Quattro chiacchiere in giardino - 14 ottobre 2021, 11:33

Boswellia sacra, la vera pianta dell'incenso

Portato in regalo a Gesù dai Re Magi, può servire anche a trovare marito o moglie

Boswellia sacra, la vera pianta dell'incenso

Buongiorno e bentornati in questa rubrica. Potete trovarci e interagire più facilmente con quesiti e nostre risposte sul nostro gruppo Facebook "Blossom Suite - Orchidee: cura e vendita". Ci occuperemo di dare semplici consigli per gestire le piante che teniamo in casa, sul balcone o in giardino.

Molto probabilmente molti di voi hanno avuto in casa una pianta denominata “pianta dell’incenso”. In realtà si tratta per lo più del Plecranthus, che in realtà non è la pianta dell’incenso.

La vera pianta dell’incenso è la Boswellia, una specie botanica diffusa in Africa (Somalia), nella Penisola Arabica (Oman e Yemen) ed in India.

 

Non ne esiste una sola specie: è una famiglia numerosa, che annovera una trentina di componenti, alcuni particolarmente “prestigiosi”. Parliamo di un piccolo alberello a foglie decidue che raggiunge un'altezza compresa tra i 2 e gli 8 metri e presenta uno o più tronchi che si dipartono dal suolo. La sua particolarità sta nella corteccia che si può rimuovere con estrema facilità. L’habitat preferito da queste piante sono le scarpate montane rivolte verso il mare, che in estate sono avvolte dalla nebbia derivante dalla forte evaporazione estiva dell’acqua marina.

Le foglie sono composte da un numero dispari di foglioline che crescono l'una di fronte all'altra. I fiori sono piccoli, dal colore bianco – giallo e sono riuniti in grappoli ascellari. I fiori sono composti da cinque petali, dieci stami e un calice dentato. Dai fiori si sviluppa un piccolo frutto, una capsula lunga circa un centimetro.

 

Il nome Boswellia deriva dal cognome del suo scopritore scozzese Johann Boswell, mentre l’appellativo “sacra” deriva dal latino “sacer-sacro” per i tradizionali usi religiosi della resina ricavata dalla pianta. Una leggenda narra che l’incenso regalato dai Re Magi al piccolo Gesù, insieme all’oro e alla mirra, fosse proprio derivato dalla Boswellia. Questo incenso di pregiata qualità veniva anche chiamato “franchincenso”. La parola deriverebbe dal francese “Franc encens” che significa incenso puro o, letteralmente, “vera luce” (per distinguerlo dalle tante resine profumate spacciate per incenso). La parola araba che indica il franchincenso è luban (letteralmente latte) deriva da una radice semitica e sta a indicare la purezza. Gli antichi egizi la chiamavano neter-sent. Il nome ebraico è lebana, in greco antico libanos. Tutte parole che fanno sempre riferimento alla sfera divina.

Ma torniamo alla Boswellia.

Per la produzione dell'incenso vengono utilizzate anche la Boswellia frereana (Somalia), la Boswellia papyrifera (Etiopia ed Eritrea) e la Boswellia serrata (India) anche se la resina prodotta da queste specie non è pregiata come quella della Boswellia sacra.

La pianta comincia a produrre l’incenso a partire dal terzo o quarto anno di vita. Le raccolte migliori però si hanno almeno dopo i dieci anni. Vengono praticate sui tronchi e sui rami inferiori delle incisioni dalle quali fuoriesce una resina biancastra che verrà raccolta quando si sarà indurita. Per avere resina di ottima qualità, normalmente si praticano tre incisioni. Si preleverà la resina solo dopo la terza incisione. Una raccolta eccessiva indebolisce l'albero, anche se comunque può arrivare a produrre diversi chilogrammi di resina all'anno.

Oltre a un utilizzo nella medicina tradizionale (sia dell’incenso che di altre parti della pianta), o cosmetico, vogliamo parlarvi di una curiosità, un utilizzo meno convenzionale. In Cina, tra il IX e il X secolo si utilizzava la polvere dell’incenso come "orologio". Ve lo spieghiamo meglio: la polvere di incenso formava un complicato disegno. Una volta incendiata, bruciava molto lentamente ed era possibile calcolare l'ora osservando dove era arrivata la bruciatura.

Il fumo dell'incenso veniva utilizzato anche come profumo (la parola profumo deriverebbe proprio dal latino “perfumus” cioè tramite il fumo). Vestiti e suppellettili venivano esposti ai fumi sia per profumarli, sia per purificarli. In Somalia queste pratiche sono ancora utilizzate, ma anche ai giorni nostri vi è l'usanza di bruciare incensi profumati per creare un'atmosfera piacevole all'interno delle nostre case.

La Boswellia sacra purtroppo è considerata una specie a rischio di estinzione. È stato osservato che le piante fortemente picchiettate per l’estrazione dell’incenso producono semi che non germogliano (la percentuale di germinazione è solo del 16% contro l’elevata germinabilità, circa l’85%, dei semi prodotti dalle piante non picchiettate per l’estrazione dell’incenso). Questi alberi sono inoltre minacciati dall’azione di insetti (Neoplocaederus atlanticus, Derolus martini ssp. hayekae, Sphenoptera chalcichroa), tra cui anche coleotteri come il tanto temuto punteruolo rosso delle palme.

Concludiamo con una simpatica curiosità che vi farà sicuramente sorridere: sembra che l’incenso possa essere utilizzato per trovare marito o moglie. Non pensiate sia così semplice…la procedura da seguire è la seguente: bruciare dell'incenso e contemporaneamente, scrivere e recitare il salmo 45 della Bibbia sedendosi sotto a un albero di melograno. A noi ha fatto ridere parecchio…ma se dovesse funzionare, fateci sapere! Alla prossima!

Vi aspettiamo sul nostro gruppo.

Sonia Barone e Domenico Simonetti

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