Alcuni vivono in strada per conservare la loro autonomia, altri sono scoraggiati dalle lungaggini burocratiche. Per riscaldarli, durante l’inverno, ‘Inclusion Lab’ dona loro delle coperte in cui potersi riparare e poter riposare nelle gelide notti torinesi.
L’iniziativa del laboratorio pinerolese è nata 5 anni fa, durante il Covid: “A quel tempo i dormitori pubblici potevano accogliere un numero ridotto di persone e molti senzatetto rimanevano per strada” spiega l’educatore Marco Tealdo. Il progetto si è sviluppato nel tempo e oggi le spedizioni a Torino, per aiutare i senza fissa dimora si ripetono due o tre volte al mese. I volontari sono una quarantina, ma crescono di anno in anno, e sono stati coinvolti diversi giovani.
Durante queste serate, i volontari incontrano le persone che vivono in strada, distribuendo coperte e bevande calde e soprattutto fermandosi per uno scambio di parole.
“La relazione che si crea con le persone che incontriamo è il vero motore di questo progetto, ciò che accende legami e costruisce ponti. La coperta è soltanto il mezzo per arrivare a quel contatto umano che per noi è centrale” sottolinea Tealdo.
Molti di loro sono stranieri e le loro storie sono diverse: “Alcuni tra loro scelgono consapevolmente di vivere ai margini, per preservare la propria autonomia e non dipendere da nessuno – descrive l’educatore –. Altri invece, si trovano in quella condizione perché il sistema di assistenza è spesso complesso e difficile da affrontare. Le procedure burocratiche necessarie per accedere ai dormitori o ai servizi di accoglienza possono risultare così lunghe e pesanti da scoraggiare molti, spingendoli ad abbandonare il percorso prima ancora di riuscire a entrarvi”.
Negli anni si sono creati anche legami duraturi come con Marius, un signore rumeno che vive stabilmente in un sottopasso vicino alla Mole: “Con lui c’è una continuità emotiva perché vivendo sempre nel solito posto si è creato un rapporto e un confidenza reciproca, si è aperto raccontando loro la sua storia e da allora si chiacchera e ci si racconta a vicenda”.














