Il numero dei cinghiali abbattuti nel Torinese continua a essere assolutamente ridicolo. È da questa estate che la nuova normativa regionale permette di abbattere i cinghiali anche nelle ore notturne con l’utilizzo di fonti luminose, inoltre, da alcuni mesi è anche finalmente operativa la figura dell’agricoltore selecontrollore: eppure nel Torinese sembra che nulla sia accaduto.
Dal capoluogo alle vallate torinesi, passando per i campi, le vigne e i frutteti della pianura e delle colline torinesi e canavesane, gli agricoltori continuano a segnalare ingenti danni e continuano a richiedere interventi di abbattimento o “cattura con abbattimento” che non raggiungono i risultati.
Con l’arrivo anche in Piemonte dell’epidemia di Peste suina africana, che, per fortuna, non ha ancora interessato il Torinese, l’obiettivo era di raddoppiare i capi di cinghiale abbattuti nelle province piemontesi per limitare le possibilità di contagio.
Se per il territorio regionale l’obiettivo per il 2022 era fissato così a 50mila capi, quello per la provincia di Torino era di circa 16mila. Invece, l’anno sta terminando con meno di 3.500 capi abbattuti e una maglia nera per le aree protette regionali e quelle gestite dalla Città metropolitana.
"Siamo al termine di questo 2022 così difficile per l’agricoltura, sia per la siccità che per l’aumento dei costi di energia e materie prime – osserva il presidente di Coldiretti Torino, Bruno Mecca Cici –. Dobbiamo constatare che la Città metropolitana e la Regione Piemonte non hanno ascoltato le oltre 11mila aziende agricole che producono cibo nel territorio torinese e che vedono le loro produzioni distrutte dai cinghiali. Avevamo già segnalato che, se la situazione non fosse cambiata prevediamo l’abbandono di tutti i terreni confinanti con boschi e altri ambienti di stazionamento degli animali. Questo sarebbe la fine dell’agricoltura collinare e montana e di una buona parte delle coltivazioni nelle fasce pedemontane".
Soltanto dagli uffici di zona di Coldiretti Torino, nel 2021, sono partite oltre 700 domande di rimborso di danni. Gli importi riconosciuti in totale raggiungono la stratosferica cifra di 864.567 euro. Per il 2022, le domande di rimborso sono aumentate di circa il 30% (a oggi sono oltre un migliaio). Visto il cronico ritardo con cui vengono periziati i danneggiamenti, solo per una minima parte sono già attribuiti gli importi dei rimborsi, ma si tocca già la cifra di 175mila euro. E c’è da notare che i pagamenti dei danni agli agricoltori arriveranno anche con 4 anni di ritardo.
"Di fronte a un problema di così grande portata economica e sociale non ammettiamo più scarichi di responsabilità che bloccano le decisioni; non accettiamo che le norme subiscano interpretazioni figlie del terrore per i ricorsi animalisti; così come non tolleriamo più insabbiamenti per nascondere atteggiamenti protezionistici di funzionari anticaccia o filo cacciatori. Negli uffici della Città metropolitana continua a prevalere una prassi che sfiora l’ostruzionismo. Vogliamo un pronunciamento politico chiaro del sindaco metropolitano Stefano Lo Russo, del vicesindaco Jacopo Suppo e del consigliere delegato Gianfranco Guerrini sulla reale volontà di dimezzare il numero dei cinghiali. Altrimenti lo dicano chiaramente che non intendono depopolare questa specie. Almeno avremo la conferma che non stanno dalla parte degli agricoltori".
Coldiretti Torino chiede che possano partire subito nuovi corsi per abilitare gli agricoltori all’autodifesa dei terreni; che sia distribuito agli agricoltori un numero maggiore di gabbie per la cattura in campo e che queste siano adatte alla cattura di branco; che la Città metropolitana e le Aree protette aumentino il numero di personale interno impiegato del controllo della specie; che negli abbattimenti siano ammesse tutte le figure che possono aiutare a raggiungere gli obiettivi e che gli ambiti territoriali di caccia e i comprensori alpini cessino di essere gestiti con l’esclusiva finalità di accontentare il mondo venatorio: nei comitati di gestione deve aumentare il peso del mondo agricolo.
“La Città Metropolitana di Torino è da sempre attenta e sensibile al tema dei danni causati dalla fauna selvatica alle colture agricole ed è sempre intervenuta, compatibilmente con le proprie dotazioni organiche e con le proprie risorse finanziarie, per affrontare l’emergenza, anche organizzando sessioni di corsi abilitanti al selecontrollo del cinghiale”: lo sottolinea il Vicesindaco metropolitano Jacopo Suppo, ricordando che nei giorni scorsi è stato approvato un Decreto che assegna risorse alle associazioni venatorie, di protezione ambientale e di protezione civile che partecipano alle attività di controllo numerico del cinghiale e di sorveglianza passiva sulla diffusione della peste suina sul territorio.
I contributi previsti nel recente Decreto ammontano a 10.000 euro per le associazioni venatorie, di protezione ambientale e di protezione civile che, direttamente coordinate dalla Polizia metropolitana, hanno effettuato attività di coordinamento dei selecontrollori a partire dal 15 marzo scorso. Il contributo sarà erogato nella misura di 45 euro per ogni intervento documentato che abbia comportato il prelievo minimo di un cinghiale. Risorse per 5.000 euro potranno essere erogate alle associazioni venatorie e di protezione ambientale che parteciperanno con i propri soci alle attività di sorveglianza passiva per la ricerca di carcasse di cinghiale sul territorio, nell’ambito del coordinamento che sarà assicurato dalla Funzione specializzata Tutela Flora e Fauna della Città Metropolitana.
Il contributo sarà erogato nella misura di 25 euro per ogni transetto percorso e documentato. I fondi saranno erogati per le attività espletate nel corso dell’anno fino all’esaurimento della disponibilità per ogni categoria di attività, a seguito della presentazione della documentazione sulle spese sostenute, nel corso delle attività realizzate per il depopolamento e la sorveglianza passiva, per il materiale di consumo e la gestione associativa.
Intanto Città metropolitana e Coldiretti Torino si incontreranno domani, lunedì 19 dicembre, per discutere delle misure per attuare il depopolamento dei cinghiali sul territorio provinciale. Si parlerà anche di come sostenere insieme una maggiore rappresentanza del mondo agricolo nei comitati di gestione di Ambiti territoriali di caccia e Comprensori alpini e di sostenere una non più rinviabile riforma della legge nazionale sulla fauna selvatica (datata 1992) che oggi appare totalmente superata.





