Economia e lavoro - 30 settembre 2022, 06:10

Peggio del Covid, le piccole e medie imprese torinesi schiacciate dai rincari: "Il gas? Siamo alla canna"

Cellino (Api Torino): "Crollo della fiducia tra le aziende. Responsabilità al prossimo Governo"

foto d'archivio

Piccole e medie imprese torinesi schiacciate dai rincari: "Il gas? Siamo alla canna"

Il gas? Quello della canna. È questo il quadro - drammatico - che tratteggia la nuova rilevazione di Api Torino sullo stato di salute delle piccole e medie imprese del territorio.

Nel giro di tre mesi, dicono i numeri, la fiducia è crollata e tutti gli indicatori economici virano verso il basso. “Subito una nuova politica industriale - dice il presidente Fabrizio Cellino - Responsabilità del futuro Governo e del nuovo Parlamento”. 

Mix fatale di guerra e prezzi, oltre alla crisi di governo 

Una situazione ancora più beffarda perché arriva dopo un primo semestre 2022 che faceva presagire un miglioramento della situazione economica. Ma la situazione internazionale, la guerra Russia-Ucraina e la crisi di governo in Italia hanno raffreddato gli entusiasmi.

"Stiamo vivendo un momento difficilissimo, forse più difficile di quello vissuto due anni fa con l’inizio della pandemia di Covid-19”, dice ancora Cellino, che aggiunge: “I risultati degli sforzi del sistema industriale del nostro territorio sono a rischio. Il punto cruciale adesso è quello energetico. Occorrono coesione e politiche industriali ed energetiche decise e immediate perché se non ci saranno correttivi abbiamo davanti tre scenari: disoccupazione galoppante e chiusura delle imprese o chiusura temporanea delle aziende per superare l'inverno con massiccio utilizzo alla cassa integrazione e conseguente diminuzione della capacità di spesa di milioni di cittadini. Il terzo scenario, invece, è legato al fatto che l'Italia ha un costo energetico superiore a quello degli altri Paesi, quindi al di là dell’emergenza chiediamo, a chi è stato eletto, di non dimenticare che certe scelte europee potrebbero non essere congeniali all'Italia. Occorrerà essere molto rigidi su questo per non veder aumentare questo divario”. 

Con una precisazione: “Non chiediamo l’elemosina, ma strumenti di sviluppo che ci consentano di essere ancora competitivi a livello internazionale. Nell’immediato, oltre che sull’energia, occorre agire sul cuneo fiscale a partire dalla decontribuzione degli aumenti contrattuali".

Numeri in netto calo: "Peggio del Covid"

Numeri alla mano, come spiega Fabio Schena, responsabile dell’Ufficio studi che ha condotto l’indagine, "il grado di fiducia degli imprenditori ha avuto un tracollo vertiginoso. Rispetto a solo 3 mesi fa, la diminuzione è di oltre 40 punti percentuali passando dal precedente -11.7% all’attuale -59.8% facendo registrare un minimo storico (addirittura superiore di oltre 10 punti percentuali rispetto a quella registrato in periodo Covid-19, pari a -46.6%, ndr)". 

I costi dell’energia hanno raddoppiato il loro peso: dal 4-5 al 9,5% dei ricavi. Al momento, i tentativi per arginare questo fenomeno da parte delle imprese consistono nell'aumento dei prezzi (54.9%), il rinvio degli investimenti programmati (26,5%), la riduzione delle attività che richiedono maggiore consumo di energia (26,5%), rinegoziazione dei contratti di fornitura (21,6%), investimenti in fonti rinnovabili (16,7%).

Stop agli investimenti, torna la cassa 

Giù produzione, ordini e fatturato, rispettivamente -42,1%, -42,2% e -32,4%. Le previsioni da parte delle imprese del settore manifatturiero sono ancora più drammatiche soprattutto con riferimento ai livelli produttivi, che sono previsti in calo dal 52% delle imprese, e il saldo previsionale relativo agli ordini che tocca addirittura quota -51.3%.

In calo la quota di imprese che ha in programma la realizzazione di nuovi investimenti: era il 63% tre mesi fa, è il 53% oggi. Al momento solo il 6% delle imprese sta facendo ricorso ad ammortizzatori sociale, ma già entro la fine dell’anno questa percentuale è prevista al 20% del campione.

Massimiliano Sciullo

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