intervenuta Iren con investimenti superiori a quelli previsti, per potenziare la rete elettrica e contrastare il rischio di nuovi blackout dopo i disagi dell'estate. Così, spiega Fissolo, si sono centrati due obiettivi insieme: "Restituire vita e funzione a luoghi da tempo abbandonati, come i chioschi di piazza Hermada, piazza Borromini e piazza Risorgimento", e migliorare le infrastrutture cittadine, per "una città più viva, con spazi pubblici recuperati, e una rete elettrica più solida e affidabile".
L'assessore al Commercio Paolo Chiavarino, infine, allarga lo sguardo per far capire da dove si è partiti. In estate, sul territorio cittadino, c'erano 334 chioschi. Di questi, spiega, solo 7 sono di proprietà comunale, gli altri sono di proprietà privata, a parte la concessione sul suolo pubblico. Per arrivare ai 31 chioschi iniziali, poi scesi a 30, si è dovuto procedere attraverso il diritto di accessione, cioè un percorso giuridico per far diventare comunali manufatti che non lo erano. E poi chiude con una battuta al leader di Torino Bellissima: "Amico Paolo, qualche chiosco però potresti prenderlo anche tu, sei un grande nome a livello regionale. Vendiamo il buon barolo, il buon nebbiolino, la ottima acqua Valmora".
Chi ha preso cosa?
Ad eccezione di Piazza San Carlo, il cui chiosco è stato revocato dal bando e la Città lo ha tenuto per sé per la promozione degli eventi, tra i principali ci sono quello di via Carlo Alberto 45, che va alla società editrice Allemandi. Sarà un'edicola urbana culturale, senza attività commerciale se non accessoria.
Il resto, in gran parte, va a Ireti per cabine elettriche, tra cui: via Viano 198, corso Orbassano 300/D, corso Racconigi 115, corso Vittorio 197/B. Quando Ireti aveva altri soggetti in gara, ha precisato l'assessora Nardelli, "si è sempre tirata indietro".
Le eccezioni: corso Brunelleschi 128 tornerà a essere bar, spazio di incontro intergenerazionale e pet friendly. Piazza Risorgimento 32 va alla cooperativa Pier Giorgio Frassati e sarà un bar-cafetteria con inserimento lavorativo di soggetti svantaggiati. Piazza Rivoli 6 sarà invece un presidio professionale e punto informativo immobiliare.