Cultura e spettacoli - 17 dicembre 2020, 09:50

Max Casacci mette in musica i rumori del Pianeta. "L'ambiente è il tema del nostro tempo, per fortuna i ragazzi se ne sono accorti"

Il chitarrista dei Subsonica presenta il suo Earthphonia. "Per me i suoni urbani portano immediatamente all’idea di fisicità e movimento, di groove. I suoni della natura mi ispirano un genere di musica a sé"

Max Casacci dei Subsonica

Max Casacci @Luca Saini

 “Earthphonia - Le voci della Terra” è un progetto artistico di Max Casacci che raccoglie i suoni della natura e ne fa un album che racconta il mondo. Il disco, di otto tracce, ci fa girare non solo l’Italia ma anche il globo fino alle Ande. A corredare la parte sonora c’è il racconto di come tutto questo sia avvenuto, l’incursione di personaggi come Pistoletto ma anche la divulgazione scientifica a cura del geologo Mario Tozzi.

Il racconto multimediale ma anche multidisciplinare si dipana attraverso otto elementi naturali che ci immergono come mai prima della natura. Il progetto è nato quasi per caso, come racconta Casacci alla presentazione presso GreenPea, durante una vacanza nell’isola di Gozo. Qui il musicista insieme all’amico e artista visivo Luca Saini si imbatté in delle strane pietre sonore. Da lì si è sviluppato tutto un progetto che aveva come obiettivo sonorizzare elementi naturali come versi di animali e fenomeni atmosferici. Ogni capitolo del libro, edito da Slow Food Editore e con la partecipazione di Green Pea, si apre con un’introduzione di carattere geologico di Tozzi per poi narrare la genesi e la realizzazione della traccia sonora. Ronzii di insetti, cori di pesci, solo per citarne alcuni, intonati ed equalizzati o distorti creano la Sinfonia del Pianeta. Ogni traccia è stata realizzata in non meno di un mese, e non contiene nessuno strumento musicale per quanto strano all’ascolto può sembrare, è il risultato di una combo perfetta tra la natura e innovazione. Secondo Pistoletto il progetto “Earthphonia” rappresenta benissimo la terza fase, cioè quella odierna, del “Terzo Paradiso” poiché c’è armonia tra mondo naturale e mondo artificiale. Abbiamo fatto qualche domanda all’artista e produttore torinese per capire meglio cosa c’è dietro e dentro il progetto.

È nata prima l’idea dell’album o del libro?

"È nata prima l’idea dall’album. Man mano che collezionavo capitoli, e le persone coinvolte nel progetto che mi fornivano non solo materiali ma anche informazioni, racconti, descrizioni, sentivo che qualcosa stava cambiando nel progetto. Il collezionare brani si arricchiva di tutta una serie di contesti che sarebbe stato un peccato perdere. La musica di Earthphonia basta a se stessa, non ho voluto fare un’operazione concettuale per cui non ci vogliono le didascalie, non bisogna essere alfabetizzati di musica elettronica. Rafforzando la cornice narrativa l’esperienza diventa ancora più profonda e appagante. Nell’integrazione album e libro la forma è rispettosa di tutto quello che è stato l’esperienza che mi ha portato al risultato".

Alcuni suoni sono stati registrati da te mentre altri da collaboratori, quali hai realizzato tu?

"Ogni brano ha una storia a sé, la buona metà nasce da registrazioni mie. Ad esempio Ta’Cenc che è il nome della località sull’isola di Gozo dove ho trovato le pietre sonore, questo è l’unico brano suonato in diretta. Watermemories, il brano che mi è stato commissionato da Michelangelo Pistoletto, è stato più un'indagine con microfoni alla mano per cercare di capire dalle sorgenti, dall’ingresso del fiume e dallo scenario urbano che tipo di storia volesse raccontare questo brano. L’acqua di Watermemories raccontava anche un po’ nel suo flusso profondo e pieno di frequenze basse, un po’ allarmanti, questa percezione che noi inevitabilmente associamo all’idea di pericolo del fiume relativamente ai disastri idrogeologici. Sono suoni registrati da me anche quelli delle api, ho comprato una tuta da apicoltore per mettere i microfoni dentro le arnie. I suoni dei vulcani in Strombolian Activity me li ha forniti Mario Tozzi. Ero pronto a partire verso il Delta del Po, ma il lockdown me lo ha impedito. Da solo non sarei mai riuscito a registrare tutti i suoi dell’oceano che mi ha fornito Mariasole Bianco, fondatrice della Onlus Worldrise che nell’arco degli anni ha collezionato tutti questi suoni collezionati con i quali io ho realizzato Oceanbreath. Sono suoni incredibili che arrivano da ogni angolo del mare, ci sono cori di pesci della barriera corallina australiana o i cetacei che hanno una vocalità molto ricca o gli scrocchi più incredibili dei pesci più comuni. I suoni delle terre alte mi sono giunti da tutto il mondo dai produttori di cibo di Terra Madre.

Questa non è la tua prima esperienza di sonorizzazione, già con Daniele Mana ti eri dedicato a musicare i rumori urbani. Come è cambiato il tuo approccio vista la differenza di temi e suoni di base?

"L’approccio è stato completamente diverso perché i suoni urbani sono la mia vita, mi emozionano in modo diretto. Nel lavoro con Daniele Mana abbiamo tolto dall’album la batteria, che rappresenta la frenesia urbana nel jazz, e abbiamo messo la città. Abbiamo scoperto che quei rumori cittadini in realtà non erano alienanti o snaturati anzi erano familiari, sono i rumori che abbiamo nell’orecchio da quando eravamo piccoli. Ho una familiarità con i suoni della città che tocca le mie corde emotive in modo molto forte, sono il mio ambiente e la mia storia. Così non è per i suoni della natura, questa domanda mi fa riflettere sul fatto che ho sentito l’esigenza di avere un Virgilio che mi portasse dentro ai suoni che dovevo raccontare, forse questo è anche il motivo per cui i contenuti erano tanti e interessanti che sono sfociati nel libro".

I suoni della natura e della città musicati a quali generi li assimileresti?

"Per me i suoni urbani portano immediatamente all’idea di fisicità e movimento, di groove. I suoni della natura mi ispirano un genere di musica a sé per ogni argomento perchè lì la ricerca è diversificata per qualsiasi tipo di elemento o di forma di vita. Il brano Strombolian Activity rappresenta ad esempio il ritmo della terra e nel comporlo mi sono immaginato un rave di quattromila anni fa".

Nel libro ringrazi Friday for Future Torino e Extinction Rebellion Torino. Sei vicino alla causa ambientalista da anni, ci racconti di questo tuo rapporto con questi nuovi movimenti giovanili?

"Ho sempre creduto la musica dovesse avere un profondo aggancio con il proprio tempo. Se si pensa ad un album come Earthphonia si pensa a qualcosa di completamente diverso, si pensa a qualcosa che si muove in un lasso temporale sterminato perché stiamo parlando di suoni delle pietre, degli animali e dei primi abitanti del pianeta. In realtà l’album è profondamente calato in questo tempo perché le sollecitazioni che sono arrivate da quelle piazze dove Friday for Future Torino prima e Extinction Rebellion adesso, le ho colte molto profondamente. Ho partecipato attivamente come sostenitore in piazza ma mi hanno invitato anche come testimonial di qualche incontro, fino a quando i ragazzi di entrambe le associazioni mi hanno invitato a suonare i brani di Earthphonia durante le manifestazioni più recenti. Questa musica suonata per strada ha avuto la collocazione più adatta. Io credo che in questo momento le problematiche ambientali devono chiamare in causa tutti gli agenti dall'economia, all'industria e all'imprenditoria. È però fondamentale l’attivismo dei ragazzi, senza la loro voce le sollecitazioni non sarebbero arrivate all’orecchio della politica, dell’economia e del mercato in tempi così brevi".

Federica Monello

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