Un passo per volta, senza correre, ma il Piemonte si è rimesso in marcia. Lo confermano i dati dell'ultima indagine della Banca d'Italia, che mostra numeri in risalita dopo tanti anni di sofferenza e in continuità con quanto si era già delineato lo scorso anno.
"Si conferma un consolidamento della ripresa - dice Luigi Capra, direttore della sede di Torino di Bankitalia - seppur frammentata. La domanda interna è cresciuta e così gli investimenti, anche grazie a situazioni patrimoniali migliori e agli incentivi fiscali. Anche il mercato del lavoro mostra una certa vivacità, mentre il credito procede più lentamente, soprattutto spinto dalla domanda da parte delle famiglie".
E accanto a un 2016 con segno più, anche le prospettive per il 2017 sono incoraggianti, pur tenendo ancora lontani i livelli pre-crisi. "L'attività produttiva vede rafforzamenti in tutti i settori - spiega Roberto Cullino, responsabile dell'ufficio studi di Bankitalia con Luciana Aimone e Cristina Fabrizi - e di conseguenza anche il fatturato sale, come ha fatto nel 2024 e nel 2015. E se la domanda interna ha fatto da motore, nella seconda metà dell'anno anche quella estera è tornata a salire".
Sempre più importante, pur in una regione a forte vocazione manifatturiera, il peso del turismo. Negli ultimi 15 anni è cresciuto molto di più rispetto ad altre aree simili al Piemonte. Soffre ancora, invece, il settore edile. Mentre uno degli effetti più evidenti del miglioramento complessivo è legato all'aumento del traffico merci sulle strade, segno che le imprese sono ripartite davvero.
In questa cornice, anche l'occupazione migliora e cresce per il terzo anno consecutivo (+2,3% nel triennio), trascinando con sé anche i redditi delle famiglie e i consumi.
Aumentano le assunzioni di lavoratori dipendenti e a tempo indeterminato, frutto soprattutto di stabilizzazioni di risorse assunte con contratti temporanei. E anche i giovani possono sorridere: tra i 15 e i 34 anni scende il tasso di disoccupazione, mentre sono di più i giovani che continuano a seguire percorsi formativi, mentre calano i cosiddetti NEET, ovvero chi non lavora, ma non cerca occupazione né studia.
La strada però è ancora lunga: l'occupazione pre-crisi è stata recuperata solo per metà, mentre i punti di Pil da recuperare sono ancora 10. La strada, tuttavia, sembra finalmente in discesa.





