Le attività commerciali del territorio pronte a diventare una rete di protezione e prima accoglienza per le donne vittime di maltrattamenti e violenze domestiche. In vista dell'approvazione del protocollo d'intesa fissata per il prossimo 18 novembre, la politica locale accelera su un progetto pilota pionieristico destinato a coniugare il welfare di prossimità con la tutela dei diritti fondamentali.
L'iniziativa, nata su impulso delle forze politiche d'aula (Torino Domani e Lista Civica per Torino) con le consigliere Isabella Brianza, Benedetta Maina, Vittoria Nallo, Francesco Martinez e Chantal Balbo Di Vinadio, punta a trasformare i negozi di quartiere in vere e proprie "antenne" della rete antiviolenza.
La violenza tra le mura domestiche
L'urgenza dell'intervento nasce dall'analisi dei dati, che tratteggiano un quadro allarmante e sommerso: secondo le rilevazioni Istat, la violenza di genere colpisce una donna su tre e nel 90% dei casi non viene denunciata. I dati del Telefono Rosa Piemonte riferiscono di 761 donne accolte in presenza nel 2024 e oltre 5.000 contatti virtuali (email e social), a conferma delle enormi difficoltà nel compiere il primo passo o nel muoversi in autonomia.
Poiché in oltre il 50% dei casi l'autore delle prevaricazioni è il coniuge o convivente, i momenti dedicati alle spese quotidiane per la casa o per i figli rappresentano uno dei pochi spazi di libertà d'azione. Da qui l'intuizione: fare dei negozianti di fiducia un "punto di contatto" sicuro e discreto.
Formazione col Telefono Rosa
Il cuore della proposta, in vista dell'adozione ufficiale del 18 novembre, risiede nel coinvolgimento diretto del Telefono Rosa Piemonte per la stesura del protocollo. I negozi aderenti esporranno materiale informativo e vetrofanie per segnalare la propria disponibilità, offrendo alle donne che non sanno come orientarsi un primo canale d'accesso sicuro.
Il documento definisce con chiarezza i ruoli: l'onere, la responsabilità e la gestione dei colloqui di supporto restano interamente in capo ai volontari specializzati del Telefono Rosa, garantendo alle vittime la massima tutela scientifica e procedurale ed evitando al tempo stesso di sovraccaricare gli esercenti di competenze che non competono loro.