I servizi non mancano, anzi, ma non sono distribuiti in maniera omogenea sul territorio. Non mancano inoltre diverse difficoltà, di vario grado, per accedervi. Questo è il quadro che emerge dalla ricerca interattiva portata avanti per il progetto triennale “Io sto bene qui... in montagna!”.
Il progetto vede come capofila del territorio Torre Pellice ed è stato finanziato con 396mila euro dall’Impresa sociale “Con i bambini”, nell’ambito del fondo nazionale per il contrasto alla povertà educativa, grazie ad altre risorse locali si è arrivati a oltre 700 mila euro. Un bel budget che va investito entro aprile 2021, quando si tireranno le somme di questa iniziativa che mira a creare un sistema educativo di Valle – come ha ricordato l’assessore all’Istruzione torrese Giovanni Borgarello –, sistema che coinvolgerebbe, oltre a Torre, Bobbio Pellice, Villar Pellice, Angrogna, Rorà, Lusernetta, Luserna, Bibiana e Bricherasio.
Intanto è già stato fatto un primo punto della situazione, a distanza di un anno dalla partenza. Nei giorni scorsi, alla Galleria Scroppo di Torre Pellice, Francesco D’Angella dello studio Aps di Milano ha presentato i risultati della ricerca interattiva portata avanti nei mesi scorsi con l’aiuto di laureati e laureandi del territorio: «Sono state coinvolte una cinquantina di famiglie della Vallata e una trentina di cosiddetti stakeholder, ovvero operatori interessati come pediatri, insegnanti, assistenti sociali e così via, che hanno espresso un desiderio intenso di partecipare a un processo di ripensamento delle politiche per l’infanzia».
“Io sto bene qui... in montagna!” ha diversi obiettivi concreti, uno fra tutti è aumentare di almeno il 50% il numero di bambini che frequentano il nido: oggi sono solo il 18% contro l’82% della scuola dell’infanzia.
La ricerca interattiva ha fatto emergere diverse considerazioni interessanti: i servizi sul territorio sono numerosi, anche se non distribuiti in maniera omogenea e non coordinati. Non mancano però difficoltà ad accedervi: la principale è il costo economico. Ma ci sono anche ragioni di organizzazione famigliare e problemi di trasporto o di orario. Spesso non viene poi colta la portata educativa di certi servizi (come nido o mensa) e manca una rete di sostegno tra famiglie.
Altro elemento che i genitori e gli operatori invocano è una maggiore circolarità delle informazioni: non esiste infatti una comunicazione coordinata e chiara di tutte le risorse che la Vallata offre nella fascia 0-6, dai luoghi di svago alle iniziative formative, passando per quelle di sostegno.
La giornata è servita anche per riflettere su alcuni temi: luoghi di incontro per i genitori e i bambini; un paese per le bambine e i bambini; più servizi per tutti (e più accessibili); come lavorare insieme (fare rete, co-progettare)? e qual è il valore educativo di un nido.
«Dai tre tavoli di discussione sono emersi spunti interessanti che i conduttori hanno raccolto – spiega Giorgio Salza, coordinatore del progetto – Riprenderemo le proposte dei verbali e le inoltreremo ai partecipanti del convegno, per portare avanti la discussione».







