Cultura e spettacoli - 19 aprile 2020, 09:00

"Pulici. Il mito" per celebrare i 70 anni del bomber dei bomber granata

L'ultima fatica letteraria di Beppe Gandolfo dedicata al Toro farà rivivere a tutti i giorni meravigliosi dell'ultimo scudetto e la parabola, calcistica e umana, di un campione fuori dagli schemi

"Pulici. Il mito" per celebrare i 70 anni del bomber dei bomber granata

Compirà 70 anni in tempi di coronavirus. Un peccato, perché altrimenti il 27 aprile sarebbe staata organizzata sicuramente una grande festa per onorare il bomber dei bomber della storia granata.

"Pulici. Il mito" (editore Priuli e Verlucca, in uscita in abbinamento con La Stampa dal prossimo 24 aprile), è l'ultima fatica letteraria di Beppe Gandolfo, volto noto di Mediaset - e penna di prestigio delle testate online del gruppo Morenews - già autore di svariate pubblicazioni sulla storia del Toro e dei suoi protagonisti, ultimi solo in ordine di tempo il libro dedicato all'artista campione Gigi Meroni e quello scritto poco dopo la morte di Emiliano Mondonico.

Paolo Pulici non è stato semplicemente un giocatore o il cannoniere dell'ultimo scudetto granata, datato ormai quasi mezzo secolo fa, ma un campione fuori dagli schemi. Ricco di valore e di doti umane oggi sconosciute alla magior parte degli idoli del calcio d'oggi. Negli ultimi trent'anni non c'è stato presidente, da Borsano a Cairo, che non abbia tentato di portarlo in società. Ma Puliciclone - come lo aveva definito l'impareggiabile Gianni Brera, dopo un gol da antologia in un derby - non è uno yesman, non avrebbe mai accettato di fare da specchietto, giocando con le parole o illudendo i tifosi.

Per questo da tempo si dedica all'insegnamento ai bimbi della sua scuola calcio a Trezzo d'Adda e non lo si vede mai neppure in televisione, magari ad urlare come fanno alcuni ex colleghi che hanno provato a travestirsi da commentatori. Come scrive Gandolfo nella controcopertina del libro "Puliciclone o Pupi, come lo chiamano tutti, compresa sua moglie Claudia, è entrato nel cuore del popolo granata al pari degli Immortali".

Lui, nato poco meno di un anno dopo la tragedia aerea di Superga, è diventato il calciatore moderno che più di ogni altro ha saputo incarnare lo spirito Toro, che ha portato sempre con orgoglio sulle spalle il numero 11, indossando quella maglia conoscendone perfettamente il significato. E non solo per il record delle 172 reti segnate in granata, 21 delle quali nella indimenticabile stagione '75/76.

Proprio per questo il bel libro di Beppe Gandolfo va letto dalla prima all'ultima delle sue 144 pagine, divorando ogni aneddotto, ogni particolare, ogni ricordo. Testimonianza di un calcio e di un campione d'altri tempi.

redazione

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