Attualità - 22 marzo 2026, 18:25

La coperta come mezzo per arrivare al cuore di chi ha più bisogno

I volontari del pinerolese ‘Inclusion Lab’ da 5 anni aiutano i senzatetto di Torino, creando legami e stabilendo un contatto umano

Alcuni vivono in strada per conservare la loro autonomia, altri sono scoraggiati dalle lungaggini burocratiche. Per riscaldarli, durante l’inverno, ‘Inclusion Lab’ dona loro delle coperte in cui potersi riparare e poter riposare nelle gelide notti torinesi.
L’iniziativa del laboratorio pinerolese è nata 5 anni fa, durante il Covid: “A quel tempo i dormitori pubblici potevano accogliere un numero ridotto di persone e molti senzatetto rimanevano per strada” spiega l’educatore Marco Tealdo. Il progetto si è sviluppato nel tempo e oggi le spedizioni a Torino, per aiutare i senza fissa dimora si ripetono due o tre volte al mese. I volontari sono una quarantina, ma crescono di anno in anno, e sono stati coinvolti diversi giovani.

Durante queste serate, i volontari incontrano le persone che vivono in strada, distribuendo coperte e bevande calde e soprattutto fermandosi per uno scambio di parole.

“La relazione che si crea con le persone che incontriamo è il vero motore di questo progetto, ciò che accende legami e costruisce ponti. La coperta è soltanto il mezzo per arrivare a quel contatto umano che per noi è centrale” sottolinea Tealdo.

Molti di loro sono stranieri e le loro storie sono diverse: “Alcuni tra loro scelgono consapevolmente di vivere ai margini, per preservare la propria autonomia e non dipendere da nessuno – descrive l’educatore –. Altri invece, si trovano in quella condizione perché il sistema di assistenza è spesso complesso e difficile da affrontare. Le procedure burocratiche necessarie per accedere ai dormitori o ai servizi di accoglienza possono risultare così lunghe e pesanti da scoraggiare molti, spingendoli ad abbandonare il percorso prima ancora di riuscire a entrarvi”.

Negli anni si sono creati anche legami duraturi come con Marius, un signore rumeno che vive stabilmente in un sottopasso vicino alla Mole: “Con lui c’è una continuità emotiva perché vivendo sempre nel solito posto si è creato un rapporto e un confidenza reciproca, si è aperto raccontando loro la sua storia e da allora si chiacchera e ci si racconta a vicenda”.

Martina De Mieri