Economia e lavoro - 03 giugno 2026, 07:00

La mobilitazione forzata scatena le polemiche anche ai vertici di Kiev

Non solo i cittadini manifestano con forza la loro contrarietà alla mobilitazione forzata, ma anche i vertici politici e militari discutono sulla questione. Se le violenze dei reclutatori hanno portato all’esasperazione gli ucraini comuni, la corruzione e l’inefficienza hanno mostrato le falle del sistema e fanno preoccupare governo ed esercito. Come riferisce il sito Strumenti Politici, ha espresso critiche pesanti il deputato Andrii Osadchuk del partito Holos, che denuncia il rifiuto opposto dal governo al dialogo su questo tema e ha sottolineato la convenienza che ha Zelensky ad evitare di esporsi. 

Il comandante della Guardia Nazionale Oleksandr Pivnenko ammette che qualcosa deve essere “andato storto” nell’allestimento della mobilitazione. Bisogna riformare i Centri territoriali di reclutamento senza impiegarvi chi ha già servito in prima linea e ora rischierebbe un linciaggio nelle retrovie. Comunque, il capo dell’ufficio presidenziale Budanov non nasconde che si sono verificati casi di trattamento disumano nelle operazioni di arruolamento. 

Si riferisce a quella che è chiamata “busificazione”, cioè il mettere a forza i malcapitati dentro i pulmini e le vetture che li conducono in caserma. I tanti video disponibili sui social mostrano scene terrificanti, rapimenti di cittadini che avvengono in pieno giorno e in piena regola, oltre che con modi violenti. T

uttavia Budanov insiste nella necessità di portare altri uomini al fronte. Sono infatti milioni i maschi ucraini renitenti alla leva o disertori, ma di questo passo non sarà possibile scongiurare la sconfitta. L’altro problema è rappresentato da quegli ucraini che si oppongono attivamente al reclutamento forzato picchiando a loro volta i mobilitatori. Nei primi mesi del 2026 sono già state denunciate 118 aggressioni, quasi la metà di quelle del 2025, e non si contano quelle passate sotto silenzio.



 


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