Cronaca - 06 novembre 2026, 07:15

Setta di Almese, sequestrati conti e immobili del “Maestro” per oltre 700mila

Scoperto l'illecito arricchimento dei vertici: tra le strutture anche una nel Cuneese, destinata alle donne vittima di violenza

Conti correnti, terreni, immobili e preziosi: l’inchiesta sulla presunta setta di Almese si allarga al patrimonio. La Procura di Torino ha emesso un decreto di sequestro preventivo d’urgenza nei confronti di Bruno Antonio Malatesta, il 59enne conosciuto come il “Maestro”, attualmente detenuto, e di altri due indagati. Tra i beni figura anche un immobile nel Cuneese che sarebbe stato destinato a casa rifugio per donne vittime di violenza: l'ammontare complessivo dei beni è di oltre 700mila euro

Il patrimonio e i presunti prestanome

Gli accertamenti dei carabinieri del Nucleo Investigativo di Torino, coordinati dalla Procura guidata da Giovanni Bombardieri, si sono concentrati sui presunti profitti illeciti dei vertici della comunità. Secondo gli investigatori, dal 2018 Malatesta avrebbe trasferito formalmente il proprio patrimonio societario e immobiliare a persone di fiducia ed enti terzi, mantenendone il controllo occulto. Due dei quattro indagati avrebbero agito da prestanome.

Gli inquirenti avrebbero ricostruito un consistente flusso di contanti e donazioni di terreni, abitazioni e preziosi dalle presunte vittime al “Maestro” e ai suoi collaboratori. L’obiettivo di questa fase è individuare l’intero patrimonio che sarebbe stato trasferito per eludere la legge, indipendentemente dalla provenienza dei singoli beni. Il reato ipotizzato è di trasferimento fraudolento di valori.

Conti, immobili e una cassetta di sicurezza

Il decreto comprende conti correnti, carte prepagate e un fondo pensione intestati a Malatesta, oltre a decine di terreni e fabbricati a La Cassa, Viù e Givoletto, intestati a una società agricola riconducibile a due stretti collaboratori indagati.

Rientrano nel sequestro anche immobili e disponibilità finanziarie della Fondazione Fiore della Pace, cui faceva capo la comunità, tra Almese, Givoletto, Perlo, nel Cuneese, e San Gregorio di Catania, in Sicilia.

In una cassetta di sicurezza bancaria nella disponibilità di uno dei quattro indagati sono stati inoltre rinvenuti gioielli, monete storiche e decine di orologi da taschino d’epoca, anch’essi compresi nel provvedimento.

L’inchiesta e l’arresto del “Maestro”

L’indagine, avviata nel marzo 2024 e sfociata nell’operazione “Asmodeo”, ha portato all’arresto di Malatesta all’alba del 1° ottobre. Gli vengono contestati riduzione in schiavitù, maltrattamenti in famiglia, violenza sessuale aggravata e truffa aggravata ai danni dello Stato. 

Gli accertamenti hanno riguardato la comunità residenziale di Almese e i progetti della Fondazione Fiore della Pace, che dichiarava di assistere i senzatetto, raccogliere alimentari nei supermercati e offrire sostegno psicologico.

Dai corsi al presunto assoggettamento

Secondo l’accusa, yoga, meditazione e difesa personale sarebbero stati gli strumenti per avvicinare persone vulnerabili, anche per malattie o lutti. Il “Maestro”, che sosteneva di avere poteri soprannaturali e si definiva “il prescelto”, in contatto con la “Madre Divina”, avrebbe proposto rituali e terapie sciamaniche come rimedi alle sofferenze.

Nella comunità, le donne definite “monache” o “adepte” sarebbero state costrette a voti di obbedienza e povertà, consegnando i propri averi. Gli investigatori descrivono un sistema di manipolazione e perdita di autonomia, con presunte violenze fisiche, psicologiche e sessuali. Malatesta avrebbe abusato anche di vittime minorenni, presentando le violenze reiterate come “terapie purificatrici”.

redazione