Immortali - 02 febbraio 2022, 07:30

Illusioni invernali

Il mercato granata si connota soprattutto sul tentativo di sbarazzarsi della zavorra di giocatori arrivati tra squilli di tromba

Domenico Beccaria

Il giudizio di Domenico Beccaria sul mercato invernale del Toro

Quando ero ragazzino, circolava una storiella in cui si raccontava dell’incontro tra Leonid Breznev, in quel tempo segretario del PCUS, e la sua anziana madre. Leonid le raccontava di come lui fosse l'uomo più potente di tutta l’Unione Sovietica e per convincere la madre, titubante ed incredula, la conduceva prima nel suo appartamento privato, poi, vedendola ancora indecisa, nella sua dacia sul Mar Nero, ed infine, percependola ancora dubbiosa, addirittura al Cremlino, dicendole: “mamma, tutto questo mi appartiene!”. Di rimando, la madre, un po' rinfrancata, ma sempre guardinga, gli rispose: “si si, Leonid, molto bello. Ma pensa se arrivano i comunisti e ti portano via tutto...”.

Vi chiederete perché, per commentare il mercato invernale del TFC, sia ricorso a questa storiella che ho rispolverato dai miei ricordi. Semplice: malgrado qualche arrivo di giocatori giovani, belle promesse, con un radioso futuro davanti a loro, ma con un presente ancora tutto da accertare, il mercato granata si connota soprattutto sul tentativo di sbarazzarsi della zavorra di giocatori arrivati tra squilli di tromba, come grandi colpi di mercato, oppure per accontentare l'allenatore di turno, poi esonerato nel breve volgere di qualche mese di disastri, e sulle certezze delle partenze pesanti di giugno, che vedono Belotti e Bremer sulla rampa di lancio verso altri lidi.

Tradotto in “granatese” la lingua dei tifosi granata, che di questo passo si avvia a diventare morta almeno quanto il greco antico ed il latino, per mancanza di persone che la parlino ancora, vuol dire che anche a gennaio nulla di nuovo sotto il sole e il povero Juric dovrà farsi bastare quelli che ha in rosa. Pensare che Ivan, dopo le tante conferenze stampa senza peli sulla lingua, in cui evidenziava chiaramente le lacune e chiedeva a gran voce rimedi, guadagnandosi l'appellativo di “Ivan il Credibile”, sia per i risultati in campo che per la chiarezza fuori, sembra destinato ad alzare bandiera bianca, dopo essere andato a sbattere sul muro di gomma che non rompe i rapporti, ma li rimbalza sine die ad un futuro che sembra sempre così prossimo a concretizzarsi, ma è invece così drammaticamente remoto.

Così i tifosi granata, anche di fronte all’ennesimo boccone amaro da mandare giù, come il Gatti soffiato dai bianconeri in dirittura d'arrivo, non riescono più a trovare le forze, gli stimoli, per reagire. Anestetizzati, resi amorfi da anni ed anni di promesse e parole a vuoto.

E quindi vorrete scusarmi se non riesco più ad entusiasmarmi per gli arrivi di giovani promesse, perché non li percepisco come i pilastri su cui sarà costruito un Toro degno del suo nome e del suo blasone.

Forse è per questa ragione che, dalle nebbie del passato, riemerge la mamma di Breznev, che con la rassegnata saggezza dei contadini russi di Cechov e Tolstoj, riconosce l'effimero luccicare di una incerta ricchezza, che “se arriva Cairo e ti vende tutti”, evapora come nebbia nel sole di mezzogiorno.

Domenico Beccaria

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