A sei mesi dal primo via libera del Comune, il progetto per trasformare l’area dell'ex Ilte di Moncalieri in uno dei più grandi poli italiani per i data center entra nella fase decisiva. La società promotrice ha infatti depositato il Piano esecutivo convenzionato, il documento che mette nero su bianco dimensioni, caratteristiche e modalità di realizzazione dell’intervento.
Un progetto faraonico
Il piano prevede la costruzione di quattro edifici, destinati a ospitare data center per una potenza complessiva di circa 384 megawatt. La potenza elettrica totale dell’insediamento potrebbe invece arrivare fino a 576 megawatt. Si tratta di numeri di assoluto rilievo, che fanno dell’operazione una delle più importanti in Italia nel settore dei centri di elaborazione dati e ridisegnano in maniera significativa il progetto di riconversione presentato lo scorso marzo.
L’area ha alle spalle una lunga storia industriale. Fondata nel 1975, l’Ilte è stata per decenni uno dei principali stabilimenti tipografici del territorio, specializzato nella stampa di quotidiani, riviste, periodici ed elenchi telefonici. La progressiva crisi dell’industria della stampa ha però portato a un ridimensionamento dello stabilimento, fino alla chiusura definitiva nel 2016.
Ridare vita a un'area industriale dismessa
Ora il progetto punta a riportare in attività una delle più grandi aree industriali dismesse di Moncalieri. La nuova destinazione potrebbe generare circa 500 posti di lavoro, restituendo così una funzione produttiva a un sito rimasto inutilizzato per anni. Le dimensioni dell’intervento, tuttavia, portano con sé una serie di interrogativi che dovranno essere affrontati nelle prossime fasi. Al centro del confronto ci saranno soprattutto il fabbisogno energetico, le infrastrutture necessarie per garantire l’alimentazione dei nuovi edifici, il consumo di risorse e l’impatto sul territorio, oltre alle necessarie misure di compensazione ambientale legate alla realizzazione di un data center di dimensioni straordinarie.
Proprio su questo punto ha espresso forti dubbi Valentina Cera di AVS, consigliera regionale espressione della Cintura sud di Torino. "Come Alleanza Verdi e Sinistra non siamo contrari alla transizione digitale né allo sviluppo etico, governato e sostenibile delle nuove tecnologie. Ma prima di autorizzare infrastrutture di queste dimensioni devono esserci garanzie solide, misurabili e verificabili ex ante".
"Vogliamo sapere prima e non dopo"
"Vogliamo sapere prima e non dopo. Non bastano dichiarazioni di sostenibilità o compensazioni annunciate: servono parametri pubblici, dati accessibili, soglie precise, monitoraggi indipendenti, controlli verificabili e partecipazione della cittadinanza. E soprattutto non possiamo accettare che ogni Comune venga lasciato solo a negoziare con soggetti economici di dimensione globale", ha aggiunto l'esponente della sinistra. "Sui territori devono decidere i territori, sulla base di informazioni complete e garanzie certe. Non le Big Tech".