Economia e lavoro - 08 aprile 2021, 17:30

Il Politecnico "studia" gli incubatori italiani: soltanto una start up su 5 viene "promossa"

Su 212 realtà che supportano le nuove idee di business, su 130 richieste di incubazione ne vengono accolte 25. Negli ultimi dodici mesi sono state 3064 le proposte che hanno trovato aiuto

L'incubatore I3P del Politecnico di Torino

Il Politecnico di Torino ha studiato il 2020 degli incubatori e acceleratori italiani

Sono più di 200, 212 per l'esattezza, più della metà si trova in Italia settentrionale e nel 2019 hanno supportato circa 3000 startup: sono gli incubatori ed acceleratori italiani. Ovvero quegli "angeli custodi" che hanno l’obiettivo di supportare il processo di creazione e sviluppo di nuove imprese innovative attraverso una serie di servizi e risorse offerti sia direttamente sia attraverso una rete di partner.

In particolare, oltre all'aumento rispetto allo scorso anno, si registra come 38 di questi incubatori certificati dal MiSE, 27 sono incubatori universitari e 17 sono incubatori corporate. A studiarli, anche quest'anno, il team di ricerca Social Innovation Monitor (SIM), con base al Dipartimento di Ingegneria Gestionale e della Produzione del Politecnico di Torino

Le analisi mostrano come il 34% degli incubatori/acceleratori italiani abbia dichiarato di acquisire delle quote societarie nelle organizzazioni incubate o facendo investimenti di capitale di rischio o in cambio di prestazioni e servizi (work for equity), dato in crescita rispetto all’anno precedente in cui era uguale al 27%.

Inoltre, i risultati mostrano come, in media, gli incubatori/acceleratori ricevano circa 130 richieste di incubazione ma che ne supportino circa 25. Quindi circa uno su cinque passa il "taglio".

“Il 2020 è stato un anno difficile e non è stato facile raccogliere i dati. Siamo grati ai numerosi incubatori e acceleratori che sono riusciti a rispondere permettendoci di aggiornare le statistiche su questa importante parte del sistema imprenditoriale. Speriamo che il 2021 sia un anno di ripresa, ci sembra per fortuna di scorgere diversi segnali positivi”, ha commentato il professor Paolo Landoni, direttore scientifico della ricerca.

Si stima che gli incubatori/acceleratori italiani abbiano supportato 3064 startup. Di queste, il 40% opera nel settore dei servizi di informazione e comunicazione. Gli altri settori in cui le startup incubate operano maggiormente riguardano le attività professionali, scientifiche e tecniche e le attività manifatturiere.
Rispetto all’anno precedente è aumentato soprattutto il numero di startup incubate del settore noleggio, agenzie di viaggi e supporto alle aziende. In media, le startup hanno due dipendenti ciascuna e un fatturato annuo di circa 163 mila euro.

Massimiliano Sciullo

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