Economia e lavoro - 06 ottobre 2026, 11:36

La beffa di Mirafiori: i numeri sono ottimi, ma il futuro è nero. “Difficile superare 60mila vetture nel 2026”

La produzione Stellantis in tutta Italia mostra un’accelerazione fino a giugno, quindi la frenata. Uliano: “A Torino serve un nuovo modello che non sia la 500”

Al centro Ferdinando Uliano, segretario Fim Cisl

Tutto bene fino a giugno. Poi la frenata, brusca e quasi improvvisa. E un futuro che non promette bene (e stride pesantemente con le cifre). Ha il sapore della beffa, il bilancio del terzo trimestre di Fim Cisl sui volumi di produzione Stellantis negli stabilimenti italiani. Perché le statistiche parlano di un aumento della produzione di autovetture del 36,7% su scala nazionale, rispetto allo stesso periodo del 2025. E Mirafiori segna addirittura un +151,1%, con  46.323 vetture realizzate.

“Il 2025 è stato un anno coi i risultati tra i peggiori della storia di Stellantis e addirittura di Fiat - sottolinea Ferdinando Uliano, segretario generale Fim Cisl -. Basta poco per avere una crescita positiva, ma negli anni precedenti al 2025 la situazione era ben diversa. C’è un’inversione di tendenza, ma ci sono criticità evidenti per il 2026 e i risultati non saranno quelli attesi della nuove produzioni”.

Fermi e cassa a Mirafiori

Il presente, come ormai è tristemente noto, dice tutt’altro: ferie estive prolungate, fermi produttivi in sequenza e addirittura il ritorno della cassa integrazione all’interno dello stabilimento torinese (due settimane nel mese di ottobre). La spinta propulsiva della 500 ibrida sembra esaurita, insomma. Anche se a febbraio sono state inserite 600 nuove persone e da marzo era addirittura scattato il secondo turno.

“È evidente - dice ancora Uliano - che il target di Stellantis per il 2026 non sarà raggiunto e analizzando l’attuale produzione è probabile che ci si attesti intorno alle 60mila unità”. “È evidente che lo stabilimento torinese non può sostenersi basandosi su un unico modello, la 500, pensiamo sia indispensabile assegnare una seconda vettura. Non si potrà arrivare alle 100mila unità e, nella migliore delle ipotesi, non si supereranno le 60mila unità”, prosegue Uliano. “Mancanza di materiali, ma anche ordinativi inferiori alle attese sono le ragioni alla base di questo momento. Non si può pensare che Mirafiori si basi su un unico modello, anche se in versioni diverse: è un caso unico in Italia”.

Futuro lontano

Appaiono così molto lontani gli orizzonti temporali che prevedono nel 2027 l’arrivo di una 500 elettrica equipaggiata con batterie Stellantis, mentre fissa al 2030 il debutto della nuova generazione della 500e. “Questo non cancella la necessità di una maggiore integrazione di produzione per lo stabilimento di Mirafiori: siamo preoccupati perché se la situazione rimane in questi termini sono a rischio anche il raddoppio dei turni e i lavorati inseriti lo scorso mese di febbraio e che invece vanno confermati” conclude Uliano.

Richieste all’azienda

Più in generale, ragionando in termini di piano industriale, “chiederemo all’azienda un rafforzamento delle produzioni a livello italiano, soprattutto a Mirafiori insieme a Cassino. E ci aspettiamo che si attengano all’impegno di non chiudere stabilimenti in tutta Italia”, conclude Uliano. “Quanto all’elettrificazione, siamo sicuri che la strada sia quella, ma non bisogna abbandonare quell’approccio di neutralità tecnologica che permetta la sostenibilità non solo ambientale, ma anche sociale e occupazionale”.