Il mercato immobiliare, negli ultimi anni, ha attraversato una fase complessa e spesso contraddittoria. Dopo un periodo di forte instabilità, fatto di accelerazioni improvvise e frenate altrettanto brusche, il 2026 si presenta come un anno diverso nel tono e nel ritmo. Non è l’anno delle promesse roboanti né quello delle corse all’acquisto. È piuttosto l’anno della riflessione, della misura, della scelta consapevole.
Chi guarda oggi al mercato non lo fa più con l’ansia di “dover decidere subito”, ma con il desiderio di capire. Comprare o vendere casa torna a essere un progetto di vita e non una risposta emotiva a un contesto incerto. In questo scenario, parole come stabilità, fiducia e sostenibilità smettono di essere concetti astratti e diventano criteri concreti con cui le persone valutano le proprie decisioni.
Il 2026 non sarà ricordato come l’anno del boom immobiliare, ma potrebbe essere ricordato come l’anno in cui il mercato ha ritrovato una dimensione più umana. Una dimensione in cui il valore di una casa non è determinato solo dal prezzo, ma dalla sua capacità di inserirsi in un progetto di vita coerente.
La fiducia è una materia delicata. Basta poco per incrinarla e moltissimo tempo per ricostruirla. Nel mercato immobiliare, più che altrove, la fiducia non riguarda soltanto i numeri, i tassi o le condizioni economiche generali, ma si fonda soprattutto sulle relazioni umane. Comprare o vendere casa è una scelta che coinvolge la vita, i risparmi e spesso le aspettative di un’intera famiglia.
Il 2026 sembra segnare un cambio di passo. Non si respira euforia, ma un senso di maggiore equilibrio. Le persone tornano a fidarsi del processo di compravendita perché lo percepiscono più trasparente e meno esposto a sorprese improvvise. Cresce l’attenzione verso la figura dell’agente immobiliare competente, capace di spiegare, accompagnare e, soprattutto, dire le cose come stanno. Anche le valutazioni diventano più realistiche, ancorate al territorio e non a ipotesi ottimistiche scollegate dalla realtà.
Vendere o comprare casa non significa solo trovare un prezzo, ma comprendere il contesto, anticipare le criticità e accompagnare le persone in un percorso spesso emotivamente impegnativo.
Per comprendere davvero che cosa ci aspetta nel 2026 non bastano le analisi generali: serve lo sguardo di chi il mercato lo vive ogni giorno, a contatto diretto con persone, famiglie e immobili reali. Per questo abbiamo raccolto il punto di vista del Geom. Antoine Nappa, professionista con una lunga esperienza sul territorio torinese e titolare di Torinocase Sas, realtà storica dell’intermediazione immobiliare cittadina. Un osservatorio privilegiato, fatto di ascolto quotidiano, conoscenza profonda dei quartieri e capacità di leggere i cambiamenti prima che diventino numeri.
Che clima percepisce guardando al mercato immobiliare del 2026?
“Il clima che percepisco è decisamente più sereno rispetto agli anni passati. Non c’è quell’euforia un po’ artificiale che abbiamo visto in altri momenti storici, quando sembrava che qualsiasi immobile si vendesse da solo e in tempi record. Oggi c’è maggiore consapevolezza. Le persone arrivano in agenzia più informate, spesso dopo aver riflettuto a lungo, e soprattutto arrivano con delle domande precise. Vogliono capire, confrontare, valutare. Questo atteggiamento rende il lavoro più lineare e, soprattutto, porta a decisioni più solide, prese con la testa e non solo con l’emotività”.
Quanto conta oggi la fiducia nel rapporto con i clienti?
“Conta moltissimo, probabilmente più di qualsiasi altro fattore. Dopo anni complicati, segnati da incertezze economiche e da aspettative spesso disattese, le persone cercano prima di tutto trasparenza. Preferiscono una valutazione realistica subito, anche se magari più prudente, piuttosto che illusioni destinate a svanire dopo pochi mesi. La fiducia nasce dalla chiarezza e dalla capacità di dire le cose come stanno, spiegando bene opportunità e limiti di ogni operazione. È questo che crea rapporti duraturi e trattative che arrivano davvero a conclusione”.
Il tema del mutuo è ancora un freno?
“Molto meno rispetto al passato. Oggi il mutuo viene visto più come uno strumento da gestire con attenzione che come qualcosa da temere. C’è maggiore dialogo, sia con gli istituti di credito sia all’interno delle famiglie stesse, che affrontano la scelta in modo più responsabile. Non si cerca più di spingersi al limite massimo, ma di trovare un equilibrio sostenibile nel tempo. Questo approccio rende tutto il percorso più sereno e riduce anche il rischio di ripensamenti o difficoltà successive”.
La sostenibilità incide davvero sulle scelte?
“Sì, incide molto, ma in maniera concreta e pragmatica. Le persone non si fermano più solo all’etichetta energetica, ma vogliono capire quanto spenderanno realmente per vivere in quella casa, quanto sarà confortevole e quanto sarà facile mantenerla nel tempo. È un segnale di maturità del mercato. A Torino, in particolare, vediamo un grande interesse per immobili ben tenuti o ristrutturati con criterio, senza eccessi, ma con attenzione alla qualità della vita quotidiana”.
Un consiglio per chi vuole comprare o vendere nel 2026?
“Il consiglio è di affidarsi a professionisti che conoscono davvero il territorio. Ogni immobile ha una storia e ogni quartiere ha dinamiche proprie che non si possono cogliere solo da un annuncio online. Conoscere il contesto, i valori reali e le prospettive di una zona fa la differenza tra una scelta affrettata e una scelta giusta. Nel 2026 le opportunità ci sono, ma vanno affrontate con competenza e lucidità”.
Secondo lei il 2026 è un anno giusto per tornare a credere nel “mattone” come progetto di vita?
“Sì, credo di sì, ma con una visione diversa rispetto al passato. Oggi non si compra più casa pensando solo alla rivalutazione o al guadagno futuro, ma come parte di un progetto di vita più ampio. Il 2026 è un buon anno per chi cerca stabilità, per chi vuole mettere radici o fare un passo avanti con maggiore consapevolezza. Il mattone torna a essere un punto fermo, non una scommessa, e questo rende il mercato più sano e più vicino alle reali esigenze delle persone”.
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