C’era una volta la Torino d’agosto che non dormiva mai, o almeno non del tutto. Quella dove, mentre le serrande dei negozi e dei bar tradizionali andavano giù una dopo l'altra per le classiche vacanze estive, a tenere accesa la luce della città ci pensavano quasi esclusivamente le attività gestite da cittadini stranieri. Kebabbari, ristoranti cinesi, minimarket e sartorie etniche rappresentavano la certezza rassicurante per chi restava a presidiare il deserto d'asfalto cittadino.
Oggi quell'equazione non vale più. Con l'ingresso nelle due settimane centrali di agosto, Torino si scopre unita sotto un unico, universale cartello applicato sui vetri: "Chiuso per ferie".
Cambiano i tempi
A cambiare non sono solo i tempi, ma le abitudini e i modelli d'integrazione. Sempre più commercianti di prima e seconda generazione, ormai perfettamente inseriti nel tessuto economico e sociale della città, scelgono di allinearsi ai ritmi del calendario italiano. Basta fare un giro tra San Salvario, Aurora, Santa Rita o Mirafiori per accorgersene: le saracinesche ricoperte di scritte in varie lingue annunciano pause di due, tre, in certi casi persino quattro settimane.
I primi a concedersi il meritato riposo sono i titolari dei locali di ristorazione veloce. I kebab di quartiere, un tempo presidio imbattibile di mezzanotte anche la notte di Ferragosto, quest'anno hanno abbassato la saracinesca per far riposare griglie e spiedi. Stessa sorte per i ristoranti cinesi di lungo corso, molti dei quali approfittano della pausa estiva per organizzare lunghi viaggi di rientro in patria e far visita alle famiglie d'origine, o semplicemente per concedersi qualche settimana di relax al mare o in montagna.
Il commercio che riposa
Non si tratta solo di ristorazione. La tendenza coinvolge anche il piccolo commercio e l'artigianato di servizio: le sartorie cinesi di quartiere, i negozi di riparazione telefonica e i piccoli minimarket etnici sospendono le attività per tutta la metà del mese.
Le motivazioni sono duplici. Da un lato c'è un calo fisiologico dei consumi e dei residenti nei quartieri durante le settimane clou dell'esodo estivo; dall'altro emerge un chiaro cambio culturale. Il lavoro a orario continuato 365 giorni all'anno lascia progressivamente il passo alla ricerca di un miglior equilibrio tra vita professionale e privata, esattamente come avviene per qualsiasi altra impresa familiare.
Per i torinesi rimasti in città - tra chi lavora, chi attende i turni di fine mese e i turisti in visita al Museo Egizio o alla Venaria - trovare un caffè o un pasto veloci richiede ora un pizzico di pianificazione in più. Torino ad agosto va in vacanza per davvero, ma non sarà comunque difficile trovare qualcuno aperto.