Cultura e spettacoli - 27 marzo 2021, 15:04

Redwine, la cura contro la noia arriva grazie alla musica "sotto forma di farmaco"

La band eporediese poggia sulle basi della musica rock: basso, chitarra, tastiera e batteria

La band dei Redwine

Il gruppo rock eporediese dei Redwine

I RedWine sono una band eporediese nata in un garage da amici che condividevano la passione per la musica. Gli ingredienti della loro ricetta musicale sono quelli classici della musica rock: batteria, basso, chitarre elettriche, tastiere e sudore. Esiste però anche un fuori ricetta con l’aggiunta del violino e della fisarmonica. I RedWine hanno pubblicato due dischi e aperto importanti rassegne musicali piemontesi. 

La loro ultima novità è l’entrata nel roster della giovanissima realtà torinese Indiependence, che ci presenta il presidente stesso Gigi Cosi. “Indiependence nasce dall'unità di intenti di musicisti provenienti da percorsi diversi, ma uniti nel sogno di dar vita a un soggetto che potesse diventare uno dei protagonisti della scena della musica indipendente. Abbiamo iniziato a metterci in gioco con spettacoli, inediti e non, rassegne di qualità, creando aggregazione attorno al nostro soggetto. Forti di questa base, e grazie all'avvicinamento di diversi nuovi artisti, ci siamo poi successivamente strutturati come una vera e propria casa di produzione nonché label indipendente, affiliandoci ad ARCI, "casamatta" che condividiamo con molte realtà con cui collaboriamo, nelle produzioni di eventi e quelle musicali.

Con Indiependence i RedWine pubblicheranno il 31 marzo il loro terzo disco “La cura per la noia”, acquistabile sul sito www.lacuraperlanoia.it. Contribuendo alla raccolta fondi per la realizzazione dell’album si come ricompensa la vera e propria “cura per la noia” sotto forma di scatola medicinale, con apposito bugiardino e ovviamente la pillola musicale contenente i dieci brani del disco.  

Come si sono formati i RedWine e perchè si chiamano così?

"La storia dei RedWine inizia a Ivrea nei primi giorni del 2010 con la scoperta della comune passione per la musica da parte di tre amici che, per caso, si ritrovano a una festa a suonare le loro chitarre classiche e acustiche. Al gruppo iniziale, composto da Nicola De Stefano (chitarra e voce), Lorenzo Pallante (chitarra) e Francesco Quesada (chitarra e voce), si aggiunge il pianista Davide Molino, compagno di classe dei tre fondatori. Lorenzo intanto compra una chitarra elettrica e Nicola una acustica. Il genere diventa così il classico rock leggero, influenzato molto dai Red Hot Chili Peppers. Durante un incontro tra le rispettive famiglie Lorenzo parla a Stefano Benedetto (anche lui pianista, il quale da poco aveva iniziato, quasi per gioco, a suonare il basso) dell' idea del gruppo e, vista la mancanza di un bassista, i due decidono di ritrovarsi dopo le vacanze. Contemporaneamente iniziano i contatti con il batterista Riccardo Ribotta, che si unirà al neonato gruppo alla fine dell'estate.

Per un breve periodo, tuttavia ricco di esibizioni dal vivo, i RedWine suonano con la cantante Emma Prevignano ma a giugno decidono di interrompere tale collaborazione. Passato un anno, la consapevolezza del repertorio poco omogeneo fa discutere sulla necessità di concentrarsi su un genere ben definito.  La band eporediese, influenzata un po' dal concerto dei Modena City Ramblers e dalla passione per L'Irish–Folk di Stefano e Nicola, decide di comune accordo di passare all’ Irish-Folk-Rock. Mantiene tuttavia un occhio di riguardo verso la musica cantautorale e i brani della tradizione italiana. Nell’estate del 2011 il gruppo accoglie tra i suoi membri la violinista Veronica Penna, allieva del conservatorio G. Verdi di Torino.

Il nome molto semplicemente deriva dalla discutibile scelta di Francesco di comprare una chitarra di colore “RedWine” prontamente venduta a causa del suo aspetto imbarazzante".

Cosa ispira la scrittura dei vostri testi?

"L’ispirazione proviene da fatti di cronaca quotidiana, da avventure e disavventure che ognuno di noi incontra nelle proprie giornate, dalle riflessioni che proponiamo durante i nostri incontri in soffitta, dalle nostre letture e dalla continua lotta alla monotonia  quotidiana".

Proponete una vostra “Cura per la noia”, cosa prevede e come ci fa guarire?

"Per noi la Cura è da ricercare sicuramente nella Musica, suonata insieme possibilmente, nonché nella manifestazione delle capacità artistiche e creative racchiuse in ognuno di noi".

Pubblicherete il vostro primo disco con Indiependence e fate parte del loro roster, come è nata questa collaborazione?

"Siamo venuti in contatto grazie a Massimo Battistiol, socio dell'etichetta, in quanto ci siamo affidati a Yourbestmix. Si tratta  di un servizio gestito da lui e altri collaboratori per i lavori di mix e mastering del nostro disco. Indiependence ha creduto nella nostra musica e da parte nostra il loro progetto ci ha convinto, e quindi eccoci qua".

Cosa vuol dire per i RedWine fare musica?

"Per noi significa comunicare le nostre emozioni attraverso un linguaggio che ci accomuna. Da sempre “usiamo” la musica per stare con gli amici, condividere esperienze e sensazioni, conoscere nuove persone e creare rapporti. Intendiamo la musica come un fortissimo legante, la migliore arma contro la solitudine e l’emarginazione".

La vostra Torino musicale e non.

"Abbiamo bellissimi ricordi delle nostre serate torinesi, per citarne qualcuna ricordiamo sempre molto volentieri i live all’Hiroshima, al Barrio e il Reset Festival. Contemporaneamente Torino è stata un’occasione di grande crescita per noi perché ci ha permesso di vivere concerti di artisti che hanno contribuito a migliorare ed arricchire il nostro bagaglio culturale. Ci riferiamo a progetti come I Grezzo, Apres la Classe, Persiana Jones, Modena City Ramblers, L’Orage, Subsonica, Willie Peyote e i numerosi artisti locali ascoltati durante il festival Amici di Piero".

Teatri e cinema chiusi, la musica confinata alle cuffie. Come si vive da artisti questo difficile momento per la musica?

"Si vive con grande difficoltà e proprio per questo motivo abbiamo cercato di portare la nostra novità sotto forma di pillola nella speranza che il principio attivo ci consenta di vivere di nuovo un’estate di musica".

Quale la proposta per una fruibilità della musica e dei live in questo periodo così complicato per il settore? 

"Questa è una domanda complicata perché ad oggi non crediamo possa esistere una formula valida per questa terribile stagione "covidiana". Come Indiependence stiamo cercando di aiutare concretamente gli artisti, sostenendo le loro produzioni artistiche in modo che possano continuare a esprimersi con l'uscita di nuovi singoli e album. Le esibizioni in streaming, le dirette e le modalità di fruizione dei concerti trovata in lockdown fino all'anno scorso potevano fare piacevolmente compagnia. Quest'anno non entusiasmano più, anche perché queste modalità possono essere uno strumento di fruizione se rimangono un'alternativa, un'opzione che il pubblico cerca, ma non possono diventare l'unico modo di godersi un live. Partendo da questo ragionamento in Indiependence abbiamo ridotto quel tipo di attività rispetto al primo lockdown. Ci siamo concentrati di più sulle produzioni che usciranno a breve, con l'obiettivo di mantenere quel filo diretto con il pubblico che ci permetterà poi di poterli invitare successivamente ad ascoltare i nostri artisti dal vivo. Sappiamo chiaramente che tutto passa da chi si trova nelle posizioni per decidere. Chiediamo però fortemente, appena a breve la situazione lo consentirà, di dare il via libera alle riaperture dei luoghi della cultura - seppur con rigorose regole di sicurezza - perché gli spettacoli possano riprendere. Siamo uno dei settori più danneggiati (e in parte anche più snobbati) dalle politiche nazionali, nonostante l'enorme numero di lavoratori e lavoratrici e il cospicuo contributo all'economia reale del paese. Non abbiamo mai preteso la priorità assoluta, ma arrivati a questo punto, per di più con una campagna vaccinale in corso, non si può non tutelare lo spettacolo".

Federica Monello

TI RICORDI COSA È SUCCESSO L’ANNO SCORSO A GENNAIO?
Ascolta il podcast con le notizie da non dimenticare

Ascolta "Un anno di notizie da non dimenticare 2025" su Spreaker.
SU