Moncalieri - 16 marzo 2026, 13:31

Autolavaggi 'selvaggi': lavoratori sfruttati e costretti a lavorare 12 ore al giorno con paghe da fame

Quattro le persone (tutte di origine marocchina) indagate per caporalato: le tre attività sospese in zona Lingotto, a Moncalieri e Nichelino

Foto generica d'archivio

Un intera famiglia di origine marocchina (madre e tre figli) è finita nei guai, indagata dalla Polizia con l'accusa di caporalato e sfruttamento del lavoro. Sequestrati i tre autolavaggi che gestiva, tra la zona Lingotto, Moncalieri e Nichelino.

Costretti a lavorare 12 ore al giorno

 Secondo gli investigatori, i gestori avrebbero reclutato lavoratori stranieri approfittando della loro condizione di difficoltà economica e sociale. Le persone coinvolte sarebbero state impiegate anche per 12-13 ore al giorno con paghe da fame, 30 euro la diaria. L’inchiesta, coordinata dal sostituto procuratore Francesco Pelosi, riguarda quindi anche l'intermediazione illecita di manodopera.

La denuncia di alcuni ex dipendenti

Pare che i lavoratori non avessero accesso a ferie, malattia o anche solo le minime tutele contrattuali. L’indagine, partita nell’agosto dello scorso, aveva avuto origine dalla segnalazioni di alcuni dipendenti alla Polizia locale.

"La vicenda di sfruttamento lavorativo all'interno di alcuni autolavaggi del torinese emersa oggi rappresenta una storia emblematica di illegalità, precarietà, violenza e lavoro nero sempre più diffusa nel nostro territorio. Mentre si celebra lo sviluppo del territorio, emergono condizioni di illegalità che favoriscono in maniera sistematica lo sfruttamento nel lavoro nero e illegale e tornano a far luce sulla mancanza di un'adeguata azione di controllo e prevenzione, alimentando quel senso di impunità che ha peggiorato in questi anni la condizione di lavoro in tanti settori di questa città", dichiara Federico Bellono, Segretario Generale Cgil Torino. 

Cgil: "Più controlli e regolarizzare i lavoratori"

"Accanto alla leva del controllo, servono interventi urgenti: in primo luogo, politiche pubbliche che partano dalle istituzioni locali in coordinamento con le organizzazioni di rappresentanza, al fine di aggredire un 'modello di impresa' che intossica il sistema economico del territorio”, conclude Bellono, chiedendo a gran voce di aumentare il numero degli ispettori, oltre a "a regolarizzazione la posizione di tante lavoratrici e tanti lavoratori sul nostro territorio, altrimenti condannati a vivere nel ricatto sui luoghi di lavoro e, più in generale, a non veder rispettata la propria dignità di persone".