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Economia e lavoro | 22 settembre 2026, 13:24

A Mirafiori torna la cassa integrazione, otto mesi dopo. Stop dal 19 al 30 ottobre alle Carrozzerie. "Siamo stati facili profeti"

Sindacati in trincea per un annuncio che era nell'aria, dopo la pausa estiva prolungata e gli stop produttivi. "Serve un secondo modello". Cera (Avs): "Le avvisaglie c'erano tutte. Basta immobilismo"

Dopo gli stop torna la cassa a MIrafiori

Dopo gli stop torna la cassa a MIrafiori

Dopo le sospensioni produttive, arriva la cassa. O meglio, torna: dopo appena 8 mesi. Le previsioni più pessimistiche dei sindacati sono diventate realtà, a Mirafiori. In particolare, l'azienda ha comunicato ai rappresentanti dei lavoratori che la cassa ordinaria sarà in atto dal 19 al 30 ottobre alla Carrozzeria, ma si teme che possa riguardare anche altri settori come le Presse.

"Sono passati solo otto mesi da quando la cassa integrazione è cessata in Carrozzeria. Otto mesi comunque intervallati da fermi produttivi settimanali iniziati nel mese di giugno e peraltro con il periodo di ferie che è stato prolungato - commentano il segretario generale della Fiom di Torino Edi Lazzi e il responsabile della Fiom di Mirafiori Gianni Mannori -. Resta il fatto  che dopo questo breve periodo di lavoro è arrivata la richiesta della cassa integrazione con il completo stop produttivo che rischia di essere il primo di una lunga serie mettendo anche a rischio la conferma dei 400 ragazzi interinali che lavorano in Carrozzeria. Rimarchiamo il fatto che, con questo stop, siamo al diciannovesimo anno consecutivo in cui le lavoratrici e i lavoratori sono collocati in cassa integrazione. Siamo così, per l'ennesima volta nel tunnel della cassa che, come sempre, pagheranno sulla loro pelle le lavoratrici e i lavoratori di Stellantis, ma anche quelli dell'indotto"

"Facili profeti"

"Siamo stati  facili profeti - aggiungono - indicando come rischio concreto il ritorno degli ammortizzatori sociali che sono stati richiesti dall'azienda non certo per la mancanza di componenti, come Stellantis ha cercato di far credere, ma per le scarse vendite dell'unico modello prodotto, come invece sostenuto dalla Fiom di Torino. Per questa ragione contnuiamo a battere sul concetto che un solo modello non basta. Adesso è urgente un incontro tra sindacato, azienda e istituzioni a tutti i livelli per trovare al più presto soluzioni per Mirafiori e Torino in generale, finalizzate a contrastare il declino che il nostro territorio sta attraversando da troppo tempo".

"Serve un secondo modello"

"L’annuncio da parte di Stellantis dell’apertura di due settimane di cassa integrazione a fine ottobre per i lavoratori di Mirafiori Carrozzeria è la prova di quanto sia ancora dura la crisi da attraversare e della necessità di allocare nello stabilimento torinese la produzione di un secondo modello, per poter arrivare a una sua stabile saturazione", aggiungono Gianluca Ficco, segretario nazionale Uilm responsabile del settore auto e Luigi Paone, segretario generale della Uilm di Torino. "Le difficoltà che stanno sorgendo - spiegano - sulla linea di produzione della Fiat 500 ibrida, che ricordiamo è stata introdotta proprio su richiesta delle organizzazioni sindacali e affiancata alla produzione della 500 elettrica, non ci impediranno comunque di chiedere a Stellantis un confronto finalizzato alla stabilizzazione dei lavoratori somministrati a Mirafiori e, più in generale nell’area di Torino, che oggi conta oltre 1.100 temporanei. Siamo infine in attesa anche di un incontro su Teksid, che chiarisca i dettagli del piano di investimenti necessario a risolvere i problemi organizzativi e ad accompagnare la salita produttiva, con la auspicata stabilizzazione dei lavoratori somministrati".

"La crisi che abbiamo di fronte - rimarcano Ficco e Paone - è ancora durissima. Prima di dicembre confidiamo in un incontro con Stellantis che chiarisca gli ultimi aspetti del piano industriale. Al contempo però dobbiamo riprendere il confronto istituzionale per chiedere di interrompere quella guerra contro l’automotive che proprio la politica paradossalmente ha ingaggiato. Dobbiamo di fatto, in sede europea, cambiare le regole autolesioniste sull’elettrificazione, che oggi purtroppo non salvano il pianeta, ma colpiscono l’industria; in sede nazionale, al contempo, dobbiamo correggere alcune storture, a partire da un costo dell’energia abnorme e dall’assenza di strumenti adeguati per affrontare efficacemente il problema dei lavoratori con ridotte capacità lavorative".

"La richiesta di due settimane di Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria (CIGO) per la fine di ottobre evidenzia primi segnali di difficoltà che avevamo già riscontrato nei mesi precedenti", dicono Ferdinando Uliano, segretario generale Fim Cisl e Stefano Boschini, coordinatore nazionale automotive. "In questa fase – proseguono i sindacalisti – è fondamentale che l'azienda agisca con decisione sul piano della strategia commerciale per sostenere e rafforzare la domanda sia sulla 500 elettrica che sulla versione ibrida. Parallelamente, chiediamo con forza che vengano messi in atto tutti gli sforzi necessari per offrire garanzie e tutela ai circa 400 lavoratori somministrati che sono stati inseriti proprio per consentire la partenza del secondo turno".

"Ogni nuova fermata produttiva a Mirafiori conferma quanto sia urgente intervenire sulle condizioni che stanno mettendo sotto pressione l’intero comparto automotive europeo. Non possiamo continuare a pensare che l’industria possa reggere regole sempre più stringenti, tempi della transizione scollegati dall’andamento reale del mercato e, soprattutto, costi energetici che devono essere drasticamente abbattuti se vogliamo continuare a produrre e investire in Italia e in Europa", dichiara Lillo Taormina, componente della segreteria territoriale Fismic Piemonte. "Mirafiori ha bisogno di volumi, nuovi modelli e continuità produttiva, ma tutto questo deve poggiare su un sistema industriale competitivo. Abbattere il costo dell’energia e rivedere le regole che oggi frenano il settore non è più rinviabile. Altrimenti continueremo a discutere di cassa integrazione e fermate produttive invece che di crescita, investimenti e nuova occupazione".

"La 5oo Ibrida rappresentava una speranza concreta per il rilancio di Mirafiori - dicono il segretario Generale Aqcfr Giovanni Serra e il responsabile territoriale dell’area torinese, Fabrizio Amante-. L’avvio della 5oo Ibrida e il ritorno del secondo turno avevano alimentato aspettative importanti tra i lavoratori, dopo anni di sacrifici e di utilizzo continuo degli ammortizzatori sociali. La notizia di oggi non cancella definitivamente quelle aspettative, ma certamente le ridimensiona e pone interrogativi ai quali Stellantis deve dare risposte chiare. Non possiamo pensare che il rilancio di Mirafiori possa essere accompagnato ancora a lungo da fermate produttive e Cassa Integrazione. Occorre conoscere quali volumi siano realmente previsti per la 5oo Ibrida ed Elettrica nei prossimi mesi e quali iniziative l’Azienda intenda assumere per garantire continuità produttiva e occupazionale. A questo punto riteniamo ancora più evidente che il solo modello 5oo non possa essere sufficiente a garantire il futuro industriale di Mirafiori. Servono nuovi investimenti e soprattutto l’assegnazione di un ulteriore modello, capace di affiancare le produzioni attuali e assicurare volumi adeguati e continuità allo stabilimento". 

"Le avvisaglie c'erano tutte"

Anche il mondo della politica reagisce alla notizia, ormai nell'aria da settimane. Come dice Valentina Cera, consigliera regionale di Avs: "Le avvisaglie c’erano tutte, le interrogazioni che abbiamo presentato in Consiglio per tentare di svegliare dal disinteressato torpore questa giunta regionale, ormai non si contano più. Un solo modello, che per di più non vende, non può bastare a Mirafiori e al suo indotto. Stellantis prende in giro Torino e il Piemonte e può farlo nel silenzio assordante di governo e regione. Dismettono e lasciano il nostro territorio a vivere il declino, senza alcun richiamo alle sue enormi responsabilità da parte della Regione che evidentemente non è in grado di mettere in campo serie politiche industriali per tutelare lavoratrici e lavoratori, anche stavolta lasciati soli. Nessun rilancio, nessun annuncio in grande stile di Zes (già tramontata) o di accelerazione industriale cambiano la realtà di chi lavora nell’automotive in Piemonte: cassa integrazione, chiusure, svendite e perdita di prospettive future per migliaia di famiglie. Staranno zitti a guardare anche oggi? O finalmente qualcuno della giunta regionale chiederà a Stellantis di tornare a produrre qui? Chiederanno un nuovo modello ed investimenti per una nuova linea di produzione? O saranno in grado di portare qui un nuovo produttore? Per ora Byd ha detto che preferisce Francia o Spagna. Questa inerzia non è più sopportabile né sostenibile per il Piemonte".

Massimiliano Sciullo

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