Economia e lavoro - 21 febbraio 2021, 10:19

C'era una volta via Nicola Fabrizi, la desertificazione nelle testimonianze dei commercianti [FOTO e VIDEO]

Una delle arterie commerciali più importanti fuori dal centro storico di Torino sta vivendo un lento declino. Tra le cause anche il mancato ricambio generazionale e la poca qualità delle aperture

Saracinesche chiuse in via Fabrizi

In via Nicola Fabrizi sono tante le saracinesche abbassate e i cartelli di messa in vendita

La chiusura del punto vendita OVS, avvenuta alla fine di gennaio, è stata solo l'ultima di una lunga serie: via Nicola Fabrizi, una delle arterie commerciali più importanti di Torino al di fuori del suo centro storico, da alcuni anni sta infatti subendo un declino che nel giro di non molto tempo ha visto il proliferare di numerose serrande abbassate e poche nuove aperture.

Innovazione, ricambio generazionale e qualità

A provare a dare una spiegazione a questa tendenza è l'associazione commercianti di zona CCNA Centro Commerciale Naturale Artigianale Campidoglio: “Molti – spiega il presidente Pietro D'Alessio, titolare del pastificio Profetanon riescono a restare al passo con i tempi e ad adattarsi alle innovazioni tecnologiche, mentre i giovani non hanno la possibilità di iniziare anche a causa dell'assenza di apprendistato. In questo scenario, la rete commerciale si rompe facendo saltare il ricambio generazionale”.

A questo si aggiunge, a detta dei rappresentanti di CCNA, una proverbiale mancanza di qualità: “Spesso - argomenta il direttore Vito Gioiasi apre un negozio solamente perché non si trova un lavoro, senza avere le caratteristiche né le competenze adatte. Negli ultimi anni abbiamo visto molte attività chiudere ed essere rimpiazzate da minimarket, che rendono difficile anche affittare i locali adiacenti, senza avere un bilanciamento di pregio da affiancare all'esistente”.

Il rapporto con le istituzioni

Un'ulteriore criticità riguarda il rapporto con le istituzioni: “Fino a poco tempo fa - riprende D'Alessio – le varie amministrazioni ci davano una grossa mano, soprattutto attraverso l'organizzazione e la promozione delle feste di via luce. Con i progressivi tagli fatti nel corso degli anni noi commercianti ci siamo dovuti arrangiare, patendo oltremodo questa situazione”.

Abbiamo - conclude invece Gioia – anche accompagnato, se non addirittura subito, i cambiamenti avvenuti in città e nel quartiere come le strisce blu per la sosta a pagamento, introdotte per favorire la rotazione commerciale, e le piste ciclabili. Siamo convinti che, a lungo termine, questi provvedimenti potrebbero portare dei benefici ma al momento rappresentano delle modifiche che gran parte della clientela ha difficoltà ad accettare”.

Le testimonianze dei commercianti

Come la pensano a riguardo i commercianti? Dante Di Lilla, storico orafo e gioielliere di Borgo Campidoglio, non ha dubbi: “Se c'è stato un decadimento di via Nicola Fabrizi – sottolinea – è perché non c'è stato un buon ricambio di bravi artigiani e negozianti: manca il piacere di avere un'attività, di essere imprenditori, amare il proprio lavoro e avere il contatto con il pubblico. La nostra sede principale è sempre rimasta qui perché questa è la nostra casa, i clienti sono amici che ci danno continuamente fiducia e abbiamo recentemente rinnovato il negozio”.

Ad aggravare una situazione già compromessa ci ha pensato il Covid: “La mia famiglia – commenta Federica De Francesco dell'Erboristeria Orsini – gestisce questo negozio da 30 anni e la situazione non è mai stata così drammatica, nell'ultimo periodo abbiamo visto chiudere in tantissimi tra cui un punto di ritrovo importante come l'OVS. Il cambiamento generale del commercio si è notato non soltanto nel calo delle vendite ma anche nel calo del numero di persone che frequentano la via per fare acquisti. Nel periodo del lockdown siamo state tra le poche attività a poter restare aperte ma, oltre ad aver vissuto il malumore e il pessimismo generale, abbiamo diminuito le entrate a causa del poco passaggio”.

Nonostante le problematiche non manca però l'ottimismo, come sottolineato da Francesca Ferrari dell'omonima ottica: “Il commercio - dichiara – è peggiorato, le difficoltà crescono, i negozi che chiudono sono tanti, la visione è poco incoraggiante ma resta sempre la speranza di avere un po' di crescita alla fine della pandemia. Non facciamo vendite online ma siamo sui social perché sono il mezzo più utilizzato dai giovani: nell'ultimo periodo ci siamo adattati e tanti prodotti li abbiamo spediti direttamente a casa; nonostante tutto ci auguriamo di rientrare presto alla normalità perché il contatto con i clienti per noi è fondamentale”.

Marco Berton

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