Torino migliora sul fronte delle occupazioni di alloggi popolari. Non si è ancora a un livello “zero”, ma il trend negli ultimi anni è cambiato. Almeno questo è quanto emerge dai dati forniti da Città e Atc, l’Azienda Territoriale per la Casa.
Dopo l’impennata del 2020 il trend ha visto un miglioramento. Si è passati da 199 occupazioni alle 115 attuali, stando ai dati “freschi” forniti in commissione comunale. Un’accelerata dovuta anche al tavolo tecnico permanente, sancito da un protocollo in Prefettura, che incrocia il monitoraggio degli alloggi con il lavoro dei servizi sociali e l’intervento delle forze dell’ordine. Nella quasi totalità le attuali occupazioni riguardano persone fragili. Qui, la macchina degli “sgomberi” deve avvenire con attenzione e con un sistema integrato tra più forze, dal sociale a quello di ordine pubblico.
Tutti i “fragili” nelle occupazioni
In soldoni attualmente 97 coinvolgono minori, 5 riguardano persone con disabilità e 16 vedono la presenza di adulti in condizioni di estrema fragilità. La distribuzione territoriale appare omogenea tra le aree più popolose, con una media di circa 30 casi per ogni circoscrizione tra quelle storicamente più colpite dal fenomeno (la 2, la 5 e la 6).
Una “vittoria” politica?
Quello delle occupazioni resta un tema intrinsecamente politico, al centro del braccio di ferro tra visioni opposte sulle politiche abitative. Oggi, però, entrambi i fronti rivendicano il successo della propria strategia. Da una parte, l’assessore regionale Maurizio Marrone e il presidente di Atc Maurizio Pedrini (uniti dalla stessa area politica) inneggiano alla 'guerra agli abusivi'. Dall'altra, l’assessore comunale alle Politiche Sociali Jacopo Rosatelli (AVS) rivendica l'efficacia della 'moral suasion', utilizzata per gestire con un approccio soft le criticità delle case popolari. Una linea condivisa anche dall'assessore alla Sicurezza Marco Porcedda: l'ex carabiniere, tecnico in quota PD, conferma infatti come la maggior parte degli interventi sia avvenuta senza turbative per l’ordine pubblico.
Gli alloggi "liberati"
Sul fronte dei recuperi, il trend degli ultimi anni mostra un'attività costante: dai 106 alloggi liberati nel 2023 si è passati ai 130 del 2025, mentre nei primi due mesi del 2026 sono già 10 i recuperi effettuati (di cui uno sventato prima che l'occupazione venisse portata a termine). Come confermato da Porcedda attualmente la percentuale di occupazione si aggira intorno al 5,5% del patrimonio immobiliare. Mentre Marrone e Pedrini parlano di un calo delle occupazioni abusive del 64% nell’ultimo periodo.
Il costo dell'occupazione
Come confermato da Atc, l'azione si concentra anche sulla prevenzione attraverso sistemi di difesa passiva, quali infissi blindati, dispositivi antintrusione e allarmi elettronici. Blindare gli stabili ha però un costo: solo per queste dotazioni l’ente ha già investito 450 mila euro. A ciò si aggiunge il servizio di reperibilità tecnica h24, fondamentale per intercettare tempestivamente le violazioni. Il conto finale resta comunque salato: per ogni appartamento occupato, Atc stima una spesa tra i 10 e i 20 mila euro, inclusi i costi di ristrutturazione.
Nessuno paga le multe
A queste cifre si sommano i danni indiretti: atti vandalici a citofoni, ascensori, vetrate e presidi antincendio, oltre agli oneri per lo sgombero dei materiali accumulati nelle cantine (come dimostrato dal recente intervento in via Ghedini).
Ma chi paga davvero? Sebbene per chi occupa sia prevista una sanzione pecuniaria, nei fatti quasi nessuno salda il corrispettivo, lasciando i costi a carico della collettività.
Gli interventi dell’ultimo anno
Atc ha dato conto degli interventi, a suo dire più significativi, partendo dal quartiere Madonna di Campagna, presso il complesso delle Torri in corso Grosseto, un'operazione condotta tra lo scorso ottobre e ieri, che ha permesso la restituzione di 7 alloggi. Ma anche Mirafiori Nord, dove nella primavera del 2025 sono stati recuperati 9 appartamenti tra corso Agnelli e via De Bernardi. Nella zona di Vanchiglia l’intervento di marzo in via Faà di Bruno, dalle parti del Campus, che ha liberato l'intero complesso dai 5 alloggi occupati, mentre durante la scorsa estate l'azione in via Desana 19 ha riportato alla legalità 5 immobili che destavano forte preoccupazione tra i residenti.
Infine, nella zona di via Bologna 265-267, le operazioni della scorsa primavera hanno portato al recupero di 2 appartamenti, riducendo a uno solo il numero di unità ancora occupate nel complesso.