Attualità - 23 febbraio 2021, 18:45

Nosiglia sulle morti dei senza tetto: "Tragedie avvenute nell'indifferenza"

Così l'Arcivescovo di Torino, durante la messa in Duomo: "abbiamo assistito alla diatriba su come trattarli, dimenticando che si tratta di persone che hanno gli stessi diritti come ogni altro cittadino"

Cesare Nosiglia

Nosiglia sulle morti dei senza tetto: "Tragedie avvenute nell'indifferenza"

L'arcivescovo di Torino, Mons. Cesare Nosiglia, ha dedicato una accorata omelia al tema dei senza fissa dimora, durante la messa officiata in Duomo in ricordo di Modesta, la donna morta a causa del freddo anni fa.

"Ricordiamo  anche  altri due senza dimora morti in questo mese: Mostafa Hait Bella e Radu Chirinbuta. Sono tra le tante persone senza fissa dimora morte in questo periodo invernale tra l’indifferenza delle città in cui abitavano. A Torino, in queste settimane, abbiamo assistito alla diatriba su come trattare i senza dimora dimenticando che si tratta di persone che hanno gli stessi diritti come ogni altro cittadino", ha attaccato Nosiglia.

"Io ringrazio molto la Comunità di San Egidio e le altre realtà che percorrono le strade della citta per incontrare queste persone, offrendo loro qualcosa di cui hanno bisogno ma soprattutto avviando con ciascuno un rapporto di amicizia e affetto, aprendo il proprio cuore e riconoscendo in esse la dignità che va sempre rispettata e promossa", ha aggiunto l'Arcivescovo di Torino. "Non si possono trattare queste persone con interventi che non tengano conto di tutto ciò. È’ dunque necessario oltrepassare il semplice assistenzialismo di circostanza e promuovere verso ciascuno di loro una sinergia di relazioni ricche di amicizia e di impegno permanente. Occorre avviare un percorso per un welfare di questo genere con ogni persona che ne è soggetto e destinatario in diverse tappe".

Poi Nosiglia ha parlato di tutto ciò che è fondamentale, a partire dall’accoglienza per proseguire con l’accompagnamento e la necessità di un aiuto concreto per l'inserimento nel mondo del lavoro : "Questo è senza dubbio il cuore del welfare di inclusione sociale. Bisogna dunque mettere in pratica il detto: 'non basta dare il pesce da mangiare ogni giorno a chi ne ha bisogno ma bisogna insegnargli a pescare'. Il che significa accompagnare ogni singola persona a camminare a poco a poco sulle sue gambe", ha spiegato l'Arcivescovo di Torino, che poi ha proseguito parlando di volontariato sociale per arrivare a ringraziare "quell'esercito di persone impegnate e disponibili a mettersi a servizio di chi è debole e povero".

"Bisogna superare le barriere che umanamente sono insite nel pure importante “mio” e aprire al “noi” di condivisione", ha concluso Nosiglia. "La tradizione di fraternità e solidarietà della nostra città e dei santi sociali può esserci maestra anche nell’affrontare con responsabilità questa questione. E' bene provare a costruire soluzioni che mettano in campo tutte le forze sane della città. Le persone più fragili hanno bisogno di essere accompagnate a maturare scelte, ad intravvedere quale sia il proprio bene e sentirsi parte della città e non osservati speciali".

redazione

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