Attualità - 28 febbraio 2020, 10:26

Rom a Torino: "Nomadismo è concetto vecchio". E la Circoscrizione 8 propone micro aree per comunità di passaggio

Approvato l'ordine del giorno del capogruppo Leu Augusto Montaruli: "Chiediamo soste attrezzate con servizi igienici, autogestite o curate da associazioni che facciano mediazione culturale"

Rom a Torino: "Nomadismo è concetto vecchio". E la Circoscrizione 8 propone micro aree per comunità di passaggio

Micro aree di sosta attrezzate per sinti e rom camminanti sul territorio torinese, autogestite o curate da associazioni locali che facciano da mediatori culturali. E' questa la richiesta alla Città contenuta nell'ordine del giorno del consigliere della Circoscrizione 8 Augusto Montaruli (Leu), approvata mercoledì sera in consiglio.

Una reazione agli smantellamenti dei campi abusivi che "non ha risolto - si esplicita nel documento - la necessità delle popolazioni nomadi di trovare un luogo dove accamparsi, e questo costringe gli stessi a sostare in luoghi non idonei e spesso di pubblico utilizzo come i parchi cittadini o i parcheggi normalmente riservati alle auto".

Tra i casi più recenti, lo sgombero del campo di corso Tazzoli, a Mirafiori Nord, in seguito all'incendio nel maggio 2018, che aveva portato diverse famiglie a riversarsi nel limitrofo quartiere del Lingotto. In quel caso, l'amministrazione intervenne con dei dissuasori all'ingresso del parcheggio di corso Corsica e su via Spazzapan, dove sostavano diversi camper. "Lo stesso codice della strada - precisa Montaruli - non prevede il divieto di parcheggio per i camper (che risultano perfettamente in regola come da controlli dei vigili urbani), ma solo il divieto di emettere fumi. Il sostare di queste popolazioni provoca aspetti deleteri da diversi punti di vista, ne soffre il decoro urbano e si acuiscono le tensioni sociali e i pregiudizi su quelle popolazioni".

Le micro aree proposte, quindi, andrebbero individuate su tutto il tessuto cittadino in accordo con le circoscrizioni: non si tratterebbe di nuovi accampamenti, ma di piccole porzioni di territorio destinate a gruppi ridotti di rom. Un'iniziativa che da tempo ha trovato attuazione in provincia: "Rivalta è un esempio virtuoso, il più grande che abbiamo a pochi chilometri di distanza - spiega Igor Stojanovic dell'Opera Nomadi di Torino, che si occupa di mediazione culturale e accoglienza migranti presso la Cooperativa Animazione Valdocco -. Ciascun nucleo familiare abita un piccolo raggruppamento di case mobili, situato vicino a servizi di prima necessità. E' una vera e propria area privata, ma non isolata dal resto degli edifici urbani. I bambini, così, possono andare a scuola e gli adulti raggiungere i posti di lavoro, interagendo con la società e instaurando rapporti solidi, senza sentirsi esclusi".

"C'è, però, da precisare - continua - che oramai il concetto di nomadismo è superato. I rom torinesi sono stanziali da generazioni. Le micro aree sarebbero rivolte a quelle minoranze che ancora vogliono tutelare la vita nomade, come i khorakhanè, rom musulmani molto legati alla raccolta e lavorazione dei metalli".

"Parlando di recente le diverse generazioni della nostro comunità - conclude Stojanovic -, è emerso che gli anziani vogliono mantenere la vicinanza con il proprio nucleo familiare, mentre i ragazzi sognano la piena inclusione. Per questo è importante non vivere il campo come un ghetto, ma mantenere il contatto con la comunità cittadina, senza creare discriminazioni".

La richiesta della Circoscrizione 8 alla sindaca Chiara Appendino e all'assessore ai diritti Marco Giusta è quindi di "ricercare bandi europei o ministeriali e stanziare i fondi necessari" per la costituzione delle micro aree, attivando e coinvolgendo le circoscrizioni nel progetto. 

Manuela Marascio

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