Una domenica di solidarietà in favore di Mohamed Shahin, l'imam fermato nei giorni scorsi a Torino e portato in un Cpr di Caltanisetta con il rischio - molto concreto - di essere rimpatriato in Egitto dove potrebbe addirittura rischiare la vita.
Manifestazione al Cpr
Un primo appuntamento si è tenuto questo pomeriggio di fronte al Cpr di corso Brunelleschi, quasi a rappresentare la struttura in cui Shahin si trova rinchiuso in questo momento, in Sicilia. Fumogeni e slogan, a sostegno della causa dell'Imam.
San Salvario in sit in
Solidarietà che è arrivata dal quartiere di San Salvario, dove l'Imam Mohamed Shahin è stato, fino a pochi giorni fa, alla guida della comunità che afferisce alla moschea di via Saluzzo.
Al freddo di una domenica sera di fine novembre si sono riuniti ai giardini Ginzburg, davanti alla casa del quartiere, non solo rappresentanti della comunità musulmana, ma anche di quella valdese, ma anche volti del mondo laico e residenti di diverse nazionalità che in questi giorni hanno costituito un comitato in suo sostegno.
Innocenza e dialogo
Sostengono con forza la sua innocenza, per loro Shanin è sempre stato un volto di integrazione interreligiose, con attività portate avanti volte anche a contrastare lo spaccio.
"Un uomo di pace e di dialogo - lo ricorda così Ussama Dannawi, membro della moschea Omar da dieci anni fianco di Shanin - ricordiamo la sua attività per consegnare cibo a chi ne aveva bisogno durante il Covid a chi non poteva permetterselo. Quando Chiara Appendino ricevette un pacco minatorio fu in prima linea per dimostrare solidarietà. Per questo motivo oggi chiediamo con forza la sua liberazione".
Al sit in hanno preso parte anche esponenti del mondo politico. Gli assessori della Città Francesco Tresso e Jacopo Rosatelli, la consigliera regionale Alice Ravinale e il consigliere comunale Ahmed Abdullahi.
Scritto con le candele
Un'iniziativa silenziosa dove in molti hanno composto la scritta "Shanin Libero" con delle candele a testimoniargli solidarietà
Sposato e padre di due bambini nati a Torino, è finito nel mirino delle autorità dopo un intervento pronunciato al megafono durante un corteo in piazza Castello. Era una manifestazione in cui si celebrava il cessate il fuoco temporaneo nella Striscia di Gaza. Le sue parole pubbliche, relative all'attacco del 7 ottobre nei confronti di Israele, secondo le autorità, avrebbero superato la soglia tollerata, scatenando l’iter per la sua espulsione.
Ora si trova presso il Cpr di Caltanissetta, in attesa di una pronuncia per un suo trasferimento in Egitto. Domani verrà depositato il ricorso per evitare che questo accada.