Economia e lavoro - 19 luglio 2022, 16:48

Nessuno vuole più fare il cameriere o il cuoco: un'azienda torinese su due non trova lavoratori per ristoranti e turismo [VIDEO]

Il 60% delle attività ha dovuto ridurre il giro d'affari per carenza di personale. "Non è solo questione di soldi: nessuno vuole fare questo mestiere. E mancano competenze

camerieri

Ristorazione e turismo al rebus occupazione: più di un'azienda su due non trova lavoratori

Nell'ultimo anno e mezzo il 58% delle aziende ha avuto difficoltà a trovare personale. E il 60% ha visto ridurre i ricavi proprio per carenza di dipendenti e dunque difficoltà a sviluppare gli affari. Commercio al dettaglio, soprattutto alimentare. Turismo, hotel e ricettività, ma pure trasporti e logistica, dove mancano autisti e addetti. Sembra un rebus, la cui soluzione è ancora lontana dall'essere trovata: perché tanta disoccupazione (soprattutto giovanile) non trova soddisfazione in questi settori?

"Non è solo un problema torinese ma anche italiano e internazionale: a fronte di alcuni settori che hanno fatto un balzo post Covid come turismo, ristorazione e servizi non trovano personale da far lavorare", dice la presidente di Ascom Torino e provincia, Maria Luisa Coppa. "Il tutto mentre la guerra e l'aumento dei costi delle risorse sta drenando la fiducia delle imprese".

Due anni di congelamento (e non solo reddito di cittadinanza)

Una questione che riguarda per esempio le competenze: richieste dalle aziende e offerte dalle persone in cerca di lavoro. Ma rispetto al passato qualcosa è cambiato. "Arriviamo da una sorta di congelamento del mercato di lavoro per quasi due anni, con la cassa integrazione che ha sostenuto il reddito delle famiglie - dice Carlo Alberto Carpignano, direttore di Ascom Torino".

"E forse - aggiunge Coppa - ci si è adagiati a un periodo in cui era tra virgolette comodo non andare a lavorare".

E chi addita l'effetto disincentivante del Reddito di cittadinanza? "Ci sarà una percentuale, ma sembra quasi che il lavoro non sia più una priorità per le persone. E che anche la fatica sia un elemento da evitare", aggiunge Coppa. Senza dimenticare che proprio due anni di lockdown hanno spinto chi lavorava nel commercio e nella ricettività a trovare un altro lavoro meno a rischio. E chi dovrebbe sostituirle non ha le competenze necessarie, senza qualcuno che abbia insegnato loro il lavoro. A questo, si aggiungono anche lavori "nuovi" (magari digitali) che portano via risorse umane.

"Ridare valore a molte figure professionali"

"Bisogna anche tornare a dare valore a certe figure professionali, un tempo ritenute meno attrattive - aggiunge Coppa - Ci sono settori strategici nel nostro Paese che non attira più giovani che vogliano fare chef, camerieri o manager di sala". Professionalità forse non pagate adeguatamente: "Un cameriere deve sapere almeno due lingue e avere consapevolezza di quel che succede in cucina e non solo. Manca l'aspirazione dei giovani a quel ruolo". E chi è sottopagato? "Ci sono malandrini come in tutti i settori, ma la maggior parte delle imprese segue il contratto".

Le soluzioni in campo, tra part time e formazione

Il settore intanto cerca di trovare soluzioni. "Esiste una platea di lavoratori e lavoratrici che da giugno a settembre interrompono la loro attività perché legate ad attività scolastiche, come le mense per esempio. Persone con part time verticali. Magari queste possono essere persone che possono venire assunti in attività di ristorazione visto che hanno le competenze rodate e necessarie per le attività che hanno picchi estivi: un progetto lanciato a giugno e che comincia ad avere risposte positive", dice ancora Carpignano.

"Ma avvieremo da settembre anche percorsi formativi di livello elevato su profili richiesti dal mercato: dal ricevimento di sala alla cucina, fino agli store manager e altro ancora. Saranno iniziative con costi coperti dalla bilateralità, con stage di inserimento nelle aziende".

Massimiliano Sciullo

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