Conversazioni - 11 luglio 2021, 09:40

L'ombra che c'è in noi è ciò che non vogliamo vedere, ma possiamo trasformarla in un punto di forza

Tutti noi impariamo fino dall'infanzia a regolare il nostro comportamento per adattarci al mondo esterno. E integrare la nostra ombra significa valutarci in maniera più realista

L'ombra che c'è in noi è ciò che non vogliamo vedere, ma possiamo trasformarla in un punto di forza

"L'ombra" è un termine della psicologia junghiana che designa tutto ciò che non possiamo/riusciamo a vedere in noi stessi. Lavorare con la propria è un processo faticoso, impegnativo ma gratificante. Quale risultati si hanno: si diventa maggiormente autentici, viene liberata energia e creatività che altrimenti rimangono come intrappolate.

Guardare e considerare ciò che non accettiamo e non ci piace di noi stessi serve a raggiungere una maturità interiore: un equilibrio che rende la vita probabilmente più pensata e sicuramente meno faticosa. Insomma, conoscere la nostra ombra ci permette di non sbattere sempre contro gli stessi muri. L’ombra, come suggerisce il nome stesso, è il lato oscuro della nostra personalità, quello che sta in ombra, quindi nascosto, non per gli occhi di tutti. Consiste di emozioni, quali, ad esempio, la rabbia, l’invidia, l’egoismo.

Nell’ombra non ci sono solo caratteristiche che consideriamo negative ma anche qualità positive. L’ombra, in poche parole, è "il rinnegato": tutte quelle parti di noi che non consideriamo nostre anche se ci appartengono. Possiamo eliminare l’ombra? No, questo è il punto. Rimane con noi sempre. Come nasce? Da bimbi esprimiamo tutte le nostre emozioni, poi ci viene insegnato che alcune non vanno bene e quindi le pieghiamo e le mettiamo via: sono queste che vanno a formare la nostra ombra. Non vogliamo venire rifiutati o considerati cattivi e quindi sin da piccoli impariamo rapidamente a riporre le emozioni e i tratti non associati dalla nostra società (genitori, scuola, amici) via, nell’ombra.

Insomma, tutti noi impariamo fin dall’infanzia a regolare il nostro comportamento per adattarci al mondo esterno ed è proprio tramite questo processo adattativo che tutte le nostre parti non accettate vengono raggruppate insieme e relegate fuori dall’esperienza cosciente. Se facciamo un salto indietro, nella storia della cultura occidentale, notiamo come gli antichi greci onoravano la necessità di onorare tutte le parti della psiche negli Dei. Nella psicologia junghiana, questi vengono chiamati archetipi.

Queste divinità potrebbero essere considerate come prototipi di vedere il mondo e di comportarsi. Ognuno di noi per Jung ha nell’inconscio collettivo questi prototipi che devono trovarsi in equilibrio perché vi sia equilibrio dentro di noi. Ogni parte che rinneghiamo, ovvero di cui non accettiamo l’esistenza si rivolta e ci rende la vita difficile. L'ombra opera fuori dalla nostra coscienza facendoci compiere atti di cui in seguito ci pentiamo. Inoltre, qualsiasi cosa che neghiamo la vediamo negli altri, proiettando, utilizzando una terminologia più psicologica.

Se qualcuno è disorganizzato o maleducato e queste sue caratteristiche ci disturbano tantissimo vuol dire che sono parte della nostra parte rinnegata. La nostra ombra non rimane sottomessa per sempre. Infatti, nel corso del tempo, tutti i trucchi che l’ego mette in atto vengono bypassati: repressione, negazione, fuga e soppressione non bastano per fermare la ribellione dell’ombra e tutto quello da cui ci siamo nascosti emerge con conseguenze anche negative. Invece se esploriamo l’ombra ne riceviamo solo benefici, elenchiamoli: diminuiscono i conflitti personali; integrando l’ombra riusciamo a conoscerci e a vederci più chiaramente e, probabilmente, forse più umani; accettando le nostre parti oscure accettiamo anche maggiormente quelle di chi ci sta attorno, e, di conseguenza, non scattiamo per i loro difetti, sarà più facile comunicare e quindi le nostre relazioni miglioreranno; inoltre avremmo maggiore fiducia in noi stessi. La fiducia nelle nostre abilità cresce solamente se c’è una crescita autentica di base, altrimenti anche tutti i trucchi o gli esercizi funzionano per un tempo limitato.

Vederci come siamo ci rende capaci di costruire una lente più pulita e più ampia per osservare il mondo. Integrare la nostra ombra significa valutarci in maniera più realista: non eccessivamente positiva e nemmeno esageratamente negativa. Entrambe le posizioni non portano a nulla di buono per noi stessi e per gli altri. Non esplorare l’ombra significa metaforicamente che lei diviene sempre più pesante e potrebbe essere paragonata ad un sacco incredibilmente pesante che portiamo sulle nostre spalle in maniera costante: come un fardello.

Immaginate sempre metaforicamente quanto possiamo saltare o correre con questo sovrappeso: di per sé è un lavoro estenuante. Quindi la vita non esaminata – per citare Socrate – non solo non vale la pena di essere vissuta è faticosa; può portare a malattie psicosomatiche. Immaginate una persona che si reca a lavoro con un grande sacco sulle proprie spalle, che si siede alla sua scrivania dovendo continuare a sopportare questo peso per tutto il giorno. Come risponderà la sua schiena?

Affaticamento, stanchezza e dolore fisico sono le afflizioni della vita non esaminata. Quanta energia in più si ha quando si riesce a posare il sacco con tutte le pietre che lo costituiscono? Molta. Quindi ammettiamo le nostre debolezze per poter correre nella vita; E ricordiamoci che ammettere non significa condonare.

Barbara Gabriella Renzi

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