Scuola e formazione - 04 giugno 2019, 16:00

Dal cinema ai libri, fino alla tv: l'integrazione degli stranieri passa anche dai consumi culturali

L'Università di Torino, con la professoressa Alessandra Venturini, è capofila di uno studio che rivela gusti e preferenze di vari gruppi di migranti, ma anche i possibili effetti sulla loro capacità di adattarsi al Paese che li ospita

Dal cinema ai libri, fino alla tv: l'integrazione degli stranieri passa anche dai consumi culturali

I cittadini di origine cinese non accedono a risorse come la televisione, mentre immigrati di origine moldava, rumena o ucraina hanno decisamente meno difficoltà di fronte a spettacoli cinematografici o teatrali rispetto a bengalesi o egiziani. Per chi è arrivato nel nostro Paese dal Perù, invece, la musica e la danza rappresentano due dei maggiori canali di comunicazione culturale.

Sono questi alcuni dei risultati dello studio sul rapporto tra il "consumo" culturale dei migranti e la loro capacità di integrazione nella società che li accoglie. Una ricerca che vede l'Università di Torino in prima fila, grazie al suo Dipartimento di Economia e Statistica e la collaborazione con il Migration in Europe Jean Monnet Module.

Gli esiti, su scala per ora nazionale, sono stati presentati questa mattina al Campus Einaudi in occasione del convegno "Migrant consumption of Cultural goods: hypotheses and evidence". Ma presto l'analisi scenderà più in dettaglio, andando a scandagliare il territorio torinese. Anche perché nell'ultimo decennio sono proprio i fenomeni migratori ad aver assunto un'importanza globale: la popolazione immigrata rappresenta, oggi, oltre il 10% della popolazione totale nei Paesi avanzati (dati Onu del 2016).

Dunque l’integrazione degli immigrati è un tema in cima all’agenda dei politici, vengono realizzati svariati interventi di integrazione, ma spesso rimane una distanza culturale. L'obiettivo dello studio è proprio fare da stimolo presso i decisori per politiche culturali mirate che possano contribuire a una maggiore integrazione tra la gente di origini diverse. Uno strumento per ridurre l'esclusione sociale, la povertà, ma anche possibili fenomeni di criminalità e devianti.

Scorrendo i dati, si scopre così che le nazionalità che più facilmente guardano i nostri programmi televisivi sono quelle di Macedonia, Polonia, Egitto, Ucraina e Albania. Mentre in coda alla classifica ci sono la Cina, il Bangladesh e l'India. Una situazione in cui probabilmente incide il fattore della lingua, barriera in alcuni casi più insormontabile di altri.
Per i libri, la situazione vede un accesso generalmente più limitato rispetto alla tv, con in coda Macedonia, Bangladesh e Cina, mentre sono lettori più assidui i migranti da Ucraina, Polonia, Moldavia e Marocco. Una condizione sostanzialmente simile per il cinema.

"I dati raccolti mostrano che esistono beni più accessibili con poche differenze di consumo per gruppo etnico, come per esempio la televisione, mentre per gli altri beni culturali, il consumo è molto limitato ed estremamente variabile per gruppo etnico. Più è limitato nel tempo, maggiore sarà la distanza linguistica e culturale", spiegano i responsabili del gruppo di studio coordinato dalla professoressa Alessandra Venturini.

Massimiliano Sciullo

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