"La seduta del Consiglio regionale di martedì ha ratificato l'ovvio. All'unanimità. In pratica, hanno registrato la forte disoccupazione dei piemontesi nel terzo trimestre dell'anno", sottolinea in una nota +Europa.
"Una crisi, questa, che colpisce maggiormente il settore manifatturiero, ma certo non registra a compensazione una grande crescita né nell'agricoltura né nel settore dei servizi. Perciò è bene rimarcare questo ultimo aspetto, visto che non è emerso dal dibattito in Consiglio: si sono persi posti di lavoro nei segmenti a più alto valore aggiunto (manifattura), mentre se ne sono acquistati pochi nei segmenti a valore aggiunto molto basso".
"+Europa Torino nota inoltre con stupore che né i consiglieri regionali né i rappresentati delle organizzazioni sindacali presenti in Consiglio hanno evidenziato la qualità della Formazione Professionale fornita dalla Regione. Di più, si è data la possibilità di attivare percorsi formativi di rafforzamento dell'occupabilità di quei lavoratori in cassa integrazione straordinaria e a rischio di perdita del lavoro".
"Ci chiediamo: perchè? Forse perché il bersaglio della formazione utile alle imprese non è stato raggiunto? Siamo poi alla vigilia della scelta di come spendere i fondi strutturali e, anche su questo, nessun accenno da parte della Giunta Cirio. Noi di +Europa Torino chiediamo che vengano spesi con sapienza, altrimenti le prospettive non consentono di rimanere ottimisti".
"In ultimo, vi sono quei 150 milioni promessi da Conte per aiutare il Piemonte ad uscire dalla crisi occupazionale. Dal dibattito è emerso che quelle risorse potrebbero essere in parte utilizzate per offrire consulenze alle imprese per affrontare quelle situazioni di crisi".
Marco Cavaletto, coordinatore di +Europa Torino, sostiene: "La struttura imprenditoriale piemontese non ha alcun bisogno di consulenze: le risorse, se arriveranno, vengano destinate a rimpinguare il fondo per la Cassa Integrazione o per altre forme di sostegno al reddito. La parte restante, vada a formare fondi rotativi per sostenere il credito alle imprese. Inoltre, imprenditori, sindacati e Regione lavorino da subito per individuare le necessità formative delle imprese, rivolgendo lo sguardo ai bisogni di più alto profilo e a più elevato valore aggiunto".





