I corsivi di Virginia - 27 marzo 2026, 10:15

IL DIRITTO DEL LAVORO PARLA AL FEMMINILE

Isabella Cuzzilla e Alessandra Gaido sfidano un ambiente “che ancora oggi parla soprattutto al maschile” e conquistano spazio con competenza e determinazione

Nel cuore della Crocetta a Torino, tra faldoni, sentenze e un mercato del lavoro che cambia più in fretta delle norme che lo regolano, due giovani avvocate raccontano storie di cambiamenti e nuove sfide professionali.

Isabella Cuzzilla e Alessandra Gaido, hanno creato uno studio legale centrato su un settore complesso e spesso difficile: il diritto del lavoro. Un ambito dalle mille sfumature, dove le sfide sono tante e le vittorie non si regalano.

Due donne, due passioni, un obiettivo: difendere i diritti dei lavoratori e delle imprese con competenza, metodo e una determinazione che non lascia indietro nessuno. In un ambiente che ancora oggi parla soprattutto al maschile, Cuzzilla & Gaido non si limitano a esercitare la professione: la interpretano con lucidità tecnica, sensibilità e una grinta rara, costruendo il loro spazio per merito e non usando scorciatoie.

Il loro Studio Legale è diventato un punto di riferimento per chi cerca una tutela concreta e combattiva. Ogni caso è una battaglia da affrontare con rigore ma anche con umanità e con l’ascolto dovuto. Non  lasciano spazio all'improvvisazione e puntano tutto sul merito e sulla presenza costante al fianco dei loro assistiti. Come mi hanno più volte affermato “il diritto del lavoro è fatto di equilibri, e noi siamo qui per aiutare a ristabilirli”.

Per capire meglio la loro visione, il loro percorso e le sfide che affrontano ogni giorno in un terreno come il diritto del lavoro in continua evoluzione, ho posto loro qualche domanda creando delle risposte a quattro mani.

Il diritto del lavoro è un terreno in continua evoluzione: quali sono oggi le battaglie più urgenti per tutelare davvero lavoratori e imprese?

“Il mercato del lavoro è diventato più fluido, più competitivo e spesso più fragile e per noi, tutelare i lavoratori dai licenziamenti illegittimi, è una priorità che oggi assume un peso ancora maggiore. Le strade tradizionali non bastano più: servono strumenti rapidi, efficaci e realmente accessibili per chi subisce un’ ingiustizia. Allo stesso tempo, però, è fondamentale garantire alle imprese un quadro normativo chiaro e strumenti adeguati per intervenire quando si trovano di fronte a lavoratori inadempienti o che violano gravemente i loro doveri. La vera sfida è trovare un equilibrio praticabile: un sistema che non penalizzi chi lavora correttamente, né da una parte né dall’altra. In questo senso, la nostra battaglia quotidiana è promuovere una cultura del lavoro basata sulla responsabilità reciproca, sulla trasparenza e sulla certezza del diritto, affinché il conflitto non sia l’unica strada, ma l’ultima.”

Qual è la sfida professionale che vi ha messe più alla prova e cosa vi ha insegnato sul vostro modo di esercitare la professione?

“Tantissime sono state le sfide che abbiamo dovuto affrontare ovvio…Quella più difficile? E’stata quella di farci valere e riconoscere come professioniste in un contesto che, pur non essendo numericamente dominato dagli uomini, resta profondamente modellato su logiche, dinamiche e aspettative maschili. Non si tratta solo di superare pregiudizi espliciti, ma di riconoscere e smontare meccanismi culturali radicati, spesso invisibili, che influenzano il modo in cui noi, come avvocate donne, veniamo percepite e valutate. Questa presa d’atto ci ha insegnato a non adattarci passivamente. Abbiamo cercato di trasformare ciò che poteva essere un limite in un punto di forza: la nostra prospettiva diversa, il nostro modo di comunicare, la nostra capacità di ascolto e di mediazione sono diventati elementi distintivi del nostro approccio. Abbiamo imparato che essere preparati è imprescindibile, ma non basta: serve anche determinazione, lucidità e la volontà di occupare lo spazio professionale che ci spetta, senza chiedere il permesso”.

Essere giovani e donne e avere un vostro Studio Legale per una materia così delicata: quali pregiudizi avete incontrato e come li avete trasformati in forza?

“I pregiudizi incontrati sono gli stessi appena rilevati nella risposta precedente: l’idea che la giovane età equivalga a inesperienza, che l’essere donna sia sinonimo di minor autorevolezza, che la gestione di un contenzioso complesso richieda necessariamente un approccio “duro” e tradizionale. Invece di restare passivi, abbiamo scelto di leggerli come indicatori di quanto fosse necessario un cambiamento. Ogni volta che qualcuno dubitava delle nostre capacità, abbiamo risposto con la qualità del nostro lavoro; ogni volta che ci veniva chiesto di “dimostrare di più”, abbiamo trasformato quella richiesta in un’opportunità per far emergere la nostra preparazione. Oggi abbiamo capito che ciò che ci rende diverse è esattamente ciò che ci rende invece efficaci: la nostra identità non è un ostacolo, ma un valore aggiunto che arricchisce il modo in cui affrontiamo i casi e accompagniamo i clienti durante il percorso”.

Il vostro Studio segue clienti molto diversi tra loro: qual è il vostro approccio per far sentire ogni persona realmente sostenuta e rappresentata?

“Il nostro metodo parte sempre dall’ascolto. E’ importante comprendere chi abbiamo davanti, quali sono le sue esigenze, le sue fragilità e le sue aspettative. Questo è il primo passo fondamentale per costruire una strategia realmente efficace. Non esistono soluzioni standard, perché non esistono persone standard. Disegniamo su ogni cliente la migliore assistenza possibile, calibrando linguaggio, tempi, modalità di comunicazione e approccio tecnico. Siamo d’accordo con il filosofo Rousseau quando affermava che “bisogna trattare diversamente le situazioni diverse”: un principio che nel diritto del lavoro è più attuale che mai. Questo significa essere presenti, chiari, sinceri e soprattutto coerenti: il cliente deve percepire che non è un numero, ma una storia che merita attenzione e rispetto. È così che si costruisce fiducia, ed è così che si ottengono risultati”.

Guardando al futuro, quale cambiamento vorreste vedere nel mondo della giustizia e quale contributo sperate di dare come studio legale?

“Vorremmo vedere un sistema giudiziario più professionale, più competente e più responsabile in ogni sua componente: giudici, avvocati, parti e consulenti. Il processo è già un meccanismo complesso, e alcune volte imprevedibile, e quando manca la preparazione o la serietà di uno solo degli attori coinvolti, l’intero ingranaggio si inceppa. Il nostro contributo, inteso come Studio Legale, a partire dalla consulenza preventiva fino alla gestione del contenzioso, è quello di portare rigore, etica e chiarezza in ogni fase del lavoro. La giustizia non deve essere solo un luogo di scontro, ma un percorso che, se ben gestito, può restituire equilibrio e dignità. Il nostro obiettivo è continuare a essere un punto di riferimento per chi cerca non solo una difesa tecnica, ma un accompagnamento consapevole e trasparente”.

In un settore ancora dominato dagli uomini, qual è stato il momento in cui avete capito che potevate non solo “stare al tavolo”, ma guidarlo?

“Ne siamo stati consapevoli da subito. Non ci siamo mai lasciate intimidire dalla presenza maschile né abbiamo accettato ruoli marginali solo perché “così funziona”. Abbiamo creato il nostro spazio con determinazione, senza aspettare che qualcuno ce lo concedesse. Abbiamo studiato, ci siamo formate con determinazione e impegno. Ogni caso vinto, ogni cliente soddisfatto, ogni confronto professionale affrontato con lucidità ha rafforzato la certezza che non solo avevamo il diritto di stare al tavolo, ma anche la capacità di guidarlo. Oggi sappiamo che la leadership non è, e non deve essere solo una questione di genere, ma di visione, competenza e coraggio: qualità che abbiamo coltivato e che continuiamo a coltivare e a mettere al servizio del nostro lavoro”.



 

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Virginia Sanchesi